Via Francigena
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Lunigiana, l'«omino del Sillara» ,testimone di un antico itinerario

E' in Lunigiana che si svolge il nostro itinerario, nella terra delle statue-steli, fra Liguria ed Emilia all'estremità nord-occidentale della Toscana. La valle, formata dal fiume Magra e dai suoi affluenti, è attraversata per tutta la sua lunghezza dalla Francigena, la strada dei pellegrini, dei mercanti, degli eserciti.
DI CORRADO BERNARDINI

Parole chiave: francigena (150), lunigiana (50)

di Corrado Bernardini

E' in Lunigiana che si svolge il nostro itinerario, nella terra delle statue-steli, fra Liguria ed Emilia all'estremità nord-occidentale della Toscana. La valle, formata dal fiume Magra e dai suoi affluenti, è attraversata per tutta la sua lunghezza dalla Francigena, la strada dei pellegrini, dei mercanti, degli eserciti.

Sul suo lato sinistro si staccava un antico percorso che, attraversando Bagnone, raggiungeva Iera per poi risalire i contrafforti dell'Appennino tosco-emiliano e, dopo aver scavalcato i passi Giovarello e Compione, scendeva in Val Padana.

Il nostro lavoro si svolge sul lato sud della dorsale appenninica in territorio toscano, nel tratto che da lera sale alle capanne Tornini, per proseguire sotto le pendici dei monti Sillara e Losanna e trovare compimento nella 'magica' conca nella quale è stata individuata l'effigie dell'omino incisa su un masso. Non lontano sgorga una sorgente e poco oltre si incontra un piccolo riparo sotto roccia con alcune cavità. Nel bosco circostante si trovano numerose coppelle, la maggioranza delle quali scavate su pareti verticali. Indubbiamente la zona potrebbe essere ulteriormente esplorata in maniera sistematica e riservare piacevoli sorprese.

In un saggio dei primi anni '90 abbiamo avuto notizia del precedente ritrovamento, di quello che era già stato battezzato «ornino del Sillara». Il CAI, partendo dalla sua vocazione escursionistica ed attingendo allo spirito proprio della ricerca nelle Terre Alte, ha iniziato una esplorazione sistematica senza tuttavia riuscire a rinvenire l'incisione, anche per la non precisa denominazione dell'antropomorfo. D'altronde la memoria esatta del sito si stava esaurendo anche presso i soci CAI più anziani e la difficoltà del percorso, nonché la sua lontananza da un punto di ricovero, potevano indurre ad abbandonare la ricerca. Rizieri Castagna e Ubaldo Ricci della Sezione del CAI di Sarzana, intuendo che forse la denominazione Sillara non era esatta, hanno allargato la zona di ricerca e in una conca orientata verso le pareti scoscese del Losanna hanno finalmente ritrovato l'incisione. La segnalazione alla Sovrintendenza della Toscana, competente per territorio, è stato atto conseguente. La ricognizione successiva, fatta assieme da Sovrintendenza, Comune e CAI, ha confermato che le fatiche erano state premiate e un piccolo pezzo della nostra memoria storica era stato riscoperto per lo studio e la ricerca.

Tutto questo percorso si è così potuto realizzare grazie alla collaborazione tra il CAI di Bagnone, Pontremoli e quello di Sarzana, che assieme hanno saputo lavorare in modo armonico e costruttivo. Molto importante è stata l'intesa della nostra associazione con il Comune di Bagnone (che provvederà, tra l'altro, a completare il recupero delle capanne Tornini, utilizzabili come ricovero per estendere l'esplorazione del sito) e con la Sovrintendenza ai Beni Archeologici della Toscana.

È con questo metodo di lavoro «allargato» che il CAI dovrà proseguire tale attività, nel rispetto dei rispettivi ruoli e peculiarità. La prossima tappa del nostro impegno associativo sarà la sottoscrizione di una convenzione con gli enti pubblici interessati che, descrivendo i compiti di ciascuno, ci veda tutti impegnati per il recupero e la valorizzazione di questa nuovo itinerario storico.

Lunigiana, l'«omino del Sillara» ,testimone di un antico itinerario
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