Via Francigena
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Radicofani, la rocca da dove si vede «metà del mondo»

E' uscito il nuovo numero della rivista «De strata Francigena» che raccoglie gli Atti del Convegno, tenutosi il 2 agosto scorso nel teatro di Radicofani, e dedicato al ruolo di quel castello nella viabilità medievale tra Val d'Orcia e Val di Paglia. Il volume si apre con un saggio di Renato Stopani che evidenzia la complessità della viabilità romipeta in Val d'Orcia.

Parole chiave: francigena (150), pellegrinaggi (150)

E' uscito il nuovo numero della rivista «De strata Francigena» (Anno XIX, nn. 1-2, 2011) che raccoglie gli Atti del Convegno, tenutosi il 2 agosto scorso nel teatro di Radicofani, e dedicato al ruolo di quel castello nella viabilità medievale tra Val d'Orcia e Val di Paglia.

Il volume, dopo la presentazione del sindaco di Radicofani Massimo Magrini, si apre con un saggio di Renato Stopani che evidenzia la complessità della viabilità romipeta in Val d'Orcia: è qui che si fondevano, con numerose intersezioni, le due grandi direttrici del traffico romeo del medioevo: la Via Francigena, a ovest, e la Via Romea Teutonica, a est. Due carte a colori, di corredo al saggio, aiutano anche il lettore meno esperto a orientarsi.

Fabrizio Vanni, con un intervento dal titolo «Divagazioni su Radicofani nelle fonti odeporiche» offre, oltre a un dichiaratamente azzardato significato del toponimo, anche una spiegazione della compresenza fino all'evo moderno dei due percorsi della via Francigena in Val di Paglia: come una sorta di divisione del lavoro, perché i pellegrini poveri, o con gran fretta di arrivare, sceglievano il percorso di fondovalle (Callemala), mentre i ricchi, e con gran seguito, trovavano un'accoglienza adeguata all'interno del borgo murato di Radicofani. In calce al saggio, una cronologia che raccoglie le fonti odeporiche residue.

Fausto Cecconi propone poi un'attenta disamina dei sette spedali, tra cui un lebbrosario, di cui si ha traccia documentaria nel borgo e nei pressi della rocca di Radicofani nel corso del medioevo, cercando anche di discuterne la dislocazione topografica, mentre Patrizia Turrini completa l'analisi fornendo un quadro a tutto campo dell'ospitalità commerciale (ospizi, osterie e taverne) di Radicofani, dal medioevo all'età moderna.

Giovanna Casali, con occhio attento e sensibilità architettonica, ci offre una sintesi della storia urbana del borgo di Radicofani, complessa e varia, specialmente a causa dei molti e potenti terremoti che hanno sconvolto il castello fino all'epoca moderna (drasticamente ridotti, sembra, con lo sfruttamento geotermico dei vapori del sottosuolo amiatino).

Giuseppina Carla Romby propone un avvio di ricerca sul ruolo dell'imponente palazzo della Posta granducale, che accoglieva i viandanti ai piedi del borgo e che meriterebbe un pieno recupero, anche funzionale.

Marco Gamannossi si misura coi resti, in parte compromessi da restauri azzardati, delle architetture religiose, confrontando le scelte di Vallombrosani e Camaldolesi in Val d'Orcia attraverso le analisi dell'abbazia di Spineta, di San Pietro in Campo e dell'eremo del Vivo.

Luciano Bassini prende in esame la letteratura, non solo italiana, e non solo medievale, che tratta di Radicofani, facendoci scoprire che Ghino di Tacco è stato solo uno degli elementi che ha spinto letterati e artisti a citare e a ricordare nei propri testi questa ineguagliabile località.

Conclude il volume – di 170 pagine con illustrazioni anche a colori – un lavoro a due mani sulle antiche ricette di Radicofani: Fausto Cecconi le ha recuperate e descritte e Fabrizio Vanni le presenta cercando di misurarne la «medievalità».

Una buona opera, a tiratura limitata, per gli affezionati del medioevo e un'occasione per conoscere la storia del castello che domina Val d'Orcia e Val di Paglia, da cui, nelle giornate ventose d'inverno, si riescono a intravvedere finanche la Maiella, i monti Cimini e il Pratomagno, oltre al mar Tirreno: praticamente, metà del mondo.

Radicofani, la rocca da dove si vede «metà del mondo»
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