Via Francigena
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A che punto siamo nel resto d'Italia

Con l'intervista a Giovanni D'Agliano pubblicata sul numero scorso abbiamo fatto il punto sull'impegno della Regione Toscana per la valorizzazione della Via Francigena. Ma qual è la situazione nelle altre regioni d'Italia? Cristina Menghini, responsabile della Rete Sociale dei pellegrini «Camminando sulla Via Francigena», con l'aiuto di Alberto Conte, membro del «tavolo tecnico» di cui fanno parte rappresentanti del Ministero dei Beni Culturali e dell'Associazione Europea delle Vie Francigene, fa il punto della situazione in tema di segnaletica, sicurezza e accoglienza sul resto del percorso ufficiale.

Parole chiave: pellegrinaggi (150), francigena (150)

Con l'intervista a Giovanni D'gliano pubblicata sul numero scorso (Per il completamento della Via l'obiettivo è Pasqua 2014) abbiamo fatto il punto sull'impegno della Regione Toscana per la valorizzazione della Via Francigena attraverso opere di messa in sicurezza e inaugurazione di nuovi ostelli. Ma qual è la situazione nelle altre regioni d'Italia? Cristina Menghini, responsabile della Rete Sociale dei pellegrini «Camminando sulla Via Francigena» (www.viefrancigene.it ), con l'aiuto di Alberto Conte, membro del «tavolo tecnico» di cui fanno parte rappresentanti del Ministero dei Beni Culturali e dell'Associazione Europea delle Vie Francigene, fa il punto della situazione in tema di segnaletica, sicurezza e accoglienza sul resto del percorso ufficiale.
Segnaletica

Come è noto la scorsa primavera è stata apposta la nuova segnaletica leggera bianco-rossa su tutto il percorso ufficiale da Pont Saint Martin (comune di confine tra Valle d'Aosta e Piemonte) a Roma, ad integrare l'insufficiente segnaletica in alluminio, rendendo così più agevole la percorribilità e l'orientamento sull'intero tratto. Attraverso alcune verifiche sul territorio appena svolte e i feedback di alcuni pellegrini e associazioni, è stato riscontrato che i segnali sono ancora in buone condizioni e che solo il 10% è stato danneggiato o rimosso. Inoltre alcune amministrazioni stanno provvedendo a rinforzare la segnaletica leggera con altre indicazioni in alluminio rendendo più agevole la percorrenza. Si ritiene comunque necessaria un'opera di manutenzione e la posa di un maggior numero di indicazioni «di conforto», soprattutto nei centri urbani e sui lunghi rettilinei

Il tratto valdostano esula da questo discorso in quanto la segnaletica della Via Francigena è di competenza della Regione, che ha quindi apposto le indicazioni regionali gialle, purtroppo in alcuni tratti ancora insufficienti.

Sicurezza

L'intero percorso ufficiale della Via Francigena è stato studiato in modo che il pellegrino possa camminare in sicurezza, privilegiando strade sterrate, mulattiere, sentieri o comunque strade asfaltate secondarie, con traffico a bassa intensità. Alcuni passaggi però, a causa della conformazione del territorio e della presenza di strade e proprietà private, si sono resi obbligati anche in situazioni meno sicure. Auspichiamo che tali criticità, per poche che siano, trovino soluzione con l'intervento delle amministrazioni competenti, proprio come sta avvenendo in Toscana.

In tutte le regioni, quindi, si riscontrano alcuni problemi di sicurezza legati all'attraversamento di strade statali e provinciali, ad elevata intensità di traffico, in mancanza di adeguata segnaletica orizzontale e verticale. Citiamo in particolare i maggiori punti di criticità per richiamare l'attenzione sull'urgenza di un intervento: in Piemonte, tra il comune di Carema e di Settimo Vittuone il pellegrino è costretto a camminare per circa 700 metri sul bordo della SS 26; in Emilia Romagna, in uscita da Piacenza il passaggio dal raccordo tra la Tangenziale Sud e la Via Emilia è molto pericoloso; nel Lazio, in direzione Montefiascone si cammina sulla SS 2 Cassia per 600 metri, a filo del guard-rail, mentre in uscita da Sutri sono altri 1500 i metri tra Cassia e provinciale Braccianese da percorrere a fianco di sfreccianti Tir. Queste sono situazioni in cui, in mancanza di valide alternative, diventa assolutamente necessario ricorrere ad interventi mirati da parte delle amministrazioni pubbliche attraverso opere di messa in sicurezza.

