Via Francigena
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La Francigena e l'ospitalità, il «forum» ad Altopascio

La Francigena e l'ospitalità. Ecco quanto è emerso nel nostro «forum», tenutosi ad Altopascio sabato 11 giugno. Al forum, coordinato dal redattore di Toscana Oggi Marco Lapi, hanno preso parte Nicola Fantozzi, assessore alla Cultura del Comune di Altopascio e vicepresidente dell'Associazione Europea delle Vie Francigene, Alessandro Ghisellini, Maria Chiara Leone, Renzo Malanca e Simone Tani. Il video del forum (le riprese sono di TvPrato).

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La Francigena e l'ospitalità. Ecco quanto è emerso nel nostro «forum», tenutosi ad Altopascio sabato 11 giugno. Al forum, coordinato dal redattore di Toscana Oggi Marco Lapi, hanno preso parte Nicola Fantozzi, assessore alla Cultura del Comune di Altopascio e vicepresidente dell'Associazione Europea delle Vie Francigene, Alessandro Ghisellini, di camminandosullaviafrancigena.com , Maria Chiara Leone, della Confraternita di San Jacopo di Compostella, Renzo Malanca, presidente dell'Associazione «I Pellegrini della Francigena» di Altopascio, e Simone Tani, consigliere dell'associazione «Ad Limina Petri». Le riprese sono di TvPrato.

I saluti iniziali
Il paginone che questa settimana dedichiamo, come previsto, al forum di Altopascio sull'ospitalità ci obbliga a rimandare altri argomenti anche pertinenti, come l'inaugurazione dell'ospitale presso la pieve di Chianni, nel Comune di Gambassi Terme. Ci sarà tempo e modo nei prossimi numeri. Non possiamo invece esimerci dal ringraziare, ancora una volta, l'amministrazione e i dipendenti del Comune, tra cui soprattutto Luigi Del Tredici e Licinia Scardigli per l'ottima accoglienza, che ha incluso anche l'offerta del pranzo a tutti i partecipanti.

A portare il saluto iniziale del sindaco Maurizio Marchetti è stato lo stesso assessore Nicola Fantozzi. «Il flusso dei pellegrini – ha detto tra l'altro – è sempre andato crescendo; lo scorso anno circa mille hanno soggiornato da noi. Da vent'anni chi si è fermato da noi mai ha dovuto pagare qualcosa, e per garantire l'accoglienza i nostri dipendenti si sono attivati anche nei giorni di festa. È una cosa di cui andiamo fieri, abbiamo avuto questa eredità dai Cavalieri del Tau e cerchiamo di mantenerla perché ce l'abbiamo nel Dna».

Ha preso poi la parola Goliardo Paroli, presidente dell'Associazione per la Via Fracingena di Galleno. «Siamo nati – ha detto – circa 15 anni fa con il desiderio di valorizzare il bel tratto che esiste nel nostro territorio. Le nostre difficoltà stanno nel mettere assieme le varie amministrazioni confinanti». E ha ricordato anche l'impegno per un percorso alternativo che da Altopascio a Ponte a Cappiano tolga completamente i pellegrini dalla strada provinciale Romana.

Sulla successiva testimonianza di Pier Angiolo Mazzei non ci soffermiamo, perché merita di essere ripresa a parte in un'altra occasione: chi vuole, comunque, la può già ascoltare – come tutto il resto del forum – tramite il nostro sito, dov'è già presente il video dell'incontro. Monsignor Giovanni De Vivo, vescovo di Pescia, ha infine ricordato – citando l'esempio dell'antichissima chiesa di San Piero in Campo, presso Montecarlo – l'importanza del ruolo della strada. «Negli ultimi anni – ha affermato – mi sono reso conto di essere nato sulla Francigena, a Monteroni d'Arbia, vissuto sulla Francigena e sulle sue diramazioni, giunto come vescovo qui negli anni in cui Altopascio faceva i primi convegni sulla Francigena, cominciava a pensare alla sua valorizzazione prima che se ne parlasse nel resto d'Italia». E ha aggiunto: «A me piace pensare alla Francigena come un'arteria portatrice di cultura, in primo luogo cristiana. Sono un grande critico del modo con cui la Comunità europea ha cercato di consolidarsi, senza partire dal basso, dalla conoscenza delle nazioni. Siamo come in quelle famiglie in cui siccome ci sono delle difficoltà economiche si sta da separati in casa; erano più uniti nel Medioevo di quello che siamo oggi. E allora mi fa piacere che ci siano persone che camminano su questa via».

