Via Francigena
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Distanze lungo il cammino

Continua il dibattito avviato con la lettera dell'Associazione Toscana Vie Francigene. Ancora due contributi che confermano l'urgenza di un confronto aperto a cominciare dal nostro prossimo forum, in programma il 22 ottobre ad Abbadia a Isola (Monteriggioni).

Parole chiave: francigena (150), pellegrinaggi (150), forum famiglie (148)

Una via abbastanza larga per tutti
La premessa è un sincero apprezzamento per come Toscana Oggi sta seguendo e divulgando il dibattito sulla Via Francigena. È un grande aiuto per chi crede in questo progetto, dagli enormi risvolti culturali, spirituali ed economici. Ecco, ho già messo il dito nella piaga: gli interessi economici! Nel numero 28 del settimanale ho letto sulle vostre pagine un intervento di Monica D'Atti e Franco Cinti i quali, esportando la parola d'ordine («indignados») del movimento spagnolo di contestazione al loro sistema politico-economico, scagliano un pesante «j'accuse» contro i Comitati d'Affari che potrebbero appropriarsi del progetto Francigena. Conosco Monica e Franco, la passione con cui perseguono il sogno di un cammino italiano ed il modo disinteressato con cui mettono a disposizione le proprie conoscenze.

Li rassicuro che anch'io, nel mio piccolo, non ho mai perso l'occasione incontrando un pellegrino di domandargli della sua esperienza, delle difficoltà incontrate, se sapesse dove bere, mangiare, dormire. In questi anni ho imparato a capire che un simile sogno ha bisogno di miti, simboli, che trascendano il pur grande valore della bellezza paesaggistica o della ricerca di esperienze. Non ho alcun titolo per discettare di senso religioso del cammino, ma certo avverto diffuso il bisogno di una ricerca interiore che farà della Francigena un itinerario diverso da qualsiasi altro. Nel frattempo non esito ad ammettere che sono interessato alla ricaduta turistica perché ciò corrisponde al mio dovere di amministratore pubblico. Ma con alcuni distinguo. Di solito, il turismo si porta dietro il conflitto fra il commerciante che cerca di prendere il più possibile ed il viaggiatore che cerca di lasciare il meno possibile. Inoltre la domanda turistica è tutt'altro che un fenomeno innocuo per l'ambiente dove si sviluppa ed anzi è fortemente aggressiva, rischiando di degradare l'oggetto del proprio desiderio attraverso il consumismo, la globalizzazione e l'appiattimento dei gusti e degli stili, la speculazione edilizia, la trasformazione dei luoghi più caratteristici in borghi artificiali.

La Francigena può essere altro. Ma non dobbiamo accontentarci di farci attraversare da una strada, bensì da una cultura. La cultura del movimento lento, della mobilità dolce, dello sviluppo sostenibile. Il grande ed articolato movimento delle associazioni di pellegrini e camminatori può trovare alleati, od anche semplici compagni di strada, nell'altrettanto variegato mondo delle istituzioni e della Chiesa. Non ha molto senso prendersela con Mario Lupi, presidente dell'ATVF (coordinamento toscano delle Vie Francigene), perché si preoccupa di offrire certezze a chi intende incamminarsi sui circa 400 km del tratto toscano e si fa interprete della confusione che deriverebbe dall'intreccio di guide, mappe e segnali differenti.

Nel caso di Monteriggioni, ad esempio, tenteremo di far desistere chi percorre la Francigena dall'avventurarsi su pericolose strade provinciali senza banchina, che attraversano zone industriali, indirizzandoli invece su tracciati antichi, con tratti di selciato medievale, fra i boschi e le campagne, attraverso borghi storici. Abbiamo concordato con gli altri Comuni della Valdelsa di affidare al CAI la manutenzione della segnaletica. Abbiamo aperto ed apriremo ostelli comunali dove sarà possibile sostare a 10 euro a notte. Abbiamo introdotto gravosi vincoli urbanistici per impedire l'alterazione del tracciato e la trasformazione del territorio immediatamente circostante. Abbiamo collaborato con Provincia e Regione per individuare e realizzare percorsi alternativi ed attraversamenti pedonali, al fine di garantire una maggiore sicurezza di chi cammina o va in bici. Sulla scelta del logo che indichi la strada a chi cammina sulla Francigena in Italia od in Europa, il dibattito non mi appassiona più di tanto. Trent'anni fa l'intuizione di un prete spagnolo, don Elias Velina, regalò a chi percorreva il Cammino di Santiago una freccia di vernice gialla come guida dell'intero percorso.

