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L'accoglienza dei cristiani verso gli ospiti sconosciuti

Nel mondo antico l'ospitalità è sacra ma è chiara la differenza tra l'ospite conosciuto direttamente o perché garantito da altri e l'ospite del tutto sconosciuto a cui si deve ugualmente cura ma ovviamente con più prudenza, con più precauzione. Per questo si formulano leggi chiare, note e precise. I cristiani ospitano da subito i loro fratelli, cioè gente che non conoscono ma che ha in comune la stessa fede che fa da garanzia.
DI CHIARA LEONE

Parole chiave: francigena (150), pellegrinaggi (150)

di Chiara Leone
Confraternita di San Jacopo di Compostella

Nel mondo antico l'ospitalità è sacra ma è chiara la differenza tra l'ospite conosciuto direttamente o perché garantito da altri e l'ospite del tutto sconosciuto a cui si deve ugualmente cura ma ovviamente con più prudenza, con più precauzione. Per questo si formulano leggi chiare, note e precise.

I cristiani ospitano da subito i loro fratelli, cioè gente che non conoscono ma che ha in comune la stessa fede che fa da garanzia. E fanno anche di peggio quando decidono di ospitare chi è povero o straniero (si veda a questo proposito l'ottimo articolo di Vincenzo Fiocchi Nicolai apparso sull'Osservatore Romano il 23 gennaio 2012). Mantengono gli xenodochia, luoghi pensati per ospitare gratuitamente gli stranieri e i poveri. In questo si mostrano apparentemente ingenui e sicuramente originali ma devono aver colpito la popolazione considerato che Giuliano l'Apostata decide di fare lo stesso in aperta concorrenza con loro.

Abbastanza presto, si vede dal Codex Justinianeus, oltre alle strutture per gli stranieri ci sono quelle per i poveri, per gli orfani, per gli anziani. Nel periodo successivo si parlerà più semplicemente di hospitales per chi è pauper e cioè senza potere, senza armi.

È interessante a questo proposito l'etimologia delle due parole ospedale (per noi luogo per chi ha bisogno) che viene da hospes (ospite) e albergo (per noi luogo in cui si è ospitati a pagamento) che viene da albergus, termine tedesco che indicava il luogo in cui erano accampati i soldati di un signore. Non si tratta dello stesso tipo di ospitalità.

Il monachesimo conosce bene l'affermazione «quello che avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a me» (Mt 25,30) e allora ecco il cap. 53 della Regola di Benedetto che dice «Tutti gli ospiti che arrivano, siano ricevuti come se fosse Cristo Signore; poiché egli dirà un giorno: Fui ospite, e voi mi riceveste. - Ed a tutti sia reso conveniente onore, ma molto più a quelli della nostra stessa Fede e ai pellegrini». Si ricordi che questo è detto in un momento di confusione data dalla caduta dell'impero romano e dalla discesa dei barbari e di grande povertà nelle zone in cui i monasteri sorgono.

Accanto ai monaci i sovrani (Longobardi prima, Carlo Magno poi) si preoccupano di aprire, promuovere e proteggere gli hospitales per chi si muove. Diventa questo un modo intelligente per proteggere chi passa per il regno, potenziando così commerci e scambi (anche di informazioni), un buon sistema per controllare le strade, ma anche un modo per mostrare la benevola potenza di chi comanda. La rete di queste strutture di ospitalità si appoggia spesso ai monasteri. In seguito si aggiungeranno le confraternite, societates di laici; anche loro avranno cura dei problemi concreti di chi si muove ed è per questo più debole degli altri, o di chi ha bisogno anche senza essersi spostato. L'ospitalità resta sempre un compito primario.

Proprio perché l'ospitalità è importante allora occorrono dei santi protettori, quelli che o danno l'esempio o sono, per diverse ragioni, invocati come patroni delle categorie interessate per mestiere all'accoglienza (osti ed albergatori).

Il meccanismo con cui definire un protettore non è sempre immediato, semplice, ma mostra sempre un intento formativo, provoca un po' di riflessione e, a volte, mette in mostra anche una certa ironia o umorismo probabilmente generato dal fatto di vedere le vicende umane con occhio diverso dal solito (sennò che senso avrebbe scegliere San Lorenzo come protettore dei cuochi o dei rosticcieri o dei vigili del fuoco?).

La lista dei nostri santi inizia con Santa Marta (quella di Marta e Maria per intenderci), spesso raffigurata con le chiavi alla cinta. Senza nulla togliere a quello che Gesù le disse le viene ampiamente riconosciuta, da quanti ospitano quotidianamente, l'utilità delle sue fatiche. Segue San Zaccheo, quello Zaccheo che ospitò il Signore nella sua casa. Ma c'è anche chi dice che Giovanni il Battista protegga gli albergatori visto che durante un banchetto fu decisa la sua sorte. Ci aspetteremmo, più sensatamente, come protettore dell'ospitalità San Foca (secolo IV probabilmente). Abile ortolano era noto dove viveva proprio perché cristiano e quindi disposto a dare ospitalità a tutti. Infatti ospita quelli che sono stati inviati per ucciderlo. Questi, cordiali, gli rivelano la ragione del loro viaggio e al mattino San Foca svela loro di essere quello che cercano e di aver anche già preparato la fossa, nel suo giardino. Viene ucciso ma non sarà proclamato protettore di chi dà ospitalità bensì dei giardinieri.

Altro santo importante sarà San Giuliano l'ospitaliere di cui ci parla Jacopo da Varazze nella Leggenda aurea venerato, tra gli altri luoghi, a Macerata. Giuliano viene miracolosamente a sapere, da un cervo, che ucciderà sua padre e sua madre; fugge per evitarlo, commette poi l'omicidio dei genitori per errore e, per scontare la sua colpa, con la moglie darà ospitalità e aiuto ai viandanti nei pressi di un fiume. «In tal modo cominciarono una vita di penitenza», dice Jacopo. Una sera soccorre un viaggiatore malmesso e spiacevole a vedersi, non riesce a scaldarlo fintanto che non lo mette nel suo letto. A questo punto l'ospite si rivela un angelo che annuncia il perdono del Signore. Giuliano è protettore di chi dà ospitalità e sa che a volte non è del tutto piacevole, c'è anche un po' di penitenza in questo. Oltretutto non tutti gli ospiti che mettono alla prova si svelano poi angeli e quindi ben venga l'intercessione di San Giuliano.

Simile vicenda a quella di San Giuliano è quella di San Cristoforo, il santo che in primis protegge chi viaggia, ma anche chi dà ospitalità visto che con i viaggi ha a che vedere. Tutti o quasi conoscono la vicenda di Cristoforo, un uomo alto e forte, che vuol mettersi a servizio del più potente. Sui muri delle chiese è raffigurato con un'immagine grande da guardare per ultima, prima di andarsene, per essere certi di non morire, quel giorno, di morte improvvisa. Un buon custode, quindi, oltre che una buona guida.

Esistono poi i santi che sulle via di pellegrinaggio hanno soccorso e aiutato i pellegrini. Sul cammino di Santiago, ci sono per esempio, San Juan de Ortega, Santo Domingo della Calzada, sulle Alpi San Bernardo (quello del famoso Ospizio). E così via per i vari secoli. C'è solo l'imbarazzo della scelta tra quanti hanno ascoltato l'invito: «Non dimenticate l'ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli» (Lettera agli Ebrei 13,2). Ma la cosa più incredibile è che molti di noi conoscono gente che ancora oggi fa l'ospitaliere e che può testimoniare che, se angelo è quello che porta un messaggio del Signore, succede proprio così.

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