Il forum

TOSCANA OGGI. Il tema di questo secondo forum è l'ospitalità ma soprattutto «quale ospitalità». C'è infatti modo e modo di accogliere, ci sono esperienze diverse anche in questo campo. Credo ci debba essere comunque un minimo comun denominatore da ricercare per non snaturare lo spirito della via...

Nicola Fantozzi - Al riguardo vorrei presentare la testimonianza di Valentina, dell'Associazione culturale Teupascio.

Valentina (Associazione Teupascio) - L'accoglienza dei pellegrini è uno dei punti fondamentali della nostra attività, in linea con la nostra tradizione. Il lato positivo della nostra esperienza è certamente la continuità che riusciamo a dare, grazie anche al sostegno dell'amministrazione comunale. Abbiamo rilevato però anche un rischio: quello che il nostro impegno a ricevere i pellegrini possa ridursi a una mera consegna di chiavi, soprattutto a causa del recente aumento del flusso sulla Via Francigena. Abbiamo quindi cercato di creare una rete di relazioni con loro, chiedendo di lasciare traccia del loro passaggio sul nostro libro e informandoci sempre sul loro cammino, sulla provenienza e sull'attività che svolgono nella loro vita. Per il futuro vogliamo rendere la nostra foresteria sempre più aperta e accogliente, anche attraverso alcuni doni simbolici da lasciare ai pellegrini, in ricordo del loro passaggio, e potenziando la rete di relazioni con le altre associazioni del territorio.

Chiara Leone - Le vie di pellegrinaggio le fanno i pellegrini che passano, non i cartelli né le mappe, e i pellegrini hanno bisogno di trovare un luogo dove essere accolti sennò non riescono a camminare. Qualsiasi struttura va bene, una volta che c'è una stanza e una doccia è più che sufficiente e Altopascio è un esempio. In realtà quello che fa la differenza sono gli ospitalieri, che sulla Francigena sono di due tipi: persone che hanno capito, senza aver mai camminato, che c'era bisogno di questo, quindi si sono attivati per una soluzione per accogliere la gente con calore, e persone che hanno fatto il pellegrinaggio, sono stati accolte gratuitamente e sono rimaste talmente contente per quello che hanno ricevuto che adesso lo vogliono rifare. Noi nella Confraternita organizziamo dei corsi per ospitalieri e abbiamo tantissime richieste. È questo che fa la differenza tra una struttura ben organizzata ma asettica e una stanzetta dove uno mi accoglie e sono contenta di essere sua ospite. Altro punto, il problema di chi parte non è non poter pagare 20 o 30 euro ma la volontà di riscoprire le cose essenziali, e tra queste l'accoglienza, per ricordarle durante la vita quotidiana. Quando vado in albergo da cliente io pretendo, allora ogni tanto ho bisogno di ricordare che posso non pretendere ma solo ringraziare.

Alessandro Ghisellini - Mi viene in mente un'immagine, nel 2006 ad agosto sul Cammino di Santiago, alla fine delle Mesetas. Presso una chiesetta incontro una persona che mi riconosce come italiano e mi dice: “Secondo me sono almeno 15 o 20 giorno che non bevi un buon caffè italiano”. E aggiunge: “Stasera se vuoi ti puoi fermare qua e oltre al caffè mangerai una pastasciutta”. Ciò che mi ha colpito quel giorno è stato il sorriso della persona che mi ha accolto. O l'anno scorso a Radicofani, arrivo, busso e un ospitaliere mi accoglie con un gran sorriso, prende lo zaino e me lo porta via, mi dice: “Tu adesso ti devi riposare, c'è di là un piatto di pasta che t'aspetta”. Il cammino è un'esperienza che trasforma e non esiste accoglienza vera e propria senza ospitaliere. L'ospitaliere t'insegna il dono dell'accoglienza; probabilmente anche tra noi pellegrini questa esigenza deve nascere, tanto più nel momento storico e sociale che stiamo vivendo.

