Dario Fo …mi sento attore dilettante e pittore professionista

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È un Dario Fo meno conosciuto, per certi aspetti addirittura insospettabile, quello presentato ad Arezzo, nella mostra, ospitata nella Galleria d’Arte La Chimera. Non il giullare della cultura italiana, come amava definirsi, né l’istrionico inventore del grammelot, la lingua usata in Mistero buffo, forse la sua opera più famosa, di certo tra le più rappresentate, né tantomeno il vincitore del Premio Nobel per la Letteratura (1997), bensì un Dario Fo più intimo, da cui parte l’intera essenza del suo contributo – da protagonista – alla cultura italiana, europea ed internazionale: la pittura.

«Dico sempre che mi sento attore dilettante e pittore professionista. Se non possedessi questa facilità naturale del raccontare attraverso le immagini, sarei un mediocre scrittore di testi teatrali, ma anche di favole o grotteschi satirici», più volte ha ricordato il Maestro, ripercorrendo gli anni giovanili all’Accademia di Brera dove scelse di studiare. Anche se, quando si trovò a scegliere la strada del suo futuro, non puntò sulla pittura. Il suo talento – unico - nel narrare storie lo avvicinò al mondo del teatro dove incontrò Franca Rame, figlia d’arte, e con cui avviò, per oltre cinquanta anni, uno dei più collaudati e fecondi sodalizi artistico-culturali del panorama nazionale e internazionale.

Una carriera dedita al mondo della cultura e del teatro che sembra aver messo in ombra quello che Dario Fo è sempre stato: un pittore. In realtà la passione per la pittura non lo ha mai abbandonato perché dietro ad ogni stesura di un’opera teatrale e letteraria vi erano prima di tutto un disegno e un quadro. Lo stesso giorno in cui il Maestro ricevette il Nobel, il pubblico presente aveva tra le mani una serie di suoi disegni per seguire il discorso di ringraziamento. Tutte le opere di Fo dimostrano una grande conoscenza del repertorio d’immagini della storia dell’arte. Primo fra tutti è sicuramente Pablo Picasso, a cui sono dedicati vari quadri esposti nella mostra aretina, curata da Romano Boriosi, ed organizzata dall’associazione culturale Editebro e dalla Compagnia Teatrale Fo Rame.  Un percorso, quello che ripercorre, attraverso una selezione di circa 50 opere, l’impronta artistico-pittorica di Dario Fo.

Il Maestro ha sempre dipinto: ha realizzato scenografie, bozzetti per costumi ma anche opere pittoriche che accompagnarono la stesura dei suoi spettacoli. Usava la pittura come mezzo per ragionare, disegnava bozzetti per fermare l’idea o per cercare di svilupparla al meglio quando le parole scritte non funzionavano a dovere, e, una volta finiti, riportava i numerosi bozzetti disegnati su tele di grandi dimensioni per dipingerli una seconda volta e creare un nuovo dipinto che spesso era più elaborato del primo. 

«Il disegno mi ha sempre aiutato a ragionare, a risolvere i problemi di trama. Mettere a fuoco il pensiero non solo con la parola ma con le immagini è un trucco meraviglioso. Artisti totali come Leonardo lo sapevano bene. […] lui era costruttore di pittura, conscio della sua forza nell’integrare la narrazione, nell’aiutare il vero. Perché l’arte, come il teatro, devono sempre essere un mezzo e mai un fine. Un meraviglioso trampolino per arrivare ad altro: alla scienza, alla conoscenza, alla verità. In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta, ho sempre cercato di metter dentro I miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po’ le teste. Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, l’arte per l’arte, non mi interessano». (Dario Fo in Il mondo secondo Fo, 2007)

Esposte opere dedicate alla storia di Ruzzante, alla quale Fo si è dedicato più volte nel corso della sua vita, gli studi del teatro e della pittura del ‘500, grandi tele che raccontano le ricerche sui Vangeli Apocrifi e la storia di Gesù, e anche una selezione di dipinti e bozzetti dello spettacolo Picasso Desnudo scritto assieme a Franca Rame nel 2012. Non potevano mancare alcune delle sue opere giovanili dipinte attorno al 1950 ed altre dipinte negli ultimi anni, ognuna dedicata ad una storia diversa, dotate di una loro autonomia espressiva.

SEDE: Galleria d’Arte La Chimera – Palazzo Chianini Vincenzi - via Andrea Cesalpino, 15 – Arezzo

ORARIO:  tutti i giorni: 10-13 e 15-19

INGRESSO:   biglietto intero € 10 (€ 7 scaricando la riduzione dal sito) - gruppi di scolaresche di almeno 10 persone € 8; (€ 5 scaricando la riduzione); insegnanti ed accompagnatori, ingresso gratuito

CATALOGO:  Edizioni Editebro

INFO:  Associazione Culturale Editebro -  tel. 389 0535630 - www.editebro.it

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