Prato
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dal n. 8 del 26 febbraio 2006

Prato, il calcio ridotto al lumicino

La squadra laniera rischia la retrocessione in serie D: mai così male. Intervista a Vincenzo Esposito, ex giocatore ed allenatore: «Toccafondi? L'unico presidente possibile in una città che non si interessa della propria squadra»

Prato, il calcio ridotto al lumicino

di Vittorio Vannucci
Monta ancora una volta la contestazione nei confronti di Andrea Toccafondi, presidente del Prato calcio. Ultimo in classifica nel girone B di serie C2, il Prato rischia la retrocessione in serie D. Contro la società si fanno sentire gli «ultras», pronti a contestare Toccafondi in occasione della partita Prato - Cavese di questa domenica 26 febbraio. Ne parliamo con Vincenzo Esposito, bandiera del Prato come giocatore e come allenatore.
A suo parere, tra Andrea Toccafondi e gli ultras, chi ha ragione?
«Gli ultras seguono con passione il Prato, il loro dissenso per i risultati conseguiti dalla squadra è legittimo, ma sbagliano a prendersela solo con l'attuale presidente, Andrea Toccafondi, il quale nel bene e nel male si è fatto carico delle sorti del Prato. Non dimentichiamoci che il tessuto imprenditoriale e dirigenziale della città ha sempre nutrito scarso interesse per la compagine di calcio».
Gli ultras «suggerirono» al tecnico Pierpaolo Bisoli e ai suoi ragazzi di retrocedere in D, così la società avrebbe cambiato proprietà. Se la retrocessione arrivasse, lo scenario descritto potrebbe avverarsi?
«Credo che non sia necessario scendere in serie D per procedere ad operazioni relative a passaggi di proprietà: nella storia più recente del Prato ci sono già stati momenti in cui l'accordo per un cambio alla presidenza pareva affare fatto, basti pensare al caso della Valore, ma gli interessi speculativi dei candidati pronti a rilevare la presidenza di Andrea Toccafondi hanno sovrastato il benché minimo briciolo di passione per la squadra. Detto questo, il Prato può sempre salvarsi».
I Toccafondi hanno imperniato le formazioni sui giovani ricevuti in prestito dai comparti «Primavera» di grandi squadre. Un ragazzo che viene a Prato una sola stagione può tenere alla maglia?
«I calciatori sono pur sempre professionisti e sanno che la condizione per mettersi in mostra rispetto alle società di provenienza è quella di disputare un buon campionato. Il calcio sta inoltre vivendo un periodo di «precariato» e un calciatore difficilmente può sperare di rimanere in una società per più di un anno».
In cosa possono sperare i pochi tifosi rimasti a sostenere la squadra?
«Bisogna continuare a dare fiducia alla società. La salvezza arriverà. Per il cambio ai vertici del Prato non vedo niente di nuovo all'orizzonte».

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