Renzo Malanca - Siamo sorti per il Giubileo, abbiamo fatto il pellegrinaggio da Lucca a Roma ed eravamo veramente tanti, più di cento. Dopo di allora si è voluto continuare con questo tipo di pellegrinaggio, una massa di persone che cammina, cosa positiva, che “carica” chi partecipa e manda dei messaggi a chi ci vede, ma che presenta delle difficoltà dal lato organizzativo e logistico. Una presenza così ingente di persone va organizzata, ci vuole quasi un anno. Riesce bene, però quanto lavoro! Di conseguenza i nostri pellegrini sono dei signori pellegrini, non il pellegrino che dorme ovunque, per terra. La Francigena in varie volte l'abbiamo fatta come minimo in 50 persone e ci vogliono tante cose, per esempio un pullman di scorta, molto comodo ma che ha un costo, che ci permette di muoverci in 50 altrimenti non troveremmo ospitalità nelle tappe canoniche del percorso. Siamo riusciti a fare tutta la Francigena, può essere un vanto ma oggi ci costa 60 euro al giorno, non molti per chi va in vacanza, ma tanti per la vera mentalità del pellegrino, che sul Cammino di Santiago con 10 euro al giorno può vivere benissimo. Quello che stiamo facendo ora è valido perché tante persone da sole forse non avrebbero fatto i pellegrini, però si perde un po' il valore del pellegrinare, perché per ora non c'è altra possibilità. Se arriveranno strutture capaci di accogliere masse di gente, anche noi magari ci muoveremo come si dovrebbe.

Simone Tani - La forza del cammino in Italia è in gran parte legata al recuperare presenze di comunità laiche e religiose che vivono lungo il percorso, ma lungo la Via Francigena ci sono anche delle strutture straordinarie, bellissime. Anche la struttura fisica non è indifferente: una cosa è andare in un asilo, un'altra è andare in un luoghi che testimonianiano fede e spiritualità, che raccontano senza bisogno di dire niente. Valori straordinari che la Francigena ha molto di più del Cammino di Santiago, che è fondamentale recuperare. Allora il lavoro di Ad Limina Petri è sostanzialmente di facilitazione in questo senso, da un lato di sensibilizzazione all'interno della Chiesa, dall'altro attraverso il rapporto con le istituzioni, perché c'è difficoltà a vedere un progetto complessivo, un percorso in cui una persona sappia che ogni 20-30 chilometri c'è un posto dove dormire, in cui l'accoglienza delle comunità religiose sia certamente attenta alla spiritualità e alla testimonianza ma magari non imponga comportamenti come momenti di preghiera obbligatori e in cui d'altra parte ci si sganci da un sistema turistico in senso tradizionale, senza mescolare i piani. Tutto questo ci stimola a impegnarci non tanto, almeno per ora, nella gestione diretta ma in questo lavoro che sta a monte.

TOSCANA OGGI - Ripartiamo da questo aspetto toccato da Simone: non solo ospitalieri ma anche luoghi con un'anima, come abbiamo anticipato in una nostra recente pagina. Ma quanto costa ristrutturarli e chi paga?

