Via Francigena
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Ospitalieri e pellegrini uniti da un solo destino

Questo è il racconto di un raddoppio e anche di un impegno vero, serio. Si è appena conclusa la quarta edizione del corso per pellegrini ospitalieri della Via Francigena, quello che si svolge da anni nella terra di Monteriggioni, promosso dalla Confraternita di San Jacopo di Compostella e dalla parrocchia di Castellina Scalo di don Doriano Carraro.
DI MONICA D'ATTI

Parole chiave: francigena (150), pellegrinaggi (150)

di Monica D'Atti

Questo è il racconto di un raddoppio e anche di un impegno vero, serio. Si è appena conclusa la quarta edizione del corso per pellegrini ospitalieri della Via Francigena, quello che si svolge da anni nella terra di Monteriggioni, promosso dalla Confraternita di San Jacopo di Compostella e dalla parrocchia di Castellina Scalo di don Doriano Carraro. Il raddoppio è avvenuto nel numero dei partecipanti che superando le 70 persone ha messo a dura prova l'organizzazione e ha dimostrato l'accresciuto interesse verso il servizio di tanti bravi pellegrini; l'altro raddoppio è stato quello della proposta: dopo il corso del fine settimana si è proseguito con un lungo pellegrinaggio di 12 giorni fino a Roma che ha portato 35 pellegrini e ospitalieri ad limina Petri.

Le date: dal 20 al 22 aprile il corso; dal 23 aprile al 3 maggio il cammino. Sfida e scommessa rivolta al cuore della Via Francigena, diretta alle persone capaci di dire di sì, di impegnarsi veramente nel servizio gratuito.

Il corso comincia da Badia a Isola, dall'ospitale che aspetta di essere aperto, dal luogo che aspetta con le sue mura ancora silenziose di vedere finalmente il sorriso dei pellegrini e degli ospitalieri, l'incontro lungo la Via. Ospitare il pellegrino è porsi all'incrocio dei cammini. Il cammino dell'ospitaliere, capace di attendere e di servire, si incrocia con quello del pellegrino che procede verso la sua meta. Su un cammino di pellegrinaggio, pellegrini e ospitalieri sono uniti da un unico destino. Entrambi cercano quel Dio nascosto che hanno già visto, o intravisto, e che proprio per quello sanno che è possibile trovare.

Questa certezza risuona nelle parole di tutti i partecipanti, nel racconto delle loro esperienze, nella condivisione della prima sera. Poi il corso prende il volo il sabato mattina con le considerazioni di padre Bogliacino, con le sue suggestioni. E ancora si parla di essenza del pellegrinaggio. Perché per essere buoni ospitalieri bisogna essere buoni pellegrini e ancora di più eredi; continuatori di una storia millenaria con tradizioni e segni e simboli e senso che deve essere salvaguardata da appetiti poco salutari; quelli che ultimamente divorano le vie dei pellegrini, macinandone il retaggio e restituendo scarti di poco valore e di sola apparenza. Bisogna essere coscienti ed orgogliosi di ciò che ci è stato trasmesso, bisogna essere umili e rispettosi per imparare sempre e ancora, per ascoltare le lezioni della strada. Questo è l'insegnamento più importante per i nostri ospitalieri. L'altro è quello che sempre ripetiamo in questi corsi e che fu sintetizzata ottimamente da mons. Carlo Mazza nel corso del 2010: «… il gesto dell'accoglienza benevola e libera non solo definisce il cristiano, ma diventa segno distintivo del discepolo, del pellegrino e dell'ospitaliere».

Dobbiamo cercare le vere ragioni del nostro essere ospitali che non si devono fermare ai sentimenti o alla pietà, ma arrivare fino alla carità, segno distintivo del discepolo di Cristo capace di donare in gratuità cose che non hanno prezzo (cose che non sono gratis, anzi che costano fatica, ma che alla fine non hanno prezzo perché il loro valore è talmente elevato che non ha proprio senso monetizzarlo; il dono è qualcosa di superiore).

E si parte per la seconda parte: il cammino verso Roma. A piedi come pellegrini, ospitati da altri ospitalieri lungo la Via. Lo scopo è chiaro, ben dichiarato. Il pellegrinaggio viene organizzato per rispondere alle esigenze emerse: fare un cammino di spiritualità fino a Roma; permettere agli ospitalieri di conoscere al meglio la Via Francigena anche dal punto di vista logistico; conoscere le altre realtà ospitaliere. Il tutto per poter poi offrire la migliore accoglienza possibile ai pellegrini che si ospiteranno durante l'anno.

Come sempre accade sulla via si è formata presto una comunità in cammino che ha potuto incontrare persone e luoghi, vedere i problemi generati dai «trabocchetti» lungo il percorso, toccare con mano la bellezza e la varietà dei luoghi attraversati, prendere consapevolezza delle difficoltà e vivere sulla propria pelle ciò che vivranno i pellegrini che saranno ospitati poi da ciascuno di noi. Una bella scuola, un momento forte, un'occasione di vera crescita. Poche parole, molti fatti. Siamo pronti, sempre più pronti.

E chiudo con la segnalazione di un paradosso. Più diventa serio e vero l'impegno dei volontari più sembra che da parte di qualcuno ci sia la paura di prendere sul serio questa disponibilità con una contemporanea difficoltà ad accettarla. Il servizio offerto sembra fare paura a chi di solito lo predica. È dura la strada del pellegrino ospitaliere, ma ci conforta il saluto che ci accompagna: ultreya, semper!

Ospitalieri e pellegrini uniti da un solo destino
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