Via Francigena
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Verso sud la strada continua

Santiago, Roma e Gerusalemme, le tre peregrinationes maiores unite da un asse viario, popolato di persone, di umanità, di carità che attraversando Spagna, Francia e Italia ha portato per secoli i sogni, i passi, le preghiere e la fede di milioni di pellegrini. Tre mete unite da un unico cammino che sempre più frequentemente viene percorso a piedi in questa nuova epoca di rinascita del viaggio sacro.
DI MONICA D'ATTI E FRANCO CITTI

Parole chiave: pellegrinaggi (150), francigena (150)

di Monica D'Atti e Franco Cinti

Santiago, Roma e Gerusalemme, le tre peregrinationes maiores unite da un asse viario, popolato di persone, di umanità, di carità che attraversando Spagna, Francia e Italia ha portato per secoli i sogni, i passi, le preghiere e la fede di milioni di pellegrini. Tre mete unite da un unico cammino che sempre più frequentemente viene percorso a piedi in questa nuova epoca di rinascita del viaggio sacro.

Perché ormai non basta arrivare a Santiago di Compostella, non ci si ferma a Roma, ma si va oltre. A Gerusalemme ora si va a piedi. Si imbocca l'antica Via Appia, si prosegue sulla Via Latina e arrivati a Benevento si prende l'Appia Traiana, si fa una piccola deviazione per chiedere la benedizione all'Arcangelo Michele sul Gargano e si continua fino a Bari. Chi vuole si imbarca per proseguire verso la Terra Santa; altri vanno fino a Brindisi e ancora fino a Finibus Terrae, al santuario di Santa Maria di Leuca, l'altro capo del cammino che richiama in assonanza il Finisterre gallego alla fine del Cammino spagnolo.

Il cammino verso Gerusalemme così si completa con la guida della Via del Sud, la guida della Francigena meridionale (Monica D'Atti e Franco Cinti, La Via Francigena del Sud - Da Roma ai porti d'imbarco per la Terra Santa, ed. 2011, Terre di Mezzo, Milano). Da Roma fino alle coste della Puglia: un cammino in 30 tappe in una terra sospesa tra cielo e mare. E per ogni tappa la descrizione dettagliata del percorso a piedi e le varianti per la bici, le carte per orientarsi e le altimetrie, le ospitalità e i luoghi da visitare.

Anni di lavoro, di studi, di contatti e di passi; tanti passi lungo i chilometri impolverati di questo cammino, tante sere passate a scrivere o a telefonare ad amici per organizzare insieme una rete di ospitalità pellegrina, tante ore per disegnare cartine e per descrivere quel cammino che avevamo fatto insieme, come confratelli, negli anni passati.

Ora la Via italiana c'è tutta, dal Monginevro a Santa Maria di Leuca e ai porti d'imbarco per la Terra Santa.

Niente nasce a caso, niente nasce per caso. Dietro a ogni cosa che realizziamo c'è un disegno che neanche noi sappiamo, c'è un cammino che si costruisce giorno per giorno e del quale possiamo capire lo sviluppo solo alla fine, voltandoci indietro per vedere quello che abbiamo fatto. Questo è il modo di sentire di un pellegrino, questa è la parabola di vita di ogni uomo.

Così è nato anche questo impegno che da 13 anni ci coinvolge; frutto di amore e volontariato, di tante sere e fine settimana sulle strade, di incontri con gli ospitalieri, di lavoro al computer per scrivere e studiare. Abbiamo solo risposto a una richiesta della Confraternita: riaprire la via dei pellegrini.

Una guida non nasce a caso, tre guide ancora meno (tra due mesi uscirà infatti anche la guida della Via della Costa ligure), soprattutto se si parte da zero, se bisogna costruire tutto dall'inizio. Tredici anni fa non esisteva la Via Francigena come percorso percorribile integralmente a piedi. Esistevano studi locali, frammenti di via e nessuna ospitalità. Ora la Via Francigena è una realtà in crescita, un cammino perfettibile, ma reale, vivo. Così, visto il risultato ottenuto, nel 2007 abbiamo potuto andare oltre, oltre la Via Francigena del Nord per andare verso sud dopo Roma.

Con due pellegrinaggi (2007 e 2009) fatti con la Confraternita abbiamo messo a punto la strada e contattato le prime ospitalità. Poi abbiamo proseguito con il lavoro di rifinitura. Ora la via oltre Roma c'è, è aperta ed è stata affidata agli ospitalieri e ai Custodi della Via che hanno già cominciato a segnarla con l'Ichthus rosso, il simbolo scelto per questo percorso. L'Ichthus, il pesce, il simbolo che rappresenta il Cristo, meta ultima del nostro cammino della vita e meta finale di questo cammino, a Gerusalemme. Simbolo universale accettato dalla Chiesa di Oriente e di Occidente, molto sentito e riconosciuto come proprio anche dai cristiani meridionali, attenti e orgogliosi custodi della loro ricchissima storia di fede e di vita. L'Ichthus, un segno di unione, un simbolo semplice, un segno anche clandestino, usato dagli antichi cristiani per riconoscersi tra di loro in epoca di persecuzione. Molteplici significati, ma un'unica speranza: che questa via possa portare veramente tante persone ad incontrarsi, a riconoscersi ed apprezzarsi; che non ci sia bisogno di essere clandestini per tracciare una via, per portare anime fino a Gerusalemme.

Il «Cammino perfetto» tra Santiago, Roma e Gerusalemme
Non lo nascondiamo, da quasi 20 anni questo è l'obiettivo della nostra confraternita: unire Santiago a Gerusalemme con un cammino veramente percorribile a piedi da tutti i pellegrini. Un cammino definito nei suoi passaggi, senza divagazioni e allungamenti illogici o solo turistici, servito da una rete di ospitalità cristiane che possano offrire sostegno non solo materiale ma, ben più importante, un sostegno spirituale e pastorale a chi cammina. Non potremo sicuramente farlo solo noi, anche se le forze stanno aumentando di anno in anno grazie ai tanti pellegrini che, una volta tornati (e toccati) dall'esperienza del Cammino, aderiscono alla Confraternita per mettersi al servizio del mondo del pellegrinaggio.

Lungo la Via Francigena e lungo la Via del Sud tante realtà ecclesiali si sono già mosse condividendo sogni e progetti e ancora c'è tanto da fare. In Francia amici pellegrini tracciano la strada che porta al Monginevro e a Ventimiglia cercando soluzioni logiche per il pellegrino e alternative alle Grandes Randonnées (GR) che propongono itinerari turistici e percorsi ad anello. Varie associazioni locali si sono date da fare per proporre una via più adatta al pellegrino, oltre a quella indicata dal segno bianco e rosso locale e non è infrequente trovare una piccola conchiglia che segna l'altra via, quella libera, quella dei pellegrini. Per esempio la guida utilizzata dal 70% dei pellegrini sulla via da Vézélay è la famosa guida gialla, scritta da due pellegrini, marito e moglie. Sulla via Domizia che collega Arles al Monginevro c'è il percorso ufficiale, e poi le strade che i pellegrini conoscono, che si passano di voce in voce e la rete delle ospitalità familiari alternative alle gites d'etapes. Insomma, c'è una vita che anima le vie che non può essere fermata e catalogata, che nasce dall'amore e dalla passione di tanti che, camminando come pellegrini, hanno trovato la via e la vita stessa.

Monica D'Atti
Confraternita di San Jacopo di Compostella di Perugia

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