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Prato, 30 anni fa i primi diaconi permanenti

Sono passati trent’anni da quel 7 gennaio 1990 quando anche la diocesi di Prato accolse i suoi primi diaconi permanenti. Fu il vescovo Pietro Fiordelli a ordinare, in una cattedrale piena di fedeli, cinque laici sposati secondo la possibilità introdotta dal Concilio Vaticano II. I cinque ordinanti erano: Fabio Barsotti, ferroviere; Roberto Bini e Leonardo Bruni, insegnanti; Saverio Palumbo, dirigente dell’assessorato alla cultura del Comune, Giuliano Ramponi, bancario.

Prato, 30 anni fa i primi diaconi permanenti

Erano accompagnati dalle loro famiglie: le rispettive mogli e figli. Durante il rito, particolarmente emozionante fu il momento della prostrazione, dove, accanto agli ordinandi stavano le mogli genuflesse: Anna, Teresa, Fiorella, Lia e Livia. «Erano chiamate ad essere donne credenti, innamorate e coinvolte nell’opera dei propri mariti-diaconi, il loro coinvolgimento sarebbe consistito nell’essere di sostegno, stimolo e consiglio ai propri mariti, sopratutto nel tempo che essi avrebbero dedicato al servizio ministeriale», spiegano i cinque diaconi ancora oggi impegnati in altrettante parrocchie. Barsotti alla Pietà, Ramponi al Soccorso, Bruni alla Castellina, Palumbo a Maliseti e Bini, che fa parte del Cammino Neocatecumenale, è in missione in Francia.

Il trentesimo anniversario è stato ricordato lo scorso 7 gennaio nella chiesa di Santa Maria della Pietà con una messa presieduta da don Marco Barbani, responsabile diocesano per il diaconato e i ministeri. Alla celebrazione erano presenti quattro dei cinque primi diaconi, mancava Roberto Bini, e poi c’erano altre tre diaconi ordinati negli anni successivi: Claudio Matteucci, Raffaele Lacerenza e Pierfrancesco Ciardi. Attualmente sono 23 i diaconi permanenti presenti in diocesi di Prato. Ricordiamo anche Giorgio Puccini, in servizio a Figline, e Luigi Abbachini, terziario carmelitano, che sono scomparsi.

«Essere diaconi significa essere espressione di una appartenenza viva alla propria comunità parrocchiale – dice don Barbani –, è attraverso una partecipazione attiva alla vita parrocchiale che i cinque primi diaconi hanno scoperto questa vocazione che ancora oggi continua e si concretizza in un impegno costante a servizio della Chiesa».
Ricordiamo che dal punto di vista liturgico-sacramentale è ufficio del diacono amministrare il Battesimo, conservare e distribuire l’Eucaristia, benedire il Matrimonio, portare il Viatico ai moribondi, proclamare il Vangelo ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere il rito delle esequie e la sepoltura, impartire le benedizioni sue proprie. Il diacono permanente è facilmente riconoscibile nell’ambito del servizio liturgico dalla stola, che indossa di traverso, o dalla dalmatica nel momento in cui proclama il Vangelo, ma la sua presenza durante la messa rafforza visibilmente il principio di una assemblea celebrante tutta ministeriale e presieduta dal sacerdote celebrante. «In questi anni è stato bello vedere i diaconi permanenti esercitare la loro ministerialità – concludono i primi ordinati –, a volte alcuni bambini sono stati battezzati dai loro nonni e alcuni figli sposati dal loro babbo».

Fonte: Tog
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