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Gli ultimi due appuntamenti

Ultimi due incontri per i Thè di Toscana Oggi. A Firenze (Accademia La Colombaria) mercoledì 2 maggio (ore 16) la storica dell'arte Margherita Tizzi racconta come è possibile, ricostruire la storia della “Natività” di Piero della Francesca». L'appuntamento di Prato, invece, in programma per il 16 maggio al Ridotto del Metastasio (ore 16), vede Gian Marco Mazzanti su «La cucina degli avanzi: tradizione o innovazione?». Partono le escursioni alla scoperta della Francigena.

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Ultimi due incontri per i Thè di Toscana Oggi. A Firenze (Accademia La Colombaria) mercoledì 2 maggio (ore 16) la storica dell'arte Margherita Tizzi racconta come è possibile, e a lei è capitato, «Ricostruire la storia di un quadro attraverso articoli di giornale. Il curioso caso della “Natività” di Piero della Francesca».

L'appuntamento di Prato, invece, in programma per il 16 maggio al Ridotto del Metastasio (ore 16), vede Gian Marco Mazzanti (Don Renzo Fantappiè, previsto per questa data, ha anticipato l'incontro il 18 aprile) che parlerà de «La cucina degli avanzi: tradizione o innovazione?».

Alla scoperta della Via Francigena
Sabato 5 maggio si svolgerà la prima escursione «Alla scoperta della via Francigena». L'iniziativa, che rientra fra gli eventi collaterali ai Thé, prevede la visita ad Altopascio e al selciato storico di Galleno. Per i partecipanti di Firenze e dintorni, ritrovo alle 9 presso il mercato di Novoli e partenza con mezzi propri; per gli altri appuntamento alle 10 all'uscita del casello A11 di Altopascio. Visita guidata al centro storico e al complesso ospitaliero. Pranzo e trasferimento a Galleno. Visita guidata lungo il selciato storico; termine entro le 18. Costo a persona (pranzo compreso): 25 euro. Prenotazioni obbligatorie entro il 2 maggio presso Toscana Oggi (055-277661- 055-2776634- 055-2776638).

Sansepolcro,  Piero e la «Natività»
di Margherita Tizzi

Entrando nella «Room 66» della National Gallery di Londra si trova a destra, accanto al Battesimo. Ma la Natività di Piero della Francesca è così distante dalla tavola «cugina»! È scontata per quanto sorprendente, popolare per quanto nobile. Silenzio e musica, colori e ombre, altezza e pianura. Solo apparentemente fissa nella sua iconicità, la Natività rivela negli angeli cantori una commovente nota di letizia umana, pur nella consapevolezza della drammaticità della storia, che aveva visto da poco la caduta dell'impero bizantino e il fallimento dei tentativi di unificazione delle chiese d'oriente e d'occidente.

Per tutti questi motivi, non ho mai capito perché troppi autori e critici d'arte, soprattutto nazionali (e ciò è alquanto curioso), nei loro scritti dedicati al pittore biturgense abbiano spesso solo accennato al dipinto londinese.

Una breve allusione e, per di più, ognuna differente dall'altra, sia per quanto riguarda la storia che l'iconografia. Ma per quale motivo fu venduta e lasciò l'Italia? A quanti chiodi fu appesa? Quanti restauri subì? È un quadro non finito o rovinato?

Mercoledì prossimo, 2 maggio, durante la conferenza che si terrà all'Accademia La Colombaria a Firenze, scopriremo insieme cosa veramente si cela dietro al capolavoro di Piero, a chi l'artista si ispirò, quale fu l'influsso dei fiamminghi e, soprattutto, ripercorreremo la sua vita grazie al ritrovamento di alcuni articoli custoditi nell'archivio del «The Times» e mai studiati prima.

Il celebre quotidiano inglese, infatti, dedicò molto spazio al quadro, dal momento del suo arrivo in Inghilterra, nel 1861, sino agli anni Ottanta del Novecento. Poi analizzeremo i personaggi e gli animali, i tessuti e i gioielli, l'architettura, il paesaggio e Sansepolcro, che compare sulla destra. Infine indagheremo sul rapporto presente proprio tra il Borgo e il suo concittadino sovrano.

Solo per dare un anticipo, sappiate che la Natività (dall'insolita forma quasi quadrata) fu dipinta probabilmente come dono di nozze per il nipote Francesco, che nel 1482 aveva spostato Madonna Landomia e che, dopo una lunga serie di traversie, nel 1861 lasciò la penisola alla volta della casa di Sir Alexander Barker. Nel 1874 passò alla National Gallery per volere dell'allora ministro Benjamin Disraeli, dove tuttora è conservata insieme al Battesimo di Cristo.

Lo studio dimostra che anche i giornali possono essere fonti preziose per la storia dell'arte e che anche un ministro, se vuole, può essere utilissimo alla causa della cultura.

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