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Il ruolo della Toscana nell'Unità d'Italia

Lunedì 10 gennaio, alle ore 16, presso l'Accademia della Colombaria (via S. Egidio, 21 - Firenze), per il ciclo di incontri «I The di Toscanaoggi», appuntamento con il prof. Cosimo Ceccuti, che parlerà su «La Toscana e il Risorgimento: 150 anni di Unità nazionale». Gli incontri sono riservati agli abbonati al settimanale. Il prof. Ceccuti anticipa in questo breve articolo, i principali temi che tratterà.

Percorsi: The Toscanaoggi
Parole chiave: unità d'italia (19), toscana (513), the di toscanaoggi (40)

Lunedì 10 gennaio 2011, alle ore 16, presso l'Accademia della Colombaria (via S. Egidio, 21 - Firenze), per il ciclo di incontri «I The di Toscanaoggi», appuntamento con il prof. Cosimo Ceccuti, che parlerà su «La Toscana e il Risorgimento: 150 anni di Unità nazionale». Gli incontri sono riservati agli abbonati al settimanale. Il prof. Ceccuti anticipa in questo breve articolo, i principali temi che tratterà.

di Cosimo Ceccuti

Unità e unificazione nazionale. Nell'arco di un cinquantennio, dalla nascita dell'Antologia di Gian Pietro Vieusseux nel 1821 al trasferimento della capitale da Firenze a Roma, nell'estate del 1871, la Toscana ha svolto un ruolo fondamentale nel processo di formazione della coscienza nazionale e quindi nel conseguimento dell'unità politica e nell'opera successiva di aggregazione delle diverse e spesso contrastanti realtà regionali della penisola. Una leadership culturale, politica, sociale e civile: è in Toscana che prende corpo l'Italia, come nazione prima ancora che come realtà statuale.

Il Risorgimento fu un fatto politico culturale prima ancora che politico militare. Nelle pagine dell'Antologia personalità quali quella di Gino Capponi, Niccolò Tommaseo, Cosimo Ridolfi e Raffaele Lambruschini si aprirono al progresso e all'emancipazione, in una prospettiva schiettamente europea che secondo i canoni del romanticismo non trascurava il recupero dei valori e dell'identità nazionale. Si pensi al dibattito sulla lingua, al ruolo di Dante padre della nazione: non a caso proprio all'«amor patrio di Dante» è dedicato nel 1826 il primo scritto del giovanissimo Giuseppe Mazzini, inviato proprio alla rivista del Vieusseux.

Soppressa la prestigiosa testata dalle autorità di polizia nel 1832, ritenuta «sovversiva» nel sostenere la necessità di educare la donna e istruire il contadino, l'impegno formativo degli italiani è portato avanti, in Toscana, dai grandi editori, da Felice Le Monnier a Gaspero Barbera, francese il primo, piemontese l'altro, trapiantati entrambi sulle rive dell'Arno. Editoria rivoluzionaria, con pubblicazioni di ampia diffusione, ispirata al «concetto politico non disgiunto da quello letterario». Non più, o comunque non solo il bello scrivere fine a se stesso, ma piuttosto la «letteratura civile», il romanzo storico e più ancora il dramma storico che esalta l'anelito di libertà di un Ettore Fieramosca o di un Francesco Ferrucci, dai liberi Comuni alle Signorie, per suscitare la reazione nei lettori e stimolarne il desiderio di indipendenza, per vincere quella sorta di «rassegnazione» che aveva indotto il poeta francese Lamartine a definire l'Italia terra di morti.

Pensiero e azione. Sono i volontari toscani che il 29 maggio 1849 esaltano la prima guerra per l'indipendenza con l'eroica resistenza contro gli austriaci a Curtatone e Montanara, aprendo la via, l'indomani, alla vittoria di Carlo Alberto a Goito. È la pacifica «rivoluzione» del 27 aprile 1859 e l'intransigente volontà di Bettino Ricasoli (nell'immagine sopra) e dei toscani a mandare all'aria i piani di Napoleone III elaborati con Cavour a Plombières e a rendere inarrestabile la rapida conclusione del processo di unità nazionale. Saranno i cinque anni della capitale a Firenze ad avviare positivamente il processo di unificazione, attraverso la spiemontesizzazione del paese, pacificando gli animi, superando l'astio fra conquistatori e conquistati che si era avvertito, specie nel Mezzogiorno, all'indomani del 17 marzo 1861. Per un'Italia non più pura espressione geografica o mera aggregazione territoriale, ma espressione di consapevole appartenenza comune.

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