L'importante è che ci sia, che sia uniforme e che qualcuno si preoccupi della sua manutenzione costante, in estate così come in inverno, affidandosi a straordinari volontari come Cristina Menghini, o ad altri ancora di cui non conosco il nome ma di cui ho visto sui muri e sugli alberi il frutto del loro impegno, con la certezza che la strada viva nel tempo, che viva in eterno od almeno fino a quando corrisponderà al bisogno interiore delle persone, piuttosto che a meri interessi economici. Come fare per non snaturarne l'essenza? Ah, saperlo! È il dibattito eterno sulla contraddizione della natura umana. Da uomo e da amministratore però ho imparato che la Francigena è abbastanza larga per tutti, anche quando è solo un viottolo di meno di un metro nella mia Montagnola Senese, come quando fuoriesce dal bosco di Cerbaia, offrendo la vista dei castelli della Villa e della Chiocciola, che si stagliano sul profilo di una Siena bellissima che riposa sulle colline.

Bruno Valentini

Sindaco di Monteriggioni: Percorso troppo lungo in alcuni punti
Caro Marco, ho seguito il dibattito su Toscana Oggi per la Via Francigena circa il percorso ufficiale, le varianti, i segnali, le guide e la cartografia. Ti assicuro che non avrei voluto parteciparvi per evitare che le mie osservazioni fossero considerate solo polemica. Ma ormai siamo in gioco e dobbiamo giocare fino in fondo e poi forse taceremo per sempre.
Prima di tutto il simbolo della Via Francigena: concordo che si poteva scegliere un altro simbolo invece di copiare  il «pellegrinetto» giallo che anch'io, in tempi non sospetti, ho contribuito ad applicare lungo il percorso in Toscana in quantità non indifferenti. A quei tempi è stato necessario farlo perché la Via non era affatto segnalata. Quando sono usciti i cartelli del Ministero, abbiamo smesso di applicare quel simbolo ed abbiamo realizzato un segnale con il simbolo del Ministero. Ora abbiamo deciso di non fare più nulla per non creare ulteriore confusione. Non è però possibile segnare lo stesso percorso con segni diversi creando una babilonia, come non è possibile che ci siano percorsi diversi «personalizzati» per andare a Roma. Che nostalgia della freccia gialla per Santiago replicata su tutti i cammini spagnoli verso Santiago, semplice da disegnare ed accettata universalmente in tutta Europa! La conchiglia, scelta come simbolo per la Galizia, ha un senso: la si ritrova nelle tombe e sulle vesti di antichi pellegrini e si dice che venisse raccolta sulla spiaggia a Finisterre a testimonianza del pellegrinaggio compiuto. Che storia ha quel «pellegrinetto» giallo o nero, se non quello di essere la copia del simbolo inventato dalla provincia di Parma!? Ma questo ha poca importanza nella confusione generale.

E poi la cartografia: la mia associazione, su incarico di alcune Amministrazioni Pubbliche della Toscana, ha realizzato una cartografia riproducibile alla scala che si desidera, essendo derivata dalla Carta Tecnica Regionale in scala 1:10.000. Per ora l'abbiamo riprodotta alla scala 1:30.000 per la Via Francigena, per la Via del Volto Santo, la Via di San Pellegrino e parzialmente per la Via Romea di Stade. La base cartografica numerica è disponibile per tutta la Toscana, ha subito miglioramenti dal 2008 ad oggi ed è ancora migliorabile. Quindi c'è solo da decidere se renderla disponibile ed in quale forma.

E ancora, il problema delle varianti: quando abbiamo fatto il rilievo del percorso ufficiale, abbiamo anche proposto delle varianti, credo 25 in totale, suggerite localmente. Se si tratta della messa in sicurezza del percorso, non si deve parlare di varianti ma di modifiche del percorso se non vogliamo che il pellegrino interpreti la variante come una sua scelta. Ma le varianti si renderebbero necessarie non solo per la sicurezza ma anche perché, in alcuni punti, il percorso è improponibile per l'aumento dei chilometri da percorrere, come da Ponte a Rigo ad Acquapendente con 10 km in più rispetto all'alternativa della Cassia, che in Toscana è perfettamente in sicurezza.

