Via Francigena
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Pellegrini quasi per caso tra i raccoglitori d'olive

«Dove andate ragazzi?». «A Siena, lungo la Via Francigena». «Venite a lavorare, gli è meglio!». Da Gambassi Terme a Siena il panorama è disseminato di vigneti e uliveti. A fine ottobre, nei giorni precedenti la festa di Tutti i Santi, abbiamo incontrato tante persone sopra scale di legno, intente a raccogliere olive. E tutte, veramente tutte, con la stessa aria di scherno tipicamente toscana ci hanno caldamente invitato ad usare le braccia in modo utile, piuttosto che le gambe per andare a zonzo.
DI GIACOMO COCCHI

Parole chiave: francigena (150), pellegrinaggi (150)

di Giacomo Cocchi

«Dove andate ragazzi?». «A Siena, lungo la Via Francigena». «Venite a lavorare, gli è meglio!». Da Gambassi Terme a Siena il panorama è disseminato di vigneti e uliveti. A fine ottobre, nei giorni precedenti la festa di Tutti i Santi, abbiamo incontrato tante persone sopra scale di legno, intente a raccogliere olive. E tutte, veramente tutte, con la stessa aria di scherno tipicamente toscana ci hanno caldamente invitato ad usare le braccia in modo utile, piuttosto che le gambe per andare a zonzo.

Fossimo stati in Spagna, sul cammino verso Santiago di Compostela, probabilmente la musica sarebbe stata diversa, lì i pellegrini sono abituati a vederli e anche a «sfruttarli». In ogni paesino, quasi in ogni casa, ci sono chioschi improvvisati che vendono panini e bibite fresche alle tante persone che seguono le frecce gialle o le conchiglie che indicano la via.

Ogni anno con gli amici per il «ponte dei morti» facciamo un'escursione in montagna, Apuane e Appennino tosco-emiliano le mete preferite. «Perché non percorriamo un pezzo di Francigena fino a Siena?». Così abbiamo voluto testare il primo tratto attrezzato della via, quello inaugurato i primi di ottobre. Sessanta chilometri, un viaggio diviso in tre tappe, da Gambassi fino a piazza del Campo, pernottando una notte a San Gimignano e una a Monteriggioni.

Con noi solo lo zaino con dentro il sacco a pelo, un ricambio di vestiti e borraccia. Niente cartina, seguiamo la nuova segnaletica: cartelli con l'immagine del pellegrino armato di bisaccia e bastone, o le piccole pietre miliari bianche con le lettere VF, Via Francigena. Niente cibo, speriamo nella provvidenza mascherata da alimentari di paese.

Da Gambassi verso le torri di San Gimignano sono poco più di 13 chilometri. Una prima tappa per sgranchirsi le gambe. E poi le suore hanno detto di arrivare entro le 17, altrimenti la portineria è chiusa. Abbiamo chiesto alloggio alle benedettine del monastero di San Girolamo. La prenotazione della camera per la notte è avvenuta via e-mail, scovata sul loro sito internet. La modernità aiuta a scoprire un'antica ospitalità, secondo la regola di San Benedetto, che lì si perpetua da quasi sette secoli. Lungo la strada si può godere la differenza tra le aspre colline fiorentine e quelle dolci senesi. Un breve percorso sui crinali della Val d'Elsa dove il passaggio della Francigena ha originato pievi e abbazie, ormai fuori dalle principali vie di comunicazione. Come la pieve di Cellole, raggiungibile con un tratto di selciato medievale.

La lunga strada, quasi trenta chilometri, che collega San Gimignano a Monteriggioni è riconosciuta come una delle più belle tappe dell'intero cammino. Gran parte del percorso è composto da sentieri in saliscendi che si immergono all'interno delle campagne senesi. Strade bianche che tagliano campi di terra rossa zollata. Alle spalle una pieve, davanti allo sguardo un castello. Un paesaggio che probabilmente è rimasto immutato negli ultimi cinquecento anni. Ad attenderci, in lontananza, l'inconfondibile corona di mura e torri che circonda Monteriggioni. Lì dentro, dove le lingue più diffuse sono ormai il tedesco e il russo, c'è l'ostello dei pellegrini, struttura gestita dalla parrocchia. Qui l'atmosfera e l'accoglienza sono simili a quelle del cammino di Santiago: camerate con letti, bagno e cucina attrezzata in comune. Siamo gli unici viandanti, anche qui, nel punto di ristoro e riposo per eccellenza dei pellegrini. Gli altri sono fedeli che stanno compiendo un pellegrinaggio «motorizzato» in Toscana e una famiglia veneta: «Quando viaggiamo cerchiamo sempre alloggio dai frati e dalle suore, si sta meglio».

Di buon mattino riprendiamo la strada per l'ultima tappa: Siena. Sappiamo che ci aspettano almeno 5 chilometri di strada asfaltata. Una sofferenza per piedi e ginocchi. Ma il percorso non tradisce e si mantiene affascinante anche se l'avvicinamento alla grande città fa venir meno gli odori del bosco e della campagna. Per arrivare in centro si deve salire, scendere e poi risalire. Sono le 14, ancora non abbiamo pranzato e quando da dietro le spalle una voce, poco prima di porta Camollia, ci apostrofa: «Pellegrini! Dove andate?», questa volta, da conquistatori della nostra meta personale, siamo pronti a rispondere per le rime. Mentre alzo braccio indeciso tra un «vaffa» e un semplice gesto di stizza, ci affianca una «pantera» della polizia. «Ciao pellegrini, avete fatto la Francigena? È una strada meravigliosa», dicono i due agenti dal forte accento meridionale. Con un sorriso uno ci racconta l'esperienza di Santiago e l'altro il Cammino dell'Angelo, quasi tremila km dalla Puglia alla Francia. «E voi?», ci chiedono. «Noi? Sapete mica dov'è una buona trattoria?».

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