Via Francigena
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Da Siviglia all'Estremadura gli esempi di cui far tesoro

Rientrato dalla Via della Plata, leggo su «Toscana Oggi» di una nuova partenza di due fiorentini con più nobili fini. Questa volta non sono arrivato a Santiago e, insieme ai miei compagni di viaggio, mi sono fermato all'Arco di Cáparra, dopo circa 400 km con un pesante zaino sulle spalle di circa 13 kg per la paura del freddo e della pioggia. Un sole splendido ci ha accompagnato per tutto il percorso con temperature primaverili.
DI FRANCO ALESSANDRI

Parole chiave: francigena (150), pellegrinaggi (150), compostela (28)

di Franco Alessandri

Rientrato dalla Via della Plata, leggo su «Toscana Oggi» di una nuova partenza di due fiorentini con più nobili fini. Questa volta non sono arrivato a Santiago e, insieme ai miei compagni di viaggio, mi sono fermato all'Arco di Cáparra, dopo circa 400 km con un pesante zaino sulle spalle di circa 13 kg per la paura del freddo e della pioggia. Un sole splendido ci ha accompagnato per tutto il percorso con temperature primaverili.

Il cammino, senza giungere alla meta, è veramente incompleto e lo si avverte al rientro. È la seconda volta che lo percorro: nel 2004 ho percorso i 1000 km in 39 giorni; allora ero «giovane» e potevo fare una media di oltre 25 km al dì. L'età mi ha dato la saggezza del camminare lento senza fretta per avere il tempo di vedere, di parlare, di pensare. Sulla Via della Plata si avverte l'emozione di camminare su una via piena di storia, percorsa dai Romani, dai Visigoti, dagli Arabi e infine dai Re Cattolici, che hanno lasciato sul terreno tracce del loro passaggio. Come l'Arco di Cáparra, esempio più emozionante quando si arriva appunto alle rovine della città romana di Cáparra camminando sul decumano fino a passare sotto l'Arco che è il simbolo della Via della Plata in Estremadura.

Nei lunghi momenti del mio cammino in silenzio, assorto nei miei  pensieri, non potevano mancare i raffronti con la Via Francigena per la parte logistica, non certo per l'ambiente molto più vario qui da noi, anche se spesso il ripetersi dello stesso paesaggio ti aiuta a concentrarti ed a scavare dentro te stesso. Si ha la sensazione che gli spagnoli spendano molto meno di noi per realizzare i loro cammini. La segnalazione, posizionata in abbondanza dalle Associazioni dei Cammini senza alcun costo, con l'inequivocabile freccia gialla, rende impossibile smarrire la strada, mentre da noi ci sono decine di segnali diversi per segnalare la Francigena con costi spesso esorbitanti. L'anno scorso hanno camminato sulla Plata 12.000 pellegrini con un incremento previsto di altri mille per l'anno in corso. Gli ospitali delle pubbliche amministrazioni, molto curati, in comuni di 1400-1700 abitanti, offrono tutti i servizi – letti, coperte, docce con acqua calda, cucina, salotto: sorprende che un piccolo comune abbia le risorse per tali attrezzature.

Non ci sono piste ciclabili a fianco delle strade asfaltate ma sentieri appena tracciati. Le piste ciclabili non servono ai cammini perché i ciclisti utilizzano le mountain bikes e percorrono le stesse vie di chi cammina: la pista ciclabile è una spesa non necessaria per il cammino, e, se viene proposta della nostre amministrazioni, è un modo all'italiana per distogliere finanziamenti dalla loro vera destinazione. Questi e molti altri pensieri tenevano occupata la mia mente per la preoccupazione che gli importanti stanziamenti della Toscana vengono utilizzati per opere inutili per lo scopo finale. Ho percorso ormai quasi tutti i cammini della Spagna e non ho trovato nessuna differenza nell'organizzazione: stessa segnalazione, stessa accoglienza, documentazione sintetica, siti internet essenziali, quello che serve a chi cammina per non perdersi ed essere informato quanto basta.

Ma la nostra esperienza non viene utilizzata, i nostri suggerimenti non sono considerati: ci sono, sulla Francigena amministratori che hanno fatto le stesse nostre esperienze e agiscono correttamente e con entusiasmo; altri, per il solo fatto di aver visitato Santiago in aereo, credono di aver capito tutto. Ma la cosa che più addolora è che si consideri la Francigena, in prima istanza, un prodotto turistico e non culturale. Gli Uffici della Cultura della nostra Regione si sono interessati solo al «Taccuino della Francigena in Toscana» e sono del tutto assenti nel progetto attuale, dopo aver disperso il patrimonio informativo realizzato per il Giubileo del 2000, insieme a tutte le altre opere realizzate all'epoca per la Via Francigena. Ma si sa, in quel momento... c'erano altri amministratori!

