La Chiesa che vorrei
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La Chiesa e l'arte di preparare la crema

La Chiesa che vorrei... di Ester Macrì

dal numero 20 del 24 maggio 2009

di Ester Macrì *
Mi piace cucinare, soprattutto mi piace preparare le creme. Questo perchè c'è un momento, quando si prepara una crema, in cui tutto sembra sbagliato. Un momento in cui ogni ingrediente sembra starsene per conto suo a formare una strana poltiglia grumosa. In quel momento vien voglia di lasciar perdere tutto, si è convinti che non verrà fuori mai nulla di buono. Ma se si continua a mescolare, con pazienza, ecco che come per magia si forma la crema, liscia, perfetta, bellissima da vedere. Mentre tutti gridano al «tutto e subito», la Chiesa che vorrei è quella della calma, della consapevolezza che i risultati arriveranno con la perseveranza, basta non scoraggiarsi. La Chiesa che vorrei è quella che continua a mescolare pazientemente e con determinazione in un mondo che sembra fatto solo di grumi. Una Chiesa che questi grumi li raccolga senza demonizzarli e riesca a capire che sono semplicemente la base per una buona crema, senza giudicare. La Chiesa che vorrei è anche quella che riesce a prendere le situazioni più grumose e, grazie all'accoglienza, all'ascolto, al sostegno pratico, le riesce a trasformare in crema. Come il re che invita alla festa di nozze del figlio gli ultimi del mondo, la Chiesa che vorrei è quella che corre per le strade del nostro mondo a raccogliere chi si sente fallito, chi si trova catapultato in una realtà che non è sua e si sente spaesato, chi affronta la malattia o la morte, chi non è al passo coi tempi, chi non crede più a niente dopo essersi scontrato con le durezze della vita; la Chiesa che vorrei corre da tutte queste persone e si mette a gridare che ognuno può essere una crema perfetta. Vorrei una Chiesa che tutto questo lo faccia con allegria, una Chiesa che non sia musona, che magari canti mentre mescola, perchè nessuno crede che possa venir fuori qualcosa di buono se si mescola controvoglia o con rabbia. Le creme che sa preparare la mia Chiesa sono tante, con tanti aromi e sapori diversi, sono creme tipiche della tradizione locale, ma sono anche creme speziate, con un odore che profuma di lontano. Alcune di queste creme non vengono servite da sole, ma servono per farcire dolci molto complessi, a più strati. La Chiesa che vorrei non ha paura della diversità, e ogni tanto sperimenta nuove ricette, magari ogni tanto segue anche un bel corso di cucina. E quando scarseggiano gli ingredienti, la Chiesa che vorrei sa improvvisare, sa intervenire nei casi di emergenza con prontezza e lucidità, raggiungendo sempre un dignitoso risultato finale da mettere in tavola. Nella Chiesa che vorrei non ci sono solo i sacerdoti a raccogliere i grumi del mondo per trasformarli in crema, ma ci sono anche tanti laici che mettono in quest'opera la stessa passione, la stessa convinzione che, girando bene, tutto si può ottenere, ricordandosi che, nei momenti di stanchezza, quando non ci sono più energie per mescolare, quando i grumi sono troppi e le nostre reti sono vuote, c'è sempre una carta in più da potersi giocare, una sorta di frusta elettrica per mescolare meglio e che attraverso la preghiera ridonerà la forza di preparare ogni tipo di crema.
* laureanda
(dal numero 20 del 24 maggio 2009)

La Chiesa e l'arte di preparare la crema
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