Ambrogio Lorenzetti in Maremma. I capolavori dei territori di Grosseto e Siena»

stampa

Ambrogio Lorenzetti è stato uno dei più grandi pittori europei del XIV secolo, noto come il pittore del «Buon Governo», il ciclo di dipinti allegorici e dalle visione urbane e agresti nel Palazzo Pubblico di Siena, è stato un artista dall'incontenibile creatività che ha rinnovato profondamente molte tradizioni iconografiche. Un innovatore dei dipinti d'altare, di storie sacre e che ha allargato lo sguardo della pittura alla narrazione del paesaggio e della pittura d'ambiente, fino a poco tempo fa paradossalmente poco conosciuto.

C'è voluta la grande mostra monografica che si è tenuta recentemente al Santa Maria della Scala di Siena per ridare a questo artista una giusta visibilità, un evento espositivo di cui la mostra di Massa Marittima rappresenta l'ideale prosecuzione ma anche e soprattutto, un omaggio alla città dove è stato realizzato e conservato il capolavoro della maturità del pittore trecentesco: «La Maestà». Un'opera a tempera e oro su tavola, realizzata intorno al 1335 per gli eremiti agostiniani della chiesa San Pietro all'Orto che rappresenta tutt'altro che una Maestà tradizionale. In questo dipinto Ambrogio elaborò infatti un'iconografia complessa, una grande opera che raffigura le tre virtù teologali sedute sui gradini che conducono al trono della Madonna con gli angeli musicanti, santi e profeti. Il sovraffollamento dei personaggi intorno al trono carica l'evento della nascita di Gesù Cristo di una portata epocale, essendo tale evento assistito da tutti coloro che hanno fatto la storia della Chiesa. Immancabile poi la presenza di San Cerbone, Patrono di Massa Marittima,  e il suo seguito di oche.

A partire da questo grande capolavoro si dipana il percorso espositivo della mostra che comprende altre 10 importanti opere e che si propone di offrire una visione d'insieme delle varie stagioni conosciute dal pittore nel corso della propria carriera, anche al fine di contestualizzare meglio la stessa Maestà. Si può quindi ammirare un frammento della figura del Re Salomone ( 1320/1325), che faceva in origine parte di una delle cornici di raccordo tra le scene che Ambrogio, assieme al fratello Pietro, eseguì per la Sala Capitolare del convento senese di San Francesco; la Croce dipinta per la Pieve di Montenero d'Orcia, località ai piedi del Monte Amiata, la straordinaria vetrata raffigurante il San Michele Arcangelo vittorioso sul demonio, frutto della felice collaborazione tra lo stesso Ambrogio - cui spettarono l'esecuzione del cartone preparatorio e le finiture pittoriche a grisaglia - e il mastro vetraio che si preoccupò di scegliere, tagliare e cuocere i vetri. Intorno al 1330 sono invece attribuiti i due frammenti, dei pochi sopravvissuti, di un ciclo di affreschi  staccati dal Chiostro del Convento di San Francesco a Siena dedicati al francescano Pietro da Sienae al suo martirio: la Tempesta sulla città di Tana e frammento di un edificio. Si tratta di una delle opere di Ambrogio più celebrata dalle fonti antiche a cominciare da Lorenzo Ghiberti.

In una fase più avanzata, attorno agli anni 1334-1336, si collocano invece i due affreschi per la cappella di San Galgano a Montesiepi, evocati in mostra attraverso le sinopie dell'Annunciazione che furono asportate dalla parete di fondo dell'ambiente. Per l'occasione, l'artista elaborò la straordinaria immagine della Vergine che, turbata per l'inaspettato sopraggiungere dell'Angelo e per l'impegnativo incarico propostole, cerca rifugio aggrappandosi alla colonna della camera. Si tratta di una soluzione iconografica geniale e di grande impatto, ma probabilmente troppo audace per i gusti della committenza, che poco dopo cambiò la scena con un'immagine più canonica della Vergine.

Non lontano nel tempo dagli affreschi di Montesiepi si dovrebbero situare anche i quattro Santi del Museo dell'Opera del Duomo di Siena mentre le ultime tre opere presenti in mostra offrono infine uno spaccato dell'ultimo decennio di attività di Ambrogio. L'Allegoria della Redenzione, le cui morbide colline ricordano da vicino quelle che il pittore raffigurò, tra il 1338 e l'anno seguente, nei celeberrimi affreschi della Sala della Pace nel Palazzo Pubblico di Siena, il polittico di San Pietro in Castelvecchio e quello dipinto per la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Roccalbegna, entrambi realizzati verso il 1340. Pochi anni prima della morte del pittore durante la peste del 1348.

Il percorso della mostra si completa poi con la visita ad altri due importanti luoghi della città dove Lorenzetti lavorò: la Chiesa di San Pietro all'Orto, o i Museo degli Organi Meccanici Antichi, e la Cattedrale di San Cerbone, dove sono presenti affreschi recentemente attribuiti al grande artista senese.

SEDE: Complesso Museale di San Pietro all'Orto, Corso Diaz n.36 - Massa Marittima (Gr)

ORARIO: dal  2 giugno al 30 giugno da martedì a domenica 10 - 13/ 16- 19, dal 1 luglio al 16 settembre tutti i giorni dalle 10 allei 12 e dalle 16 alle 20

INGRESSO: intero 7 euro; ridotto 5 euro

INFO: Ufficio turistico Comune di Massa Marittima/ Musei di Massa Marittima, Musei di Maremma, tel.  0566901954, www.turismomassamarittima.it/news o www.museidimaremma.it

Media