Via Francigena
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Strade diverse ma un'unica meta

Al terzo forum abbiamo raddoppiato. Non più solo una tavola rotonda su un tema particolare inerente la Via ma, per la prima volta, un'intera giornata d'incontro e di lavoro con associazioni di pellegrini, amministratori e altri soggetti interessati. Così abbiamo «condiviso» volentieri il desiderio di vedere inseriti nel progetto Francigena anche i territori di Poggibonsi e Castellina in Chianti, estranei all'itinerario di Sigerico, ma non certo al flusso dei pellegrini del Medioevo e dei secoli successivi.
DI MARCO LAPI

Parole chiave: forum famiglie (148), pellegrinaggi (150), francigena (150)

di Marco Lapi

Al terzo forum abbiamo raddoppiato. Non più solo una tavola rotonda su un tema particolare inerente la Via ma, per la prima volta, un'intera giornata d'incontro e di lavoro con associazioni di pellegrini, amministratori e altri soggetti interessati. Così abbiamo «condiviso» volentieri il desiderio espresso da Donatella Bagnoli, a nome della Fondazione La Rocca di Staggia, di vedere inseriti nel progetto Francigena anche i territori di Poggibonsi e Castellina in Chianti, estranei all'itinerario di Sigerico – su cui si basa il «percorso ufficiale» – ma non certo al flusso dei pellegrini del Medioevo e dei secoli successivi. Luoghi con antiche strutture di accoglienza e ospitalità, attraverso i quali la stessa Fondazione, con il contributo dell'esperto Renato Stopani, ha messo a punto un itinerario «con particolare riferimento alla segnaletica della gruccia, simbolo dell'ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze».

E mentre, nella sessione mattutina alla Rocca, Donatella ha mostrato, attraverso immagini stupende, la sorprendente e semisconosciuta bellezza delle tante località toccate (Staggia, Lecchi, Campoperi, Paronza, Casale, Cerna, Gagliano, Canale, Lilliano, Bibbiano, Rodano, San Fabiano, Torrione, La Gruccia, Spedaletto, Talciona, Moraia, Villore di Sopra, Gaggiano, Ormanni, Cedda, Strozzavolpe, Luco, La Magione), Stopani ha insistito ancora una volta sul concetto di «area di strada», evidente soprattutto in Valdelsa, secondo cui la Francigena non è da vedere come itinerario lineare ma come molteplicità di percorsi alternativi che a seconda dei periodi o per particolari circostanze potevano «prevalere» l'uno sull'altro. In quest'ottica, ha affermato, è più corretto considerare «variante» proprio il percorso di Sigerico – sul quale non abbiamo altre testimonianze oltre a quella lasciataci del vescovo di Canterbury – mentre storicamente l'importanza maggiore sarebbe piuttosto da assegnare, in questa zona, al percorso di fondovalle attraverso Poggibonsi. Ma grande interesse emerge anche dalle testimonianze che evidenziano un itinerario alla destra del torrente Staggia, attraverso buona parte dei luoghi riproposti oggi dalla Fondazione della Rocca.

La richiesta di Donatella Bagnoli è che tutto questo possa essere valorizzato «all'interno dell'ufficialità dei percorsi francigeni, quindi riconosciuto istituzionalmente dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Siena», senza necessariamente attendere la completa messa a punto dell'itinerario avallato dal ministero, e i successivi interventi di funzionari e amministratori locali non hanno negato questa possibilità e hanno anzi manifestato l'intenzione di valorizzare progressivamente l'intero fascio di vie, pur confermando – come ha fatto Manuela Morbidi, membro del gruppo di lavoro della Regione Toscana guidato da Giovanni D'Agliano – la necessità di una priorità d'interventi basata sul percorso approvato dal ministero nel 2009 e consistente nella messa in sicurezza del percorso e, per quanto riguarda la segnaletica, nell'indicazione degli accessi a partire dalle strade rotabili. La Provincia di Siena – come ha sottolineato nel successivo intervento la coordinatrice per la Francigena Paola d'Orsi – ha addirittura provveduto a far approvare in sede ministeriale nel 2010 l'intera fascia di percorsi alternativi individuati sulla base delle fonti storiche e bibligrafiche, nel rispetto del protocollo che prevedeva il coinvolgimento di tutti i comuni interessati: il prerequistito amministrativo per provvedere alla loro promozione quindi c'è già; ovviamente andranno individuate risorse, stabilite priorità, approntate segnaletiche diversificate. E il lavoro, in questo senso, continua con altri itinerari individuati – tra cui quello delle abbazie, tra la Spugna a Colle Val d'Elsa, Marturi a Poggibonsi e Abbadia a Isola – per i quali sarà seguito lo stesso iter.

Dopo il saluto di Serena Cortecci, assessore alle politiche educative del Comune di Poggibonsi, l'intervento del sindaco di Monteriggioni Bruno Valentini ha poi messo in evidenza la capacità del progetto Francigena di recuperare e rivitalizzare luoghi come il convento di San Francesco a Colle Val d'Elsa, successivamente destinato a seminario vescovile. In tempi di crisi spaventosa e ancora sottostimata, ha aggiunto, la Francigena è uno dei pochi progetti europei di cui l'Italia dispone e sarebbe un delitto non cogliere una simile occasione, a patto che non la si consideri come a un escamotage per realizzare opere che con essa non hanno niente a che fare.