Che fine hanno fatto le varianti proposte dalle Associazioni, come quella fra Altopascio e le Cerbaie (proposta dal Comitato Civico Pro Via Francigena di Galleno) che evita completamente la via Romana Lucchese molto transitata (con finanziamenti importanti per la messa in sicurezza) passando all'interno in zona rurale? Non se ne può nemmeno discutere.

La Via Francigena considerata «area strada» per i percorsi variabili nei collegamenti di punti significativi, quali borghi, pievi, ospitali che i pellegrini medioevali dovevano raggiungere, è divenuta ora un percorso difeso a oltranza. Si ritiene forse che i pellegrini, dopo Avenza, si debbano arrampicare, senza necessità, su per la collina invece di raggiungere in pianura la chiesa di San Lorenzo al Frigido (ospedale gerosolimitano)?

La Via Francigena è di tutti ma soprattutto di chi ci cammina su lunghe percorrenze con motivazioni spirituali e culturali.

Ho lavorato con entusiasmo mettendo a disposizione la mia professionalità. Ho realizzato un progetto ed una metodologia di lavoro per la documentazione delle Via Storiche attraverso un Sistema Informativo Geografico. Con questo mio lavoro ho dato noia a molti come se fossi un temibile concorrente. Ora il mio compito si è esaurito. Spero di continuare con i miei studi metodologici senza più fare lavori, che fino ad ora mi sono serviti per la sperimentazione delle metodologie. Desidero trasferire quanto ho realizzato a una struttura universitaria con la quale sono in contatto e che potrà migliorare quanto fino ad ora realizzato. Cosa farò? Riprenderò il mio cammino di pellegrino in varie parti d'Europa senza rimpianti per quanto fatto fino ad ora, anzi con molta gratitudine per aver appreso a camminare nella storia delle Vie culturali europee. E la spiritualità? Sono fatti miei, non ho nulla da insegnare, ma molto da imparare dai pellegrini che si incontrano sui cammini.

Franco Alessandri
Comunità Toscana Il Pellegrino

Rendez-vous sabato 22 ottobre ad abbadia a isola

Le lunghe lettere del sindaco di Monteriggioni Bruno Valentini e di Franco Alessandri della Comunità Toscana Il Pellegrino, riportate a fianco, testimoniano ancor più l'importanza di sedersi attorno a un tavolo comune per affrontare nodi tutt'altro che secondari. E se i nostri primi due forum hanno già inteso offrire un'occasione simile sugli argomenti specifici della messa in sicurezza del percorso e dell'ospitalità, il terzo si preannuncia ancor più vivace viste le premesse fornite da questo dibattito estivo.

Da parte nostra non intendiamo aggiungere altro a quanto già espresso nelle osservazioni pubblicate sul numero 28, e d'altra parte, con questi interventi, riteniamo sospeso il dibattito fino al prossimo forum – fissato per sabato 22 ottobre ad Abbadia a Isola (Monteriggioni), seppure in orario da definire – proprio per ricondurre lo scambio di vedute e di opinioni in questa sede informale che, nel nostro piccolo, abbiamo voluto mettere a disposizione, nella speranza che non manchino in futuro ulteriori occasioni, anche ufficiali, di confronto.

Vogliamo infine segnalare che ci è pervenuta in redazione una terza lettera a firma di Ambra Garancini, presidente della Rete dei Cammini, incentrata sulla necessità di una tutela reale – al di là della semplice promozione – dei percorsi storici e culturali come la Francigena anche attraverso gli opportuni strumenti urbanistici. Nel testo, che non possiamo pubblicare per motivi di spazio, la presidente ricorda che le prossime occasioni di lavoro e dibattito della Rete su questo tema essenziale saranno rappresentate dal festival «I viaggi dell'anima» in programma il 24 e 25 settembre nel Lecchese e l'incontro nazionale dei Cammini di fine ottobre ad Assisi.

Ringraziamo infine Marco, pellegrino di Scandicci e nostro lettore, per averci contattati e resi partecipi della sua esperienza di tre giorni di cammino tra Altopascio e San Gimignano assieme al nipote Simone, nel clima rovente tra fine agosto e inizio settembre, reso più sopportabile dalle diverse espressioni di accoglienza, semplici e commoventi, incontrate lungo il cammino.

M.L.

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