Simone Tani - Il Giubileo è stata un'occasione perduta, che dopo 11 anni non siamo riusciti a recuperare. Se si vuole andare verso il recupero dei luoghi che hanno caratterizzato il pellegrinaggio per secoli, in maggioranza parte del patrimonio ecclesiale, tenendo conto sono da destinare all'accoglienza povera, bisogna uscire dalla logica del mercato e appoggiarsi o a risorse della Chiesa, come otto per mille, o a volontari, come il movimento di cui faccio parte; poi ci sono le risorse pubbliche e quelle delle fondazioni bancarie. Bisogna però intervenire tenendo conto che gli interventi devono essere cadenzati a distanza di 20-30 chilometri tra di loro: anche se tre edifici in pochi chilometri sarebbero più belli, magari si recupereranno in seguito. È necessario puntare soprattutto sulle fondazioni bancarie: ritengo però pericoloso che, come sta avvenendo, si allarghi l'orizzonte anche ad altri percorsi. In Toscana abbiamo una prima via da mettere in sicurezza e completare, poi ci saranno le altre. Bisogna fare in modo che quando sulla Francigena passa Renzo Malanca con 50 persone possa trovare posto ogni 20 o 30 chilometri. Con 4 milioni di euro questa operazione viene completata, non è che stiamo parlando di chissà quali cifre, ma visti i tempi di ristrettezze economiche l'unico modo che abbiamo per farlo è che questa sia una priorità per tutti.
Nicola Fantozzi - Per quanto riguarda gli investimenti, noi abbiamo fatto un accordo per 50 anni con la curia di Lucca per consentire il recupero di Badia Pozzeveri, attraverso finanziamenti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Un progetto che richiede un milione di euro, per ora siamo arrivati a 350 mila euro e il cantiere può partire. Anche questo sarà un luogo per l'ospitalità lungo la Francigena, ma siccome il complesso è grande abbiamo pensato anche alle esigenze della frazione. Ad Altopascio nel centro storico abbiamo invece previsto la ristrutturazione di un edificio storico, la Torre Vòltola, qualcosa che fa parte sempre della nostra storia, sicuramente più suggestivo di quello attuale, che pure si presenta bene e ha anche l'aria condizionata. Per questo abbiamo ottenuto dal Master Plan un contributo notevole, 112 mila euro, e si è dimostrato sensibile anche il Governo con altri 100 mila euro. Non basteranno ma è già qualcosa.

Alessandro Ghisellini - L'esigenza del pellegrino è minimale, un materasso, una doccia per lavarsi, un posto per lavare i vestiti. Con poche migliaia di euro possiamo aprire in Toscana almeno 7 o 8 posti di accoglienza di questo tipo, e più ce ne sono più pellegrini verranno. Abbiamo visto sulla Francigena strutture dove si sta lavorando da anni e che una volta terminate sono degli hotel, chiamati ostelli del pallegrino, a 25-30 euro. Se questa dev'essere la premessa, secondo me occorre un passo indietro. Meglio individuare 4 o 5 strutture che si possono mettere a posto con 200 o 300 mila euro, e renderle disponibili da subito. Prima ancora del recupero di strutture d'interesse dal punto di vista storico, noi pellegrini abbiamo bisogno di accoglienza, abbiamo bisogno che la Francigena già da oggi possa accogliere 10-15 mila persone. A Pavia, per esempio, per 50 chilometri non c'è un'accoglienza povera. Il punto non è pagare 25-30 euro per un ostello, ma evitare una commistione che ci distoglie da quello che è il nostro pellegrinare. Molte più accoglienze essenziali, quindi, per consentire di sviluppare il cammino, piuttosto che progetti che richiedono tempo anche solo per trovare i fondi.

Renzo Malanca - Le strutture essenziali sono importanti. E 30 chilometri di distanza sono già esagerati, bisogna tener conto anche dell'età: l'ideale sarebbe avere strutture ogni 15 chilometri, quindi abbastanza ravvicinate, a una distanza “umana”. Soltanto così si può aumentare il numero dei pellegrini.

Chiara Leone - Bisogna stare attenti a non porre in alternativa l'aspetto economico con il pellegrinaggio. Tutti i pellegrini portano ricchezza, soprattutto ai piccoli comuni, e il cammino di Santiago lo testimonia bene. Secondo punto: se passano i pellegrini e si fermano in una struttura essenziale, quando poi aumentano è più facile chiedere sovvenzianamenti per le altre, come è avvenuto a Radicofani. Prima, quindi, vengono i pellegrini e le strutture essenziali. A Pavia hanno avuto sovvenzionamenti per l'Anno Santo, poi però la struttura creata per i pellegrini l'hanno usata per un'altra finalità, ugualmente buona, perché i pellegrini in quel periodo non sono arrivati.

