Via Francigena
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Qualche consiglio fraterno per non sbagliare cammino

Il saluto inviato dal parroco don Doriano Carraro, assente perché in Libano, e letto all'inizio del forum di Abbadia a Isola, organizzato da Toscana Oggi (sabato 22 ottobre): nessuna frase di circostanza ma un forte richiamo a servire la causa dei «veri pellegrini» senza altri obiettivi che possono snaturare la Via Francigena.

Parole chiave: francigena (150), pellegrinaggi (150)

Il saluto inviato dal parroco don Doriano Carraro, assente perché in Libano, e letto all'inizio del forum di Abbadia a Isola, organizzato da Toscana Oggi (sabato 22 ottobre): nessuna frase di circostanza ma un forte richiamo a servire la causa dei «veri pellegrini» senza altri obiettivi che possono snaturare la Via Francigena.

di don Doriano Carraro

Non potendo essere presente a questo importante forum con le associazioni che promuovono il pellegrinaggio e l'accoglienza dei pellegrini sulla Via Francigena, saluto di cuore tutti. Sapervi riuniti a Badia a Isola, di cui sono parroco, e nella quale il 6 gennaio 2012 avremo la gioia di inaugurare il nuovo ospitale dei pellegrini nella ex-casa canonica, mi stimola a condividere con voi una riflessione.

Come sapete io non ho mai camminato su vie di pellegrinaggio. Ho solo fatto più volte cammino solitario in alta montagna e accoglienza di pellegrini. Sono soprattutto un osservatore. Osservo: dal 2005 in poi si è visto un interesse per la Via Francigena che prima era di pochi e di poche associazioni: associazioni e individui che hanno praticato il pellegrinaggio da diverso tempo, soprattutto sul cammino di Santiago, sino a diventare gli aesperti» del pellegrinaggio e a creare di fatto uno stile e una spiritualità e del camminare e dell'accogliere.

Con l'affacciarsi sulla Via Francigena delle istituzioni pubbliche, europee, nazionali e locali, gli individui e le associazioni che si occupano di pellegrinaggio e di accoglienza si sono moltiplicati con un incremento sorprendente. La cosa brutta è che moltiplicandoci ci dividiamo.

Forse il forum potrà costituire un contributo per riconoscere il diritto di moltiplicarsi come diritto a una creatività propositiva e operativa sul territorio. Inoltre può essere un invito a riconoscere e ad accogliere le rispettive diversità, cercando una loro convivenza pacifica e gioiosa. Il pluralismo è segno di libertà e di intraprendenza. Importante è essere creatori e cercatori veri, cioè preoccupati di servire la causa dei «veri pellegrini» e non altri obiettivi legati ad interessi di sviluppo turistico locale: è una questione di onestà di coscienza.

Da subito si è avvertita forte l'esigenza che vecchi e nuovi soggetti operanti sulla Via sappiano dialogare e comunicare, riconoscendo, da parte dei nuovi, meriti, ragioni, esperienza dei vecchi, e, da parte di questi, ragioni, meriti, intraprendenza dei nuovi.

Per questo ho pensato di far convivere vecchio e nuovo proprio nel nuovo ospitale di San Cirino alla Badia. L'ospitale sarà identificato come ospitale ALP («Ad Limina Petri», associazione recentemente nata sotto l'egida dell'Ufficio per la pastorale del tempo libero della Conferenza episcopale italiana e che ha lo scopo di identificare gli ospitali di proprietà di parrocchie, diocesi, istituti religiosi), e sarà gestito con la collaborazione della Confraternita di San Jacopo di Perugia.

Il rapporto con le istituzioni non è sempre facile per le associazioni che si occupano dei «veri pellegrini». Le istituzioni hanno connaturata la vocazione di essere locomotiva, in forza anche del fatto che gestiscono il denaro pubblico. E questo le fa essere necessariamente sul palcoscenico, lasciando in ombra altri attori, forse i veri attori dei quali le stesse istituzioni potrebbero avvalersi per impostare meglio il loro lavoro.

Pur riconoscendo alle istituzioni un ruolo importante di promozione e di operatività sulla Via Francigena, esse alla fine sembrano essere lontane dalla Via stessa, perché sognano una Via che non è quella voluta dai pellegrini veri.

La Via Francigena è diventata, a mio avviso in maniera forzata, un toponimo e un marchio che fanno comodo a tanti per perseguire diversi interessi. Interessi che, a volerli perseguire come obiettivi primari, fanno sì che il «cammino dei veri pellegrini oggi», con le sue necessità primarie, rimanga ai margini di operazioni culturali ed economiche sulla Francigena.

Il percorso ufficiale, pur con le sue legittime varianti, sembra che venga costellato di distrazioni più o meno appetibili, tali da tentare il pellegrino a fermarsi a «consumare». Questo, però, non sarà più un pellegrino, ma un comune turista.

Bisogna, a mio avviso, dare spazio ad una creatività di interventi e proposte sulla via che corrispondano veramente ai bisogni e ai desideri del «pellegrino vero».

