Via Francigena
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Quel monastero voluto da Ava

Lo storico legame tra la Rocca di Staggia e il complesso di Abbadia a Isola, i due luoghi dove sabato 22 ottobre si terrà il terzo Forum sulla Francigena, promosso da Toscana Oggi e che avrà per tema «Quali segni per quali Francigene» (Programma).
DI CRISTINA CICALI

Parole chiave: forum famiglie (148), pellegrinaggi (150), francigena (150)

di Cristina Cicali

Tracciare il legame tra Ava dei Lambardi di Staggia e Abbadia a Isola significa districarsi nella complessa dinamica della  fondazione dei monasteri in epoca altomedievale e quindi nella intricata storia patrimoniale di un territorio ambito e ricco di risorse. La mancanza e la rarefazione della documentazione scritta altomedievale dell'area volterrano-fiorentino-senese avrebbe impedito di avere notizie sulla famiglia longobarda di Ava, ma la grossa mole dei documenti conservati e oggi editi nel monastero di Abbadia a Isola rappresenta una fonte indispensabile per tracciare anche se semplicemente la storia di questa grande famiglia aristocratica ed il suo legame con il monastero stesso. Solo dopo la fondazione di Abbadia a Isola infatti si iniziano a custodire le pergamene e gli atti patrimoniali che fanno memoria della dinastia di Ildebrando e Ava; alla metà poi del XII secolo, anche su una forte tradizione orale tramandatasi sulla famiglia, viene redatta la Genealogia di Ava, una pergamena miniata di tipo patrimoniale, che narra una storia che va oltre l'idea di confine territoriale e che illustra il patrimonio fondiario dei signori di Staggia diffuso nelle contee di Volterra, Fiesole, Firenze e Siena. Una storia anche fatta di donne che con un'attenta pianificazione familiare hanno determinato il destino di Abbadia a Isola e del suo monastero e che sono state il veicolo di ascesa sociale dei signori di Staggia.

Staggia è un castello di precoce attestazione; le prime notizie risalgono al 994 e sono conservate , appunto, in un documento di Abbadia a Isola: in realtà uno scavo archeologico, coordinato dall'Università di Siena, ha mostrato una frequentazione della collina molto più antica, iniziata probabilmente nell'età della transizione tra tardantichità ed alto medioevo. Qui Isalfredi fondò la sua residenza, il nucleo principale della dinastia e qui costruì una chiesa, quella dedicata a Santa Maria, come era consuetudine per l'aristocrazia fondiaria longobarda: a differenza del patrimonio familiare la Rocca di Staggia non subì mai frammentazioni divenendo la sede indiscussa del nucleo aristocratico. Fu sicuramente su iniziativa del padre Isalfredi che Ildebrando sposò la figlia di un conte Zenobi e a suo figlio Tegrimo-Teuzo Ildebrando avrebbe a sua volta procurato il matrimonio con la figlia di un visconte di Siena. La diffusione patrimoniale e territoriale dei signori di Staggia, del Montemaggio e di Strove li accomunava alle grandi stirpi di conti, come i Berardenghi e gli Scialenghi, ma non ricoprendo questo ufficio fecero sposare i figli con donne appartenenti a nobili famiglie di conti e visconti intessendo così relazioni  con le classi comitali del territorio senese. Ava e Sindrada, dunque, rispettivamente moglie di Ildebrando e di Tegrimo-Teuzo, ricevettero il dono nuziale la morgengabe, cioè la quarta parte dei possedimenti dei rispettivi mariti. Alla morte di Ildebrando i suoi successori (compresa Ava) disponevano di un patrimonio molto consistente che comprendeva castelli, corti e molte chiese.

Dieci anni dopo la morgengabe di Tegrimo a Sindrada ci fu il grande salto di qualità nell'insediamento ecclesiastico della famiglia: la fondazione di un monastero. Ne fu promotrice la vedova di Ildebrando, Ava Zenobi, che non si era risposata ed aveva solennizzato la scelta di castità vedovile in una forma religiosa di tipo «privato» di antica tradizione: indossato il velo monacale continuava a stare nella casa del marito, come sancito nell'Editto di Liutprando attraverso lo stato di vedova religionis velamen induta. Fatto costruire in terra propria una chiesa dedicata al Salvatore, a Santa Maria, a San Giovanni Evangelista e a San Benedetto, vi istituì in seguito una comunità monastica, dotandola di cospicui beni fondiari; il documento di fondazione fu redatto nel castello di Staggia, ma la per la sede monastica la scelta cadde su Isola, che non era né castello né centro curtense bensì solo locus dicitur. Perché dunque scegliere proprio Isola? Innanzitutto il vantaggio geografico di essere in una zona pianeggiante e paludosa, periodicamente caratterizzata dai tratti lacustri, che offriva alla comunità benedettina una prospettiva di colonizzazione e bonifica, ma anche un luogo di deserto e approvvigionamento ittico in periodi di magra, in secondo luogo la vicinanza ad un'arteria di  comunicazione importante come la Francigena.

Ultimo vantaggio, solo in ordine di esposizione, era senza dubbio la presenza di un centro aggregato di recente sviluppo, Borgo Nuovo appunto, che pochi anni prima della fondazione dell'Abbazia il vescovo di Canterbury aveva registrato in una notazione di viaggio sul percorso della Strada Francigena. La nascita del monastero dell'Isola si inquadra in un vasto movimento di fondazioni monastiche ad opera di vescovi e soprattutto famiglie di nobili che si svolse in tutta Italia, e con particolare intensità in Toscana, dall'ultimo trentennio del X secolo: per molte di esse non era contemplato l'ingresso del fondatore nella comunità monastica, bensì era esercitato un forte controllo dall'esterno e a tempo indefinito in una prospettiva di continuità dinastica. Ava, infatti, non fondò un monastero femminile alla cui vita potesse partecipare come badessa e nemmeno i suoi figli fecero professione monastica, ma sul monastero benedettino maschile di Isola da una parte la presenza familiare si sarebbe materializzata con la protezione e con la nomina dell'abate, dall'altra i monaci avrebbero interceduto per la salvezza dei fondatori e dei loro parenti attraverso gli strumenti liturgici e le opere caritative.

La fondazione di un monastero di famiglia colloca, dunque, i signori di Staggia e dell'Isola sullo stesso piano di dinastie di rilievo quali i Barardenghi e Ardengheschi: ma diverso fu l'esito della stirpe di Ildebrando ed Ava. L'estinzione di quella discendenza maschile alla quale era stato vincolato il potere di dominio sul monastero bruciò la possibilità che i signori di Staggia consolidassero il loro potere signorile nel corso del XII e XIII secolo come fecero invece le altre dinastie comitali. L'estinzione della potestas familiare sul monastero segnò la fine del rapporto stretto tra Ava e il monastero sancito dalla fine dell'autorità nobiliare sull'ufficio abbaziale: ai primi decenni del XII secolo i monaci ormai autonomi strinsero infatti nuovi rapporti istituzionali con una nuova famiglia nobiliare, i signori di Talciona.

Programma del Forum a Staggia e Badia a Isola

Quel monastero voluto da Ava
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