TOSCANA OGGI - C'è anche un altro problema, che le strutture di ospitalità dovrebbero avere certi requisiti per essere in regola. Sarebbe magari da prevedere per loro una tipologia specifica, come quella dei rifugi di montagna...

Chiara Leone - Ma se invito qualcuno a casa mia e non chiedo dei soldi, non posso ospitarlo? E non possiamo fare lo stesso nelle strutture essenziali? Siamo sicuri che sia un problema reale, se diamo una stanza garantendo tutta la sicurezza possibile, come agli ospiti di casa nostra?

Nicola Fantozzi - In verità è un problema che viviamo e che vogliamo affrontare facendo una proposta alla Regione, anche come Associazione Toscana delle Vie Francigene, per regolamentare l'ospitalità che diamo come amministrazioni comunali, perché per le casa vacanza o i rifugi alpini esiste una regolamentazione della Regione, ma per noi non ci sono regole precise. Abbiamo scoperto che ognuno di noi rischia: tutto è bene quel che finisce bene, ma se succede qualcosa magari ci andiamo di mezzo personalmente. A chiudere la foresteria non ci pensiamo nemmeno, pur essendo coscienti che magari rischiamo la nostra casa. Dobbiamo per forza chiedere alla Regione che regolarizzi questa situazione e ce ne faremo portavoce, sempre che la Regione stessa voglia che le amministrazioni continuino a fare questo servizio. Così come quando capita magari di ospitare qualche gruppo in una palestra.

Renzo Malanca - Se gli altri Paesi come la Spagna si comportano in un certo modo con i pellegrini e lo Stato italiano ha a cuore questa esigenza, ci dovrebbe pensare, favorendo anche dal punto di vista normativo strutture semplici, spartane, a offerta, che diano il minimo.

Simone Tani - Il problema riguarda strutture della pubblica amministrazione o ristrutturate dalla pubblica amministrazione. E poi va assimilato il concetto di accoglienza povera, perché in regione tendono ancora a incasellarla magari nei bed & breakfast o comunque in qualcosa che c'è. Occorre creare una voce diversa il più possibile libera da condizionamenti, che si basi su due elementi fondamentali. che l'offerta è libera e che l'ospitalità sia per una notte. Un agriturismo per esempio, anche se costasse solo 20 euro, è sempre diverso, perché vuole tenerti più notti possibili mentre l'ospitaliere il giorno dopo ti manda via. Sono quindi questi i presupposti di una norma separata, dove certe cose come i bagni per gli handicappati e via dicendo salterebbero. Suggerirei comunque di prendere accordi con l'Anci toscana per presentare questa richiesta alla Regione. Volevo infine precisare che se una struttura costa due milione per rimetterla a posto, gli spazi di accoglienza povera al suo interno rimarrebbero tali; non è che più si spende a investire, più costa il pernottamento. E nelle more del recupero delle strutture più belle si potrebbe far ricorso alle casettine di legno a 80 mila euro, tutte a norma, in grado di ospitare fino a dieci persone.

Alessandro Ghisellini - Sarebbe bello fosse sempre così ma non lo è, ci sono esperienze diverse sul territorio italiano. Però sono d'accordo sulla necessità di inquadrare la merceologia dell'accoglienza povera come qualcosa tipo i rifugi di montagna; tra l'altro il Cammino di Santiago c'insegna. Comunque tra l'essere a norma e il buon senso c'è di mezzo una moltitudine di colori, e il fatto che le strutture debbano essere a norma potrebbe essere un grosso vincolo. L'importante è che siano decenti e organizzate bene, che non ci siano i fili che spuntano fuori, perché ci sono strutture anche stupende, come abbiamo trovato a Ivrea, che non propongono l'accoglienza perché non a norma. Se poi ci sono sistemazioni come palestre eccetera, andrà meglio con la presenza di un ospitaliero. Noi come associazione, anche se non siamo toscani, siamo pienamente disponibili a sostenere quello che diceva l'assessore.

