Nero su Nero. Da Fontana e Kounellis a Galliani

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Mostra coraggiosa che sembra aver rotto la tradizionale linea figurativa tenuta fin qua, con rigore, dal mallevadore artistico della Fondazione Cr Firenze e della Fondazione Bardini-Peyron, condotta da Michele Gremigni e Marcella Antonini. Abbiamo seguito con piacere questa iniziativa, presenti all’inaugurazione e alla presentazione critica di Vera Agosti ed Enrico Minio Capucci. Costruita sul doppio pedale armonico della moda e delle opere d’arte, la mostra scorre con un incìpit qual è «Capucci e il nero», ove, delle sue tante e prestigiose creazioni, Roberto Capucci, «famoso per le sue cromìe ardite, per i suoi abbinamenti di tinte forti ispirati all’Oriente, per le sue “famiglie di colore” che abbinano decine di tonalità diverse della stessa tinta le quali trovano nella loro diversità un’armonia naturale, non è rimasto neanche lui estraneo al fascino del nero». Ed ancora: «il nero di Capucci entra di diritto nella famiglia dei colori riprendendosi il suo ruolo nella scala cromatica, l’ultimo, quello che la chiude».

Vera Agosti, anima culturale portante dell’iniziativa - pur con il complemento non secondario della prestigiosa «Tornabuoni Arte»- ci dice, innanzitutto del «nero tra arte e moda», ricordandoci, appunto, come la moda «annoveri celebri collaborazioni con il mondo delle arti visive: Mondrian e Yves Saint Laurent, Andy Warhol e Versace, Salvador Dalì ed Elisa Schiaparelli»; e come ancora, nel 2003, a Villa Panza di Biumo a Varese furono esposti molti abiti di Capucci, assemblati col titolo de «Lo stupore della forma»: episodio questo, che ci riporta alla grande occasione perduta, ai primi anni Ottanta, della disponibilità a donare allo Stato, alle Scuderie di Poggio a Caiano la grande Collezione del conte Giuseppe Panza, scioccamente (e irresponsabilmente) contrastata allora dalla Soprintendenza ai Beni artistici e storici. In questo primo contesto, in una sala della rassegna, dialogano tre abiti neri di Capucci con tre opere in nero di Burri, di Cucchi e di Galliani.

Davvero appassionata l’esegesi di questo Black on Black di Vera Agosti che ci spiega come l’idea sia nata da una sollecitazione di Omar Galliani, ma non meno dalla suggestione dell’omonimo libro di Leonardo Sciascia, «Nero su nero» (1979), che narrava «dell’Italia senza verità» relativa agli anni di piombo. Ecco allora che il racconto sul nero parte dallo spazialismo di Fontana, si misura col grande dipinto di Nicola Samorì, tocca un’opera di Paolo Scheggi (troppo prematuramente scomparso). Certo, il ruolo di Alberto Burri traccia la condizione sorgiva d’ogni cosa: qui si è voluto mettere un pezzo storico, ma i veri «neri» del Maestro sono nell’Essiccatoio di Città di Castello, dov’è raccolta la produzione dell’ultimo decennio della sua vita. Storicamente corretto ma meno rilevante il combusto legno di Ceroli, a Firenze non proprio fortunato, per quella banale installazione («Da Dante a Benigni») rimasta fin troppo a lungo davanti al Mastio della Fortezza da Basso. Il percorso tracciato dalla curatrice prosegue proponendo testimonianze di De Dominicis, Nunzio (Di Stefano), Galliani, Francesca Pasquali e Puglisi. Di Puglisi vorremmo rilevare l’impegno teorico (poetico), teso ad evidenziare occhi, bocche, mani che, bucando l’oscurità, a suo parere sono i veri elementi di comunicazione nella vita di relazione: un’osservazione e un suggerimento apparentemente semplice ma, a ben pensarci, umanizzante, nell’impersonale robotificio che sempre più ci circonda. Insomma, una mostra che oltre a «mostrare», fa anche «pensare».

Francesco Gurrieri

SEDE: Villa Bardini - Costa San Giorgio, 2 - Firenze

ORARIO: da martedì a domenica, dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso alle ore 18) - Chiuso i lunedì feriali.

INGRESSO: intero euro 8; ridotto euro 6; ridotto euro 4 per le scolaresche.Visite guidate tutti i sabati e domenica alle ore 16.30 e 17.30

INFO: info@bardinipeyron.it«mailto:info@bardinipeyron.it» - tel. 055-20066206 (dal lunedì al venerdì) - Tel. biglietteria/bookshop 055-2638599