È più facile mettere in piedi una serata gastronomica medievale che un palcoscenico dove si raccontano le storie dell'anima dei pellegrini, o una preghiera serale in una chiesa, o una veglia per raccontarsi... o uno scambio culturale tra i pellegrini di oggi (Nuova Zelanda, Australia, America, Russia, Svizzera, Germania, Brasile, Messico...).

Altra cosa ritengo importante: quella di ritrovare, in tutti i soggetti che sono impegnati sulla Via Francigena, una volontà comune per assicurare  una ospitalità povera per i «veri pellegrini»: pellegrini che non sono né escursionisti né turisti, e che non hanno sufficienti risorse economiche (si pensi ai giovani).

L'ospitalità povera dovrà essere sussidiata con altre risorse che la Provvidenza non ci farà mancare.

Come si può pensare che un pellegrino, giovane poi, possa spendere 40-50 euro al giorno per fare un pellegrinaggio di 30/40 giorni?

Interessi e benefici collaterali affioreranno inevitabilmente accanto al cammino ma fanno correre il rischio di estromettere dal cammino proprio i veri pellegrini.

Credo che occorra adottare un «memorandum comportamentale dell'ospitaliere verso i pellegrini», e lasciare alla discrezionalità degli ospitalieri di capire se c'è bisogno di dare anche un'accoglienza gratuita. Tra l'altro bisognerebbe definire quali caratteristiche debba avere un ospitale perché si possa chiamare tale. L'ospitale dovrebbe avere la presenza di un ospitaliere che accoglie e sta con i pellegrini.

Altre cose: un invito a non ostentare né primogeniture che impediscono di confrontarsi con il nuovo, né potere istituzionale che mortifica quanti, per lo più volontari, lavorano alla base e che di fatto tengono in piedi l'impianto del camminare e dell'accogliere.

Inoltre: investiamo sul cammino a piedi o in bici, sul «movimento lento e sostenibile».

Non mettiamo troppa carne al fuoco (esempio: «la Via Francigena in auto»).

Spendiamo i soldi pubblici per cose valide e primarie. Si fanno troppi convegni cui partecipano per lo più addetti ai lavori; «parate di pellegrini»; «parodie dei pellegrini medievali», giornate/settimane promozionali di tour-operator.

Ritorniamo alla scena vera: quella degli oltre mille pellegrini che quest'anno hanno percorso a piedi o in bici la Francigena e che nei prossimi anni, sempre a piedi o in bici, saranno sempre più numerosi. Pellegrini che non si qualificano né come sportivi, né come escursionisti, né, tantomeno, come «clienti fedeli» o «habitués» della Via e «dipendenti» dalla Via.

La Francigena a cavallo o in auto è la Francigena dei ricchi. Ieri andare a cavallo era una necessità legata prevalentemente al commercio, oggi è un lusso che è accessibile solo ai ricchi e mai ai pellegrini.

Noi stiamo inventando e realizzando cose che ai pellegrini non interessano per niente o solo marginalmente. Forse interesseranno loro quando ritorneranno nei luoghi della Francigena da turisti.

Il pellegrino non è una persona solo corporale, libera e intelligente. È innanzitutto una persona spirituale. Perché non ci sforziamo, e non solo con parole convenzionali, a studiare e capire meglio chi è il pellegrino? Per me il pellegrino è «l'uomo nuovo», «un cercatore di senso della vita, di significatività, di finalità trascendente». È modello di un «uomo nuovo» rispetto a un modello attuale di uomo che si asfissia nel consumismo del contingente.

Come sacerdote che vede il pellegrinaggio e l'accoglienza con un'ottica spirituale e che vuole farsi interprete di una Chiesa impegnata nella cura spirituale dei pellegrini, non posso tacere le cose che ho detto. Sembra, però, che esse disturbino e non vadano dette. Qui si registra, purtroppo, la differenza di intenti e di operatività a seguito di una differenza di visione dell'uomo in generale e del pellegrino in particolare. Su questo bisogna confrontarsi. Il forum può aiutare questo confronto e aiutare a trovare vie conciliative di collaborazione nella valorizzazione di tutti i più interessanti obiettivi perseguiti dalle singole associazioni.

Rinnovo di cuore il mio abbraccio a tutti, auspicando che il pellegrinaggio venga custodito come una dimensione spirituale dell'anima in ricerca di bellezza, di verità, di luminosità, dell' infinitamente Altro da noi ma insieme così presente a noi in volti, cose e avvenimenti sempre nuovi. In attesa che si sveli a noi la «Novità Ultima del vederlo così come Egli è», quando tramonterà il sole sull'ultimo giorno del nostro peregrinare e sorgerà l'alba del Giorno che non tramonta mai.

Qualche consiglio fraterno per non sbagliare cammino
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castaldi Francesco 28/10/2011 00:00
...grazie Don Doriano per il tuo bel saluto da pelligrino ospitaliero e sacerdote, spero che il Tuo saluto sia passato per la testa e la volontà di chi l'ha ascoltato e messo in pratica in modo che venga privilegiata la vera sostanza del pellegrinare, che non è un modo diverso di essere turisti o sportivi, ma una ricerca profonda epersonale di noi stessi, in una società, la nostra, che fa di tutto per non farci pensare e riflettere. Grazie don Doriano ultreya.

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