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I due Betti cantori di Prato

Sarà Roberta Betti, insieme a Rodolfo Betti, autore del testo della canzone – e pur omonimo, non parente della presidente del Politeama – la protagonista del prossimo incontro, l'ultimo, dei Thè di Toscana Oggi a Prato, lunedì 24 maggio alle 16 al ridotto del Metastasio.

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I lettori più fedeli di Toscana Oggi forse se la ricorderanno. Durante la serata di festa per i 25 anni del settimanale, il 9 gennaio 2009, al Teatro Politeama, Riccardo Marasco, a un certo punto intonò una canzone, meno nota delle altre: «Se fosse che Prato la 'un ci fosse…», un vero inno alla città, capace di «non far pianger di miseria» Roma e di non permettere che i fiorentini tornino «sul territorio» a vangare. Fu lo stesso Marasco, cantato il pezzo, a presentare l'autrice della musica e a ringraziarla pubblicamente.

La canzone l'aveva scritta Roberta Betti (nell'immagine sopra), presidente del Politeama, la donna che nel '94 ha creato il comitato che, con una sorta di azionariato popolare, salvò la storico teatro – era stato inaugurato nel '25 e da qui sono passati nomi che vanno da Beniamino Gigli a Totò a Walter Chiari – da un futuro di garage o di supermercato. E tuttora continua a battersi per assicurare alla grande sala del centro di Prato, il cui simbolo è la cupola costruita dall'architetto Nervi, un futuro e una continuità.

Sarà Roberta Betti, insieme a Rodolfo Betti, autore del testo della canzone – e pur omonimo, non parente della presidente del Politeama – la protagonista del prossimo incontro, l'ultimo, dei Thè di Toscana Oggi a Prato, lunedì 24 maggio alle 16 al ridotto del Metastasio. Il titolo dell'incontro è proprio quello della già citata canzone: «Se Prato la 'un ci fosse – Un pomeriggio e una città per cantare».

I due Betti, Roberta e Rodolfo, sono una delle memorie storiche della città. Insieme a Silvio Giannini, hanno composto il sodalizio artistico che ha scritto testi e musiche negli ultimi cinquant'anni per le «Riviste», lo spettacolo musicale fra i più amati dai pratesi, messo su dai ragazzi del Buzzi, la scuola dove si formano i periti tessili. Non solo canzonette ma un modo per raccontare e prendere un po' in giro Prato e la vita della città.

«Si faceva per passione – raccontava la Betti in un'intervista a Toscana Oggi – e non per mestiere. Questo è stato il segreto del successo che abbiamo avuto. La prima musica che scrissi per i ragazzi del Buzzi fu nel 1952, ero giovane, avevo ancora le trecce ma già componevo per i grandi dell'epoca come Natalino Otto e Jula De Palma, quella resa celebre dallo scandalo della canzone “Tua” cantata a Sanremo. Erano tempi in cui intorno ai tessuti e ai cenci si muoveva un'intera città e la vocazione tessile di Prato era il nostro vanto. Ora le cose sono davvero cambiate».

Damiano Fedeli

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