Buen Camino a Nicola e a Loris. ientrato dalla Via della Plata, leggo su «Toscana Oggi» di una nuova partenza di due fiorentini con più nobili fini. Questa volta non sono arrivato a Santiago e, insieme ai miei compagni di viaggio, mi sono fermato all'Arco di Cáparra, dopo circa 400 km con un pesante zaino sulle spalle di circa 13 kg per la paura del freddo e della pioggia. Un sole splendido ci ha accompagnato per tutto il percorso con temperature primaverili.

Il cammino, senza giungere alla meta, è veramente incompleto e lo si avverte al rientro. È la seconda volta che lo percorro: nel 2004 ho percorso i 1000 km in 39 giorni; allora ero «giovane» e potevo fare una media di oltre 25 km al dì. L'età mi ha dato la saggezza del camminare lento senza fretta per avere il tempo di vedere, di parlare, di pensare. Sulla Via della Plata si avverte l'emozione di camminare su una via piena di storia, percorsa dai Romani, dai Visigoti, dagli Arabi e infine dai Re Cattolici, che hanno lasciato sul terreno tracce del loro passaggio. Come l'Arco di Cáparra, esempio più emozionante quando si arriva appunto alle rovine della città romana di Cáparra camminando sul decumano fino a passare sotto l'Arco che è il simbolo della Via della Plata in Estremadura.

Nei lunghi momenti del mio cammino in silenzio, assorto nei miei  pensieri, non potevano mancare i raffronti con la Via Francigena per la parte logistica, non certo per l'ambiente molto più vario qui da noi, anche se spesso il ripetersi dello stesso paesaggio ti aiuta a concentrarti ed a scavare dentro te stesso. Si ha la sensazione che gli spagnoli spendano molto meno di noi per realizzare i loro cammini. La segnalazione, posizionata in abbondanza dalle Associazioni dei Cammini senza alcun costo, con l'inequivocabile freccia gialla, rende impossibile smarrire la strada, mentre da noi ci sono decine di segnali diversi per segnalare la Francigena con costi spesso esorbitanti. L'anno scorso hanno camminato sulla Plata 12.000 pellegrini con un incremento previsto di altri mille per l'anno in corso. Gli ospitali delle pubbliche amministrazioni, molto curati, in comuni di 1400-1700 abitanti, offrono tutti i servizi – letti, coperte, docce con acqua calda, cucina, salotto: sorprende che un piccolo comune abbia le risorse per tali attrezzature.

Non ci sono piste ciclabili a fianco delle strade asfaltate ma sentieri appena tracciati. Le piste ciclabili non servono ai cammini perché i ciclisti utilizzano le mountain bikes e percorrono le stesse vie di chi cammina: la pista ciclabile è una spesa non necessaria per il cammino, e, se viene proposta della nostre amministrazioni, è un modo all'italiana per distogliere finanziamenti dalla loro vera destinazione. Questi e molti altri pensieri tenevano occupata la mia mente per la preoccupazione che gli importanti stanziamenti della Toscana vengono utilizzati per opere inutili per lo scopo finale. Ho percorso ormai quasi tutti i cammini della Spagna e non ho trovato nessuna differenza nell'organizzazione: stessa segnalazione, stessa accoglienza, documentazione sintetica, siti internet essenziali, quello che serve a chi cammina per non perdersi ed essere informato quanto basta.

Ma la nostra esperienza non viene utilizzata, i nostri suggerimenti non sono considerati: ci sono, sulla Francigena amministratori che hanno fatto le stesse nostre esperienze e agiscono correttamente e con entusiasmo; altri, per il solo fatto di aver visitato Santiago in aereo, credono di aver capito tutto. Ma la cosa che più addolora è che si consideri la Francigena, in prima istanza, un prodotto turistico e non culturale. Gli Uffici della Cultura della nostra Regione si sono interessati solo al «Taccuino della Francigena in Toscana» e sono del tutto assenti nel progetto attuale, dopo aver disperso il patrimonio informativo realizzato per il Giubileo del 2000, insieme a tutte le altre opere realizzate all'epoca per la Via Francigena. Ma si sa, in quel momento... c'erano altri amministratori!

Buen Camino a Nicola e a Loris.

Da Siviglia all'Estremadura gli esempi di cui far tesoro
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