Alberto Migone
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Card. Piovanelli: Un uomo giusto

L'arcivescovo emerito di Firenze, il cardinale Silvano Piovanelli, ricorda la figura del direttore di Toscana Oggi, Alberto Migone.

Percorsi: Silvano Piovanelli
Parole chiave: alberto migone (27)

Alberto era un uomo giusto. È la parola che mi si è accesa dentro alla notizia della sua morte. Chi la legge sul settimanale delle diocesi della Toscana, di cui il prof. Alberto Migone era Direttore, sarà portato ad applicarla immediatamente a questo suo impegno che ha caratterizzato gli ultimi due decenni della sua vita. È una definizione che gli sta a pennello. Sempre presente, senza mai staccare la spina, responsabile di tutto e quindi sempre attento a tutto. A tutto e a tutti. Senza alzare la voce, senza ingombrare la scena, senza neppur l'ombra della esibizione. Ma pronto non solo a dire con mite chiarezza la parola ai collaboratori, ma anche a scrivere il suo pezzo di fondo su questioni delicate e spinose, a prendere posizione su problemi etici, a collocarsi, nella battaglia politica e dinanzi ai tentativi di appropriazione e strumentalizzazione, non a destra, né a sinistra, né al centro, ma al di sopra. E sempre con rispetto della persona, senza mai cedere alla tentazione di colpire l'avversario, valorizzando fin dove è possibile non solo la retta intenzione dell'interlocutore, ma anche quel tanto di bene che si può ritrovare in ogni posizione. E tutto questo egli lo ha compiuto – meglio sarebbe dire: lo ha vissuto – non per seguire un suo impulso personale o realizzare un suo sogno apostolico, ma per obbedienza, semplicemente perché un giorno, più di venti anni fa, il vescovo gli chiese questo servizio.

Un'obbedienza fatta a testa alta, con la dignità del cristiano laico, chiamato non solo alla collaborazione, ma anche alla corresponsabilità.

Alberto era un uomo giusto. Giusto proprio nel senso biblico della parola. Un uomo che non ricerca l'applauso degli uomini o l'approvazione dei potenti, ma segue la propria coscienza ed ha sulle labbra quello che ha nel cuore, pur senza brandirlo come una spada. Un uomo che non sgomita per farsi posto, né tanto meno è pronto o rassegnato al compromesso per migliorare la propria posizione nel lavoro e nella società. La fede, con la sua luce mite e chiara, ha sempre illuminato le sue scelte. Il Vangelo ha costituito il tesoro della sua esistenza, il conforto nei  giorni di  nebbia, la bussola per le scelte grandi e piccole della vita. Nell'Azione cattolica e nel carisma della Comunità di Gesù ha saputo cogliere la spinta ad una partecipazione attiva alla vita della Chiesa, l'amicizia per un cammino da farsi insieme, l'apertura di quegli orizzonti che, pur collocandoti in una situazione concreta, abbracciano la storia e il mondo.

Il segreto di Alberto, come di ogni uomo giusto dinanzi a Dio, era nel cuore, nel più profondo del cuore, dove si fanno le scelte di vita. Alberto ha risposto alla chiamata di Dio, ha consegnato la sua vita a Gesù, scegliendolo come unico suo Signore e Maestro. È proprio andando a questa radice profonda della vita di Alberto che si comprendono la serenità costante negli impegni faticosi e la capacità intelligente di accoglienza, la forza di ripartire sempre e la luce interiore di una speranza che non delude.

La strada  dei giusti, ci dice il libro dei Proverbi, è come la luce dell'alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio. Alberto così ha vissuto la sua giornata: una giornata luminosa, che è un sabato senza tramonto.

Non abbiamo parole per ringraziare Dio di avercelo donato. Senza dimenticare la lezione che è stata per noi tutta la sua vita.

*cardinale, arcivescovo emerito di Firenze

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