Via Francigena
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Da Calci a Gerusalemme

E' arrivato, finalmente, a Gerusalemme Mario Messerini, 70 anni, pensionato pisano. È partito il primo agosto dalla sua casa di Calci (Pisa) per raggiungere a piedi la città-simbolo per cristiani, musulmani, ebrei. Da alcuni anni Messerini percorre le vie dei pellegrinaggi tradizionali della fede – quattro anni fa raggiunse Santiago di Compostela – e lo fa come gli antichi pellegrini: niente macchina, niente autobus o treno, solo i piedi, lo zaino, la fede, la voglia di andare.
DI CATERINA GUIDI

Parole chiave: francigena (150), pellegrinaggi (150), terra santa (366)

di Caterina Guidi

E' arrivato, finalmente, a Gerusalemme Mario Messerini, 70 anni, pensionato pisano. È partito il primo agosto dalla sua casa di Calci (Pisa) per raggiungere a piedi la città-simbolo per cristiani, musulmani, ebrei. Da alcuni anni Messerini percorre le vie dei pellegrinaggi tradizionali della fede – quattro anni fa raggiunse Santiago di Compostela – e lo fa come gli antichi pellegrini: niente macchina, niente autobus o treno, solo i piedi, lo zaino, la fede, la voglia di andare. Assieme agli amici Orlando Chiavacci e Stefano Soldani, nel mese di agosto ha percorso tutta la Penisola sulla Via Francigena – fino a Roma – attraversando poi verso il Gargano e la Puglia. Obbligatoria la traversata via mare fino ad Atene e Cipro; poi, alla fine, la Terra Santa.

I tre sono sbarcati ai primi di settembre a San Giovanni d'Acri (Akko), antico centro sulle coste della Galilea. Avevano preventivato di «toccare» tutti i luoghi del Vangelo e stanno tenendo fede al proposito: prima Nazareth, poi il monte Tabor; quindi il lago di Tiberiade, il monte delle Beatitudini, il fiume Giordano, Gerico… arrivati a Gerusalemme e visitato il Santo Sepolcro resta la doverosa tappa di Betlemme. «A Nazareth, prima di riprendere il cammino sono andato alle 6,30 alla Messa – racconta a Toscana Oggi Mario Messerini – e pensavo a una riflessione di Santa Teresa del Bambin Gesù, letta tempo fa: “Mi piace pensare a Gesù che lavora insieme al padre, che consegna il lavoro, che va a sollecitare il pagamento del conto dai clienti che non pagano; insomma pensare a Gesù come a un uomo qualunque, come a uno di noi con tutte le difficoltà che la vita comporta. La sua umanità è anche questa. La sua divinità è nota a tutti e non c'è bisogno di sottolinearla”». «Ogni giorno è la preghiera ad aprire il mio cammino – scriveva invece nelle settimane scorse – e spesso mi viene spontaneo ringraziare il Signore e la Madonna per la salute e per il bel tempo che fino ad ora ci ha dato. Nelle preghiere non mancano le invocazioni per tutti quelli che mi hanno chiesto di pregare per loro o di portare i loro dolori e le loro preoccupazioni con me per offrirli a Dio».

Lungo il percorso – circa 1200 chilometri – i tre pellegrini hanno alloggiato in comunità religiose e ostelli, venendo in contatto in Terra Santa con diversi missionari: «Abbiamo suonato il campanello al convento delle Suore salesiane di Nazareth perché ci indicassero la strada: ci hanno accolto, ci hanno offerto un'ottima limonata e dei dolci; eravamo affamati perché in tutto il giorno non avevamo mangiato nulla. Si sono informate sul nostro pellegrinaggio e la suora preside della scuola – hanno un istituto con più di 1600 alunni – ci ha paragonato ai tre messaggeri che erano andati da Abramo: è stato un accostamento che mi ha fatto una grande impressione», racconta Messerini.

Il viaggio dei tre è stato ricco di incontri, preghiere, riflessioni... una grande e faticosa discesa alla ricerca delle sorgenti della fede, senza dare mai le cose per scontate: «Sul monte Tabor siamo andati al punto di accoglienza che c'è lì ed ho ricevuto una delusione: non c'era posto, nonostante abbia fatto presente che eravamo arrivati a piedi. Nulla da fare. Alla domanda se potevano indicarci altre sistemazioni, ci hanno detto in modo molto sbrigativo: “sentite il convento degli ortodossi qui accanto”. Io mi sarei aspettato che ci dessero un numero di telefono, un'indicazione precisa; nulla… Allora siamo discesi, naturalmente a piedi, dal Tabor e abbiamo trovato posto in un bed and breakfast arabo: un'accoglienza molto cordiale e ospitale. Non voglio essere irriverente, ma pensavo: Giuseppe e la Madonna non hanno trovato posto in albergo e sono dovuti andare in una stalla; noi, con i tempi moderni, non abbiamo trovato accoglienza in un albergo cattolico e abbiamo trovato accoglienza in un ristoro arabo!».

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