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Ho raccontato su Twitter la visita del Papa agli iracheni

La studiosa pratese Maria Luisa Fantappiè, esperta di Medio Oriente, ha aiutato il presidente Barham Salih a tradurre in italiano i suoi messaggi durante la visita di Francesco in Iraq

Ho raccontato su Twitter la visita del Papa agli iracheni

Quando papa Francesco è arrivato in Iraq il presidente Barham Salih ha pubblicato su Twitter un messaggio di saluto in italiano, nel quale ha sottolineato l’importanza storica di quella visita: «La Sua presenza in Mesopotamia dopo la violenza che ha travolto il nostro Paese rimarrà saldamente impressa nella coscienza degli Iracheni di tutte le fedi, che si sono sacrificati per difendere il principio della coesistenza». Il testo è stato tradotto dall’arabo in italiano da Maria Luisa Fantappiè per conto dell’ufficio di presidenza dell’Iraq. Pratese, 38 anni, è una delle principali esperte di Medio Oriente e il suo ambito di studio riguarda in particolare il Paese del Tigri e dell’Eufrate e il Kurdistan iracheno.

Quando il 5 marzo scorso papa Bergoglio è atterrato a Bagdad e poi ha compiuto il suo viaggio fino a Erbil, Maria Luisa Fantappiè non era presente, ma è stata comunque coinvolta nella comunicazione istituzionale della visita. «Sono italiana, ho vissuto per sei anni in Iraq per conto di una organizzazione internazionale e conosco bene questa realtà – afferma Fantappiè, che adesso si trova in Giordania –; così mi hanno chiesto di collaborare con lo staff del presidente Salih e l’ho fatto volentieri, il viaggio del Papa è stato un momento molto importante per il Paese e gli iracheni – aggiunge – e può essere considerato uno dei pochi eventi in cui il popolo ha potuto sentire un sentimento di affetto sincero da parte di una autorità ufficiale. La presenza del Santo Padre ha rappresentato un momento in cui tutte le divisioni comunitarie, non solo tra cristiani e musulmani, ma anche tra sciiti e sunniti, si sono eclissate per dare spazio a un sentimento di pace e coesistenza».

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La studiosa, che lavora nell’ambito dell’analisi politica e della ricerca applicata in ambiti di conflitto, non ha semplicemente tradotto le parole di Barham Salih, ma ha avuto un ruolo nell’interpretare e commentare la visita per conto dell’ufficio presidenziale. E lo ha fatto anche grazie all’aiuto della mamma, Diana Toccafondi, già soprintendente archivistica della Toscana, la cui conoscenza delle ultime encicliche di Francesco è stata molto utile per trovare le parole adatte al contesto. «Anche in Italia avete percepito la portata di questo evento – osserva ancora Maria Luisa Fantappiè –, ma in Iraq la presenza del Papa ha avuto un impatto importante, ci sono stati anche dei momenti molto toccanti, non solo le parole del Santo Padre hanno lasciato il segno, ma anche la sua presenza fisica, la sua gestualità hanno rappresentato molto per la popolazione irachena». La studiosa sottolinea due momenti: «Quando il Papa ha deciso di visitare la Ayatollah Ali al-Sistani a casa sua. Per arrivarci ha camminato per i vicoli della città di Najaf e questa immagine è stata vista e condivisa moltissimo sui social tra gli iracheni». L’altro momento è la messa conclusiva della visita a Erbil, nel Kurdistan, «Bergoglio ha terminato l’omelia dicendo che l’Iraq resterà sempre nel suo cuore. Anche questa frase, sentita come sincera dal popolo, è stata diffusa sui social», conclude Fantappiè, che ha raccontato il significato del viaggio papale anche al Financial Times.

Fonte: Tog
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