È quindi un'opportunità unica per la valorizzazione del territorio, che però – ha precisato – funzionerà solo se ci sarà dentro passione e autenticità, e non se si guarderà solo all'aspetto economico. Se vogliamo stare dentro questo progetto, ha concluso, dobbiamo farci attraversare non da una strada ma da una cultura e capire che con la Francigena non si torna al punto di partenza ma si va avanti, si va oltre: quel che occorre è l'essere disponibili a farlo tutti insieme.
La mattinata si è conclusa con l'intervento dello scultore Massimo Lippi, che ha parlato della sua idea per contrassegnare con alcune opere il tratto tra San Gimignano e Acquapendente: una proposta che merita senz'altro uno spazio adeguato e sulla quale torneremo per questo nel prossimo numero.

Il forum pomeridiano di Abbadia a Isola, aperto dal saluto del sindaco Valentini che ha annunciato l'inaugurazione dell'intero restauro tra un paio d'anni, e dall'intervento scritto del parroco don Doriano Carraro – impegnato in Libano – che abbiamo pubblicato nel numero scorso (Qualche consiglio fraterno per non sbagliare cammino), è proseguito con un breve contributo video introduttivo di Franco Alessandri, della Comunità Toscana Il Pellegrino, che ha mostrato l'evoluzione (ma anche la confusione) della segnaletica a partire dal «pellegrinetto giallo» proposto dalla Confraternita di San Jacopo fino al «pellegrinetto nero» abbinato al segnavia biancorosso. Il sogno, ha concluso, è quello di un segno uniforme, come la freccia gialla per Santiago, la famosa flecha amarilla presente, assieme alla conchiglia, su tutti gli itinerari che conducono verso la tomba di San Giacomo. Per Roma, ha concluso, potrebbe essere usata una freccia arancione e un simbolo pellegrino adeguato.

Del dibattito che ne è seguito diamo qui solo qualche breve cenno, dal momento che a breve sarà disponibile sul nostro sito il video integrale del forum. Ha iniziato Mario Lupi, presidente dell'Associazione Toscana Vie Francigene, affermando che non era sua intenzione scatenare le polemiche seguite alla sua lettera pubblicata nel numero 27 del 17 luglio scorso, ma anche sostenendo una necessità di chiarezza sui percorsi e sui segni. Ha poi chiesto di poter stare nel progetto da laico («a volte mi sento rifiutato», ha confessato) e ha rivendicato il lavoro compiuto per la Francigena come consigliere delegato nello scorsa legislatura regionale, fino alla proposta di legge «smontata» e respinta dal «fuoco amico» della maggioranza di cui faceva parte. Infine, ha affermato l'importanza delle opportunità di lavoro che la Francigena può offrire ai giovani in un momento come questo, nella convinzione che istituzioni e volontariato da sole non possano bastare.

Al microfono si sono successivamente alternati rappresentanti del Cai (Riccardo Focardi per il Gruppo regionale, Gianfranco Giani per la sezione di Siena e Vannetto Vannini di quella del Valdarno Superiore), di associazioni di pellegrini (Giovanni Corrieri, Monica D'Atti, Cristina Menghini), amministratori (l'assessore a Cultura e Sport della Provincia di Siena Marco Saletti e lo stesso sindaco di Monteriggioni Bruno Valentini) e Giuliano Mariotti del consiglio direttivo dell'Associazione Europea Vie Francigene.

Come abbiamo anticipato nel numero scorso, non sono mancate le distanze, non tanto all'interno delle diverse componenti quanto tra l'una e l'altra. Da parte degli esponenti del Club Alpino Italiano, ad esempio, è stato precisato il ruolo di servizio che le sezioni Cai svolgono per la sola segnalazione dei sentieri, spesso incontrando incomprensioni e difficoltà di rapporti sia con molti Comuni che con le stesse associazioni di pellegrini, tese secondo loro più a raggiungere la meta per la via più breve che ad apprezzare la bellezza del territorio attraverso un percorso magari più lungo ma più appagante. E i pellegrini, dal canto loro, non hanno mancato di evidenziare i problemi causati da certi allungamenti e dall'eccesiva distanza tra un punto tappa e un altro, difficilmente accettabile da persone che spesso hanno anche una certa età. Sarà certamente un dibattito da riprendere e proseguire, per arrivare anzitutto a chiarire – magari attraverso un gruppo di lavoro capace di produrre un documento condiviso, come ha proposto Giovanni Corrieri – cosa veramente vuole chi crede che il pellegrinaggio non possa essere confuso con un semplice trekking.

Nelle sue conclusioni don Domenico Poeta, responsabile di «Ad Limina Petri», ha proposto tra l'altro un simbolismo specifico che evidenzi il senso cristiano del pellegrinaggio, ed ha annunciato la possibilità di mettere a disposizione dei pellegrini che giungono a Roma una chiesa capace di accogliergli, dove possano sostare e riposare un momento prima di giungere a San Pietro. Rispondendo a una sollecitazione di Cristina Menghini, che evidenziava come diversi istituti religiosi siano ben lontani da praticare prezzi da accoglienza povera per i pellegrini, ha poi assicurato che questa sarà certificata da una specifica «mattonella» concessa solo a chi non chiede più di dieci euro a notte. Un «segno» anche questo e non meno importante perché, anche dalla Chiesa, la gratuità o il «prezzo pellegrino» non si possono pretendere ma è giusto sapere chi li offre e chi no.

Strade diverse ma un'unica meta
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