I partecipanti
Nicola Sergio Fantozzi
Nato a Lucca il 19 settembre 1959, residente a Marginone di Altopascio, imprenditore, è stato eletto per la prima volta nel Consiglio Comunale di Altopascio nel 2001 con il candidato sindaco Giorgio Ricciarelli ricoprendo negli ultimi tre anni del mandato la carica di presidente del Consiglio Comunale, primo nella storia del Comune dato che in precedenza non era presente tale figura. Rieletto nel 2006 con il candidato sindaco Maurizio Marchetti, ha ricevuto le deleghe alla Cultura, Turismo, Urp, Rapporti con il cittadino e Associazioni di volontariato. Promotore della prima festa delle associazioni del territorio comunale, nel 2009 è stato nominato vicepresidente dell'Associazione Europea delle Vie Francigene, nel corso dell'assemblea annuale di Montefiascone. Rieletto nuovamente a maggio 2011 eletto, ancora con il candidato sindaco Maurizio Marchetti, ha ricevuto di nuovo le deleghe a Cultura, Turismo e Urp oltre a quelle ad Attività produttive, Rapporti con i cittadini della frazione di Marginone e Rapporti con i cittadini del Comune in genere. La sua coalizione di riferimento, «Insieme per Altopascio», è una lista civica formata da partiti di centrodestra e dall'Udc.

Alessandro Ghisellini
Nato a Milano il 26 agosto 1972, lavora da oltre 15 anni nel settore immobiliare. Folgorato nel 2006 dal primo cammino dove ha scoperto l'importanza ed il beneficio che hanno avuto su se stesso il contatto con la natura, l'incontro con le altre persone, il lento camminare e il susseguirsi dei luoghi, da allora in poi è andato ogni anno alla ricerca delle medesime sensazioni ed emozioni. Ha percorso due volte il Cammino «francese» di Santiago, due volte quello «del Norte» (del Nord) e nel 2010 ha «scoperto» la Via Francigena percorrendola da Ivrea fino a Roma. Particolarmente significativo e determinante è stato, al ritorno dal suo cammino, l'incontro con Cristina Menghini.

Con lei ed altri pellegrini sta attualmente dando vita ad un progetto di promozione e sostegno della Via attraverso l'organizzazione di iniziative e incontri su tutto il percorso, visibili sul sito www.camminandosullaviafrancigena.com, dove si leggono parole che rendono bene l'idea: «Quanti passi abbiamo fatto sui Cammini del mondo, quanti occhi abbiamo incrociato e quanti sorrisi abbiamo scambiato... ma soprattutto quanta vita ci ha insegnato e regalato il nostro peregrinare… Il Cammino ci ha cambiati e dato tanto… ora siamo noi a chiederci cosa possiamo dare al nostro Cammino».

Maria Chiara Leone
Nata in Piemonte 51 anni fa, ha studiato filosofia alla Cattolica di Milano e vive ora ad Assisi dove insegna filosofia e storia in un liceo classico. Ha fatto il primo pellegrinaggio nel 1994 alla volta di Santiago, sa quindi per esperienza che è una cosa buona anzi talmente buona che da allora è stata molte volte a Santiago (seguendo vie diverse), qualche volta a Roma e una volta a Gerusalemme. Va anche spesso in montagna a camminare o sciare (è socia del Cai) e le è proprio chiara la differenza tra un trekking e un pellegrinaggio (anche se le piacciono tutt'e due). Come spesso succede ai pellegrini, ha sentito il bisogno di ritrovare chi aveva fatto la stessa esperienza e così è entrata nella Confraternita di San Jacopo. È stata un'ottima idea: ha trovato gente che condivide l'idea che il pellegrinaggio e la vita quotidiana debbano essere in sintonia, ha trovato il modo per aiutare chi vuole provare a partire da pellegrino, ha trovato dei confratres con cui riflettere su storia e modi del pellegrinaggio. Insomma, San Giacomo le ha dato una mano!

Renzo Malanca
Nato il 13 marzo del 1937 ad Altopascio, l'ha lasciata nel 1960 divenendo pilota militare per sette anni per poi passare all'Aviazione civile e restare altri 28 anni nell'Alitalia, avendo così modo di cimentarsi con tutti gli aviogetti della Compagnia di bandiera, su tutte le rotte mondiali, e ricoprendo anche incarichi di istruzione e controllo sui piloti, per chiudere infine la propria carriera aeronautica in qualità di 1° Comandante.