Per quanto riguarda invece la percorribilità di sentieri e mulattiere, il discorso sicurezza è prettamente legato al corso degli eventi naturali e meteorologici, quali frane, allagamenti, smottamenti. Ad oggi, sulla Via Francigena, non si riscontrano in nessuna regione problemi legati a questi fenomeni, se non forse nelle zone della recente alluvione in Lunigiana.

È importante ricordare che durante la stagione invernale il tratto dell'itinerario in Valle d'Aosta e il tratto in corrispondenza della Cisa sono difficilmente transitabili a causa della neve.

L'accoglienza povera

Il turista a piedi o in bicicletta sulla Via Francigena si trova davanti ad una ampia scelta di servizi di ogni tipo: alberghi, pensioni, ostelli della gioventù, strutture di accoglienza religiosa, di tutti i costi e comodità. Ciò che però alcune amministrazioni non hanno ancora recepito è l'importanza di offrire un servizio adeguato anche al pellegrino moderno, quel viaggiatore che, indipendentemente dalle motivazioni, decide di mettersi in cammino lasciando alle spalle la propria quotidianità a favore di una esperienza di condivisione con il prossimo e di ricerca della semplicità. Il numero di pellegrini sulla Via Francigena è in continuo aumento e siamo consapevoli che attualmente, in alcune aree, le accoglienze «povere» non sono sufficienti né per numero di strutture né per numero di posti. Per accoglienza povera intendiamo qualsiasi struttura che metta a disposizione del pellegrino un servizio di accoglienza essenziale e quindi un letto, una coperta, una doccia e una toilette. Di seguito riassumiamo il quadro che si presenta mettendo a confronto le diverse Regioni, sintetizzato anche nella tabella riportata a corredo dell'articolo.

In Valle d'Aosta, su circa 100 km di percorso, sono a disposizione dei pellegrini solamente 3 strutture di ospitalità ad offerta con una media di 3 posti ciascuna e 4 strutture di accoglienza povera ad un prezzo adeguato tra i 10 e 20 euro con un buon numero di letti.

In Piemonte, su circa 95 km circa di percorso, sono presenti solo 2 accoglienze ad offerta con meno di 10 posti a testa e 5 strutture ad un prezzo inferiore a 20 euro.

In Lombardia ci sono 8 strutture ad offerta per quasi 125 km di percorso. Solo la città di Pavia, importante punto tappa sul Cammino è sprovvista ad oggi di una ospitalità adeguata.

In Emilia, attraversata dalla Via Francigena per circa 145 km, l'offerta è abbastanza varia, sia per numero di posti che per tipologia: 4 le accoglienze ad offerta e 7 a meno di 20 euro con un numero di posti attualmente adeguato. Solo a Piacenza il pellegrino troverà difficoltà, dovendo proseguire fino a Montale per trovare un'accoglienza ad offerta.

In Liguria c'è solamente un'accoglienza ad offerta, a fronte dei 20 km o poco più di Via Francigena che attraversano la regione.

Anche in Toscana l'offerta di accoglienza povera è abbastanza varia lungo tutti i 360 km circa del percorso ufficiale, ma purtroppo mal distribuita. Nonostante il grande impegno che le amministrazioni stanno dimostrando ci sono importanti punti tappa quali Massa e Lucca che sono privi di una accoglienza adeguata.

Un dato interessante è quello del Lazio, dove corre l'ultimo tratto di 180 km circa: le accoglienze povere si concentrano maggiormente nella prima parte del tracciato fino a Viterbo, mentre in avvicinamento a Roma prevale la presenza di strutture con prezzi superiori ai 20 euro, ad esclusione della capitale dove i volontari della Confraternita di San Jacopo di Compostella di Perugia garantiscono un'ottima accoglienza ad offerta tra aprile ed ottobre.

 Cristina Menghini

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