Via Francigena
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Lo scempio sulla Via Francigena

L'allarme è stato lanciato lo scorso 16 giugno in una conferenza stampa della sezione senese di Italia Nostra, in zona Due Ponti, a sud della città, area già pesantemente segnata da un'urbanizzazione lontana mille miglia da quella che ha caratterizzato nei secoli passati la città del Palio determinandone la bellezza. Nel mirino dell'accorata denuncia, la «Cittadella dello sport» prevista nella zona di Borgo vecchio, presso il Colle Malamerenda, proprio lungo l'itinerario ufficiale della Francigena.
DI MARCO LAPI

Parole chiave: francigena (150), pellegrinaggi (150), siena (86)

di Marco Lapi

L'allarme è stato lanciato lo scorso 16 giugno in una conferenza stampa della sezione senese di Italia Nostra, convocata presso una sala riunioni in zona Due Ponti, a sud della città, area già pesantemente segnata da un'urbanizzazione lontana mille miglia da quella che ha caratterizzato nei secoli passati la città del Palio determinandone la bellezza. Assieme alla presidente Lucilla Tozzi e agli altri rappresentanti dell'associazione, erano presenti anche Renato Stopani e Fabrizio Vanni, rispettivamente presidente e segretario scientifico del Centro Studi Romei. Nel mirino dell'accorata denuncia, la «Cittadella dello sport» prevista nella zona di Borgo vecchio, presso il Colle Malamerenda, proprio lungo l'itinerario ufficiale della Francigena. Un bellissimo spicchio di campagna senese destinato, secondo il progetto, a essere stravolto da migliaia di tonnellate di cemento. Nuovo stadio, nuovo palazzetto dello sport, nuova piscina coperta e quant'altro, secondo le deliberazioni adottate in questo senso già da anni dalle amministrazioni guidate da Maurizio Cenni. Strutture che i recenti successi dello sport senese – basket anzitutto, ma anche calcio – sembravano rendere indispensabili, destinate però a restare lettera morta stando almeno alle dichiarazioni espresse dal nuovo sindaco Franco Ceccuzzi già nel corso della campagna elettorale. «Il perdurare della crisi economica e le minori risorse disponibili – aveva infatti scritto nel proprio programma – portano alla scelta di non realizzare il nuovo impianto a Isola d'Arbia».

A far tornare alla ribalta il progetto ci ha pensato però lo stesso predecessore Cenni, con un colpo di mano (o per meglio dire di coda) a una manciata di giorni dalle elezioni: un atto di indirizzo politico-amministrativo deliberato dalla Giunta per chiedere alle strutture comunali di acquisire i terreni per il nuovo stadio e di avviare le procedure per realizzarlo anche per la «necessità di recuperare le spese sostenute per la progettazione dell'intervento». Stadio che nelle intenzioni di Cenni rappresenterebbe il fiore all'occhiello della suddetta Cittadella, convenzionalmente detta «dell'Arbia» ma che anziché nella zona industriale di Isola d'Arbia, dove sono presenti diversi capannoni abbandonati, sorgerebbe appunto tra Borgo Vecchio e il Colle Malamerenda, più di 75 ettari di campagna intatta che rientra nella «zona cuscinetto» prevista dall'Unesco nel 1995, quando il centro storico di Siena fu iscritto nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità. Per quanto riguarda il tratto di Francigena che attraversa la zona, verrebbe semplicemente sostituito da una strada asfaltata larga 11 metri.

Per questo Italia Nostra ha chiesto alla nuova Giunta comunale guidata da Ceccuzzi «di non dare seguito alla delibera del 3 maggio e di adottare ogni provvedimento idoneo a scongiurare non solo la costruzione dello stadio, ma dell'intera Cittadella dello sport». Parole di solidarietà e appoggio in questo senso sono state inviate dai Pellegrini della Francigena guidati da Renzo Malanca, nel corso del loro pellegrinaggio tra Reims e il Gran San Bernardo (che ricordiamo ancora in questa pagina). Interpellato in proposito, il sindaco di Monteriggioni Bruno Valentini, da sempre in primo piano per la promozione della Via Francigena, afferma che «l'ambizioso progetto del Comune di Siena probabilmente non sarà realizzato dal nuovo Sindaco, soprattutto per la sua insostenibilità economica», ma chiarisce al tempo stesso che «il transito in quell'area del percorso “ufficiale” della Via Francigena è frutto di scelta “convenzionale” dettata puramente da esigenze di continuità dell'itinerario». E precisa: «Non discuto, nel merito, la valutazione paesaggistica. Dico piuttosto che in quella zona toccata dalla progettazione, per ora solo virtuale, del nuovo stadio di calcio è possibile individuare piuttosto agevolmente altri tragitti alternativi».

Nessuna aggressione alla Francigena in senso stretto, quindi, quanto piuttosto al «suo» paesaggio nella zona a sud di Siena, in vista di quella Val d'Arbia dove i senesi, come ha sottolineato Fabrizio Vanni, rischiano nuovamente di provocare «lo strazio e 'l grande scempio», stavolta però a se stessi. E certamente si può già definire «strazio e grande scempio» quel che è accaduto presso le rive dell'Arno nella zona di San Pierino, storico attraversamento del fiume tra Fucecchio e San Miniato, dove un antico tratto di selciato (nella foto), tornato in bella vista nei pressi di un cantiere, è stato nuovamente sepolto sotto quattro metri di rilevato stradale. A segnalarlo è lo stesso Bruno Valentini. «Ma è legittimo?», chiede dalla sua pagina Facebook. «Non si poteva salvare l'antico, meraviglioso selciato, magari spostandolo un po' più in là come si fa con gli affreschi e come ho visto fare in Francia?». E dov'era, possiamo aggiungere, la Sovrintendenza competente?

Proprio da Monteriggioni viene un'indicazione su come tutelare la Via, come ha riconosciuto lo scorso ottobre a Firenze, durante la celebrazione del decennale della «Convenzione europea del paesaggio», la direttrice del settore cultura del Consiglio d'Europa Gabriella Battaini Dragoni. «A Monteriggioni – affermò in quell'occasione – il percorso è accompagnato da un sistema di protezioni laterali che rendono il paesaggio non modificabile. Un segno positivo che indica che c'è una vera presa di coscienza sulla necessità di preservare queste aree». La Francigena, quindi, considerata «alla stregua di un monumento storico da tutelare», come ebbe modo di ribadire nella circostanza Valentini, auspicando un'uguale attenzione da parte di tutti gli altri enti locali interessati.

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