Antonio Ciccone - Body conscious

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Nella mostra, a cura di Tiana Ciccone e Giuseppe Figna, esposte cinquantasei opere scelte, in prevalenza grafica, con le quali Antonio Ciccone si misura con l’autorevole tradizione del figurativo, privilegiando la raffigurazione del corpo umano e del nudo, tratteggiati con un disegno rigoroso che conferisce alle composizioni grande eleganza e una semplicità dal gusto «classico». Il nudo, infatti, è uno dei temi più ricorrenti nell’arte occidentale, dalla statuaria del mondo classico, riscoperta in epoca rinascimentale, allo studio dell’anatomia, fino a quando diviene scuola a sé all’interno delle accademie d’arte.

Antonio Ciccone, artista di fama internazionale, ha avuto in sorte un animo gentile, squisitamente adatto a percepire ogni forma di bello e di armonia e, forte di mezzi tecnici eccezionali, è arrivato ad esprimere chiaramente e compiutamente il mondo lirico che ha in sé portando la tradizione alla contemporaneizzazione.

Del lavoro ha una concezione religiosa. Fare arte per lui significa essere una pura volontà sempre in azione e così non può separare la sua arte dalla vita perché vede la vita con gli occhi dell’arte.

Lev Tolstoj, nel suo trattato «Che cosa è l’arte», affermava i legami profondi tra arte e morale, tra bellezza e verità. Sono legami che emergono chiaramente nell’opera del nostro.

Ognuna delle sue opere è la fotografia del suo spirito. Il grido potente che emana dalla sua anima si trasfonde in pittura e dice che egli sente al massimo grado l’armonia della natura, della musica, finanche della geometria, che egli vuole la luce e non le tenebre, vuole l’arte vera e non un bugiardo riflesso, vuole la vera realtà e non un falso simulacro.

Riproduce il vero dopo averlo fatto passare attraverso la sua anima e la sua mente. In questo modus operandi si ritrova la convinzione di Ingres che riteneva non si dovesse disegnare mai dal vero ma soltanto quello che rimane nella memoria, perché nella memoria rimane l’essenziale.

Le opere di Ciccone costantemente dicono la verità; sono uno specchio morale che mette a nudo non il corpo ma l’anima del soggetto, uno specchio imparziale e veritiero che, per usare le parole di Xavier De Maistre riflette agli occhi dello spettatore le rose della giovinezza e le rughe della vecchiaia, senza calunniare, senza ingannare. Con tratti sognanti fino alla sottigliezza raggiungono una bellezza che ci ricorda come in ogni essere umano vi è una armonia nascosta.

Egli afferma che una bellezza che necessiti di spiegazione non è vera bellezza e coerentemente racconta l’uomo e la natura con verità e poesia allo stesso tempo, con un linguaggio raffinatissimo ma semplice e comprensibile a tutti. Un linguaggio personale, preciso, esatto, che non solo rende il bello di ogni soggetto ma va anche oltre, talché la figura che rappresenta con la sua bellezza naturale diventa la siepe di leopardiana memoria che muove l’immaginazione verso l’infinito.

Mentre l’intelletto di questo artista ricerca la Verità e il suo senso morale si rivolge al Dovere, il Gusto lo ammaestra al bello. Egli si colloca sempre dal punto di vista dell’arte pura e per questo non vi sono in tutto il corpus delle sue opere soggetti brutti né soggetti volgari (e in una mostra avente ad oggetto il corpo sarebbe stato facile incorrere in questo difetto).

Dipinge quello che vedono tutti ma con un qualche cosa che non tutti vedono e che fa rimanere incantati. La sensibilità di Ciccone arriva a rivelare quello che la figura ha di più intimo e questa sensibilità è il suo genio, un genio sognante fino alla sottigliezza.

Dei soggetti che colpiscono la sua straordinaria sensibilità, con volontà, desiderio, concentrazione, intensità nervosa, riesce a riportare sulla carta, usando solo il carboncino o, talvolta, la china una esplosione di bellezza spirituale che emoziona.

Dal Bello dipende il Buono degli uomini. La bellezza dell’opera di Ciccone diventa così un contributo a rendere migliore il mondo. Egli ha recepito appieno la raccomandazione dei Padri del Concilio vaticano II agli artisti: Il mondo in cui viviamo ha bisogno di bellezza per non oscurarsi nella disperazione.

Il rigore del disegno, la pulitezza del segno conferiscono grande eleganza alle opere di semplicità classica di questo Maestro nella quale la perfetta congiunzione di materia e spirito dell’arte antica è svolta in forma assolutamente moderna. La resa monocroma rende più poetica ed intima la raffigurazione del soggetto. Nei suoi disegni non vi è nulla più dell’essenziale sia pure espresso con ricerche di un gusto particolare e finezze estreme dovute a mezzi singolari.

Il suo carboncino riesce (come fu detto per Velasquez) a dipingere l’aria facendo il vuoto intorno alle figure e alle cose materiali, fissa in una armonia, in una sinfonia di punti e di linee, il movimento della bellezza, la forza del pensiero, il calore degli affetti. Nel suo bianco nero c’è colore, il colore che è la luce, luce del chiaroscuro, luce dei contrasti che sono in ogni creatura umana. E così usando solamente la linea ed il chiaroscuro che esaltano ogni dettaglio, Ciccone arriva ad infondere nelle sue opere un potere ipnotico.

L’artista, nativo di San Giovanni Rotondo, vissuto lungamente in America, ma da molti anni fiorentino di adozione, è uno dei pochi eletti venuto al mondo con sei sensi. Quel senso in più, quello che gli altri non hanno, lo aiuta a cogliere in ogni soggetto certi caratteri speciali, certi modi di essere e di parere, invisibili all’occhio del volgo, caratteri che rivelano le arcane relazioni tra il mondo delle cose e delle idee e il sentimento ingenuo delle grazie della natura umana, svegliano la fantasia, accendono la passione e richiedono, per essere riprodotti, l’ispirazione del genio, la fatica della mano, la perfezione degli strumenti. Questo sesto senso si chiama Gusto. Il Gusto di Ciccone fa si che ogni sua opera sia caratterizzata da finezza, eleganza, ricercatezza atta a rilevare il segreto dell’essere e il mistero naturale.

SEDE: Sala delle Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno - Via Ricasoli, n. 68 (angolo Piazza San Marco), Firenze

ORARIO: da martedì a sabato: ore 10.00 - 13.00 / 17.00 - 19.00; domenica: ore 10.00-13.00. Lunedì chiuso.

INGRESSO: libero

INFO: Telefono: 055 219642 - email: info@aadfi.it - www.aadfi.it

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