Dal 1996 ha scoperto un nuovo interesse: la storia medioevale con riferimento al nobile Ordine dei Frati Ospitalieri del Tau di Altopascio e alle dipendenze nel Lazio. Ha ritrovato molte bolle pontificie e documenti dell'epoca che evidenziavano i rapporti stretti tra la magione madre di Altopascio e la dipendenza di Roma, divenuta poi Arciconfraternita dei Fabbri Ferrai, nonché quella di Anagni, cooperando per riavvarli in chiave moderna attraverso un patto di amicizia e un gemellaggio.

Dal 1998 ha collaborato con il Comune di Altopascio per la valorizzazione della Via Francigena, dando appoggio all'iniziativa della mostra itinerante della pittrice Janina Veit Teuten da Canterbury a Roma e curando in special modo la sistemazione logistica della mostra nella capitale, e nel 2000 ha organizzato il pellegrinaggio giubilare da Lucca a Roma che ha visto ben 100 pellegrini camminare lungo l'antica Francigena.

Successivamente, dal 2000 a oggi, ha diretto l'Associazione de «I Pellegrini della Francigena», con sede nel centro storico di Altopascio, e con il sostegno dell'amministrazione civica di Altopascio ha organizzato e diretto, nei vari anni, pellegrinaggi che hanno portato ciascun anno un numero minimo di 50 persone, a percorrere l'intera Francigena, da Canterbury a Roma e Gerusalemme. Ha organizzato pure i pellegrinaggi francescani dalla Verna ad Assisi e Rieti, che hanno avuto un successo notevole, e ha percorso l'intero «Camino Francés» per Santiago di Compostella, vivendo per 40 giorni da pellegrino e pernottando nelle strutture comunali spagnole di ospitalità. Partecipa inoltre a frequenti convegni di istituzioni religiose e civili che hanno per tema lo sviluppo e la scoperta delle antiche vie della fede ed è tra i soci fondatori della «Rete dei Cammini», che da tre anni riunisce le più importanti associazioni di pellegrini, italiane ed europee. Collabora con l'amministrazione Civica di Altopascio affinché si creino sempre più strutture efficienti di ospitalità e itinerari sicuri e ben segnalati in particolar modo nella zona toscana, che rappresenta il vero cuore della Francigena. Per questo l'associazione da lui guidata, prendendo come esempio la Confraternita di San Jacopo di Compostella guidata da Paolo Caucci von Saucken, ha offerto al Comune di Altopascio la propria collaborazione per la gestione gratuita di strutture di ospitalità per pellegrini. La stessa proposta è stata fatta alla Curia e alle istituzioni lucchesi.

Simone Tani
Nato il 14 maggio 1965 a Firenze, dove si è laureato in economia. Dopo il dottorato alla scuola superiore Sant'Anna di Pisa ha lavorato all'Ocse su temi di sviluppo locale, e successivamente nell'area sviluppo organizzativo della General Electric. Assessore al comune di Firenze dal 2000 al 2004, è stato poi dirigente all'innovazione e politiche europee della Provincia di Firenze. Attualmente è dirigente della Promozione economica, turistica e strategie di sviluppo del Comune di Firenze. Consigliere di Ad Limina Petri, l'associazione nata nel 2009 in ambito Cei per sviluppare la sensibilità delle diocesi italiane sul tema della riscoperta del pellegrinaggio, in particolare lungo la Via Francigena, e stimolare gli interventi di recupero di siti ecclesiali lungo la Via per farne luoghi di accoglienza e spiritualità. È inoltre membro dei Ricostruttori, comunità ecclesiale fondata da padre Gian Vittorio Cappelletto sj alla fine degli anni '70, presente oggi in oltre quaranta luoghi a livello nazionale, che offre una proposta di crescita spirituale basata sulla meditazione del cuore e sull'impegno concreto di recupero di luoghi della fede per farne centri di spiritualità e crescita del percorso meditativo personale e comunitario.

di Toscana Oggi su Vimeo.

La Francigena e l'ospitalità, il «forum» ad Altopascio
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