Via Francigena
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La storia della Via nell'alta valle del Paglia

Studi archeologici effettuati intorno al 1990 hanno attestato che la valle del Paglia era attraversata in epoca etrusca da un tracciato viario. In epoca romana, poi, una strada ben attrezzata dopo Bolsena risaliva la valle del Paglia e per le valli dell'Orcia e dell'Arbia proseguiva verso la colonia augustea di Sena Julia. Questa strada basolata, di cui non conosciamo il nome, era un percorso minore che si diramava dalla via Cassia, la quale dopo Bolsena si dirigeva invece verso Chiusi, il Chianti, la piana di Firenze.
DI STELVIO MAMBRINI

Parole chiave: francigena (150), pellegrinaggi (150)

di Stelvio Mambrini

Studi archeologici effettuati intorno al 1990 hanno attestato che la valle del Paglia era attraversata in epoca etrusca da un tracciato viario. In epoca romana, poi, una strada ben attrezzata dopo Bolsena risaliva la valle del Paglia e per le valli dell'Orcia e dell'Arbia proseguiva verso la colonia augustea di Sena Julia. Questa strada basolata, di cui non conosciamo il nome, era un percorso minore che si diramava dalla via Cassia, la quale dopo Bolsena si dirigeva invece verso Chiusi, il Chianti, la piana di Firenze. La strada basolata romana per la città di Sena Julia dette vita nell'alto medioevo alla via Francigena tra val d'Orcia e val di Paglia. Alcuni borghi attestati nella valle del Paglia nell'alto medioevo, come Callemala, Voltole e Burburigo, presentano infatti numerose testimonianze archeologiche di vita in epoca romana.

L'abbazia benedettina del Santissimo Salvatore fu costruita alla metà dell'VIII secolo, in epoca longobarda, per evangelizzare e civilizzare la montagna, ma anche per esercitare un controllo sulla sottostante via Francigena. L'abbazia venne fondata dai nobili fratelli longobardi del Friuli Erfo, Anto e Marco all'interno di un ampio progetto di evangelizzazione e riorganizzazione del regno, che prevedeva la formazione di una sicura rete di collegamenti e l'utilizzo produttivo delle vaste proprietà regie. Nell'830, in epoca carolingia, una taverna era già esistente nell'area del villaggio di Callemala, sorto nella valle del Paglia. Il primo documento italiano nel quale compare il termine «Via Francisca», la strada dei Franchi, è un atto dell'876 dell'abbazia del Santissimo Salvatore riguardante la confinazione di un terreno nell'area di Callemala. In questa zona i documenti altomedievali dell'abbazia citano spesse volte il termine via pubblica, via carraria, via antica. La strada proveniente da Siena dopo le Briccole e i Ricorsi attraversava il torrente Rondinaia eppoi il torrente Formone e lo risaliva a sinistra fino all'insellatura tra il Poggio Cirillo e il poggio dei Nebbiali. Da questo punto, conosciuto dal secolo XV come il Poggilone, la strada scendeva nella valle del Paglia, nel pianoro tra i torrenti Vascio, Cacarello e Pagliola (che in questo punto danno origine al fiume Paglia) dove nel medioevo si era già sviluppato il villaggio di Callemala che aveva raggiunto circa trecento abitanti e contava numerose taverne, ospizi, mulini e la chiesa di Santa Cristina. La strada proseguiva in direzione del villaggio di Voltole, abitato da quattrocento persone, dove si trovava la chiesa di San Pietro. Da qui si raggiungeva il villaggio di Burburigo con la chiesa di Santa Maria e si proseguiva per Ponte a Rigo. Superato il torrente Elvella la strada puntava verso Acquapendente e Roma. Nel suo viaggio di ritorno da Roma verso l'Inghilterra, l'arcivescovo di Canterbury Sigeric, tra il 990 e il 994, si fermò a Voltole, borgo ricordato dall'alto prelato come Sce Petir in Pail.

Nel 962 i monaci di San Salvatore possedevano una taverna anche ad Acquapendente, mentre uno xenodochio dell'abbazia era ubicato, nei primi anni del XII secolo, nel borgo di Muliermala situato nella zona dell'attuale Le Conie. Per più di quattrocento anni re, imperatori, mercanti, prelati e pellegrini percorsero questa strada sostando nei villaggi controllati dalla potente abbazia imperiale dove esistevano ospedali ed alberghi. La stessa abbazia fu luogo di passaggio, sosta e accoglienza per gli imperatori e per i pellegrini in viaggio. Ne è una testimonianza anche l'eccezionale nucleo di circa cinquecento ex ossibus e vesti di Santi e ventuno reliquie simboliche, conservate e venerate in San Salvatore. Il culto delle reliquie è tipico della cristianità medievale, in particolare delle chiese meta di pellegrinaggio o tappe in una via di pellegrinaggio.

Dalla seconda metà del 1100 iniziò ad essere utilizzato il percorso della strada per Roma che saliva a Radicofani e scendeva poi a Ponte a Rigo, come sembra attestare il diario di pellegrinaggio dell'abate islandese Nikulas di Munkathvera del 1154, che tra San Quirico d'Orcia e Acquapendente ricorda il castello di Mala Mulier alla sommità della montagna Clemunt che gli storici identificano con il monte di Radicofani. Questo passaggio divenne prevalente nel XIII secolo come ricordato da numerosi itinerari di viaggio. A Radicofani fa riferimento l'itinerario di viaggio del re di Francia Filippo Augusto di ritorno dalla terza crociata nel 1192 e quello dell'arcivescovo di Rouen Eudes Rigaud nel 1254.
A Radicofani, a fine Duecento, sono attestati tre Ospedali detti Hospitale Bonaiucte, Hospitale S. Petri e Domus leprosorum (un lebbrosario). Il paese fu anch'esso luogo di passaggio e sosta di re, imperatori, prelati, mercanti e pellegrini e, dal 1298, base per le imprese del famoso Ghino di Tacco.

Con la decadenza del potere dell'abbazia di San Salvatore si erano venuti imponendo altri poteri istituzionali nel sud della Toscana e probabilmente la crescente insicurezza della via in val di Paglia vide affermarsi il percorso che transitava sotto la Rocca di Radicofani. Già dal Duecento il villaggio di Callemala nell'alta valle del Paglia risultava infatti abbandonato, così come peraltro si erano venuti spopolando gli altri borghi e casali della valle lungo la strada, i cui abitanti erano andati a formare i paesi di Abbadia San Salvatore, Radicofani ed anche Piancastagnaio, a seguito di quel fenomeno che è definito storicamente incastellamento. La strada era stata un elemento fondamentale nella strutturazione del paesaggio medievale dell'alta valle del Paglia e del Formone, caratterizzate dalla presenza di villaggi e case sparse; la strada sarà poi un veicolo basilare per la nascita e la strutturazione urbana dell'attuale borgo medievale di Radicofani.

L'antica strada lungo la valle del Paglia non fu comunque mai abbandonata e i due tracciati (per la valle e per Radicofani) continuarono a coesistere. La strada di valle continuò ad essere utilizzata infatti fino al 1593 come strada romana e nei secoli successivi come strada interpoderale.

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