Alberto Migone
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«Ha insegnato a dialogare senza ipocrisia e finzione»

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di Maurizio Fioravanti

Alberto Migone è stato il mio professore di lettere, presso il Liceo Cicognini di Prato, alla fine degli anni Sessanta, e mi ha condotto alla maturità, nel 1970. Di lui ricordo prima di tutto la passione per l'insegnamento, che trasmetteva a noi allievi con grande intensità e trasparenza. Il suo programma era assai poco «ministeriale». Non puntava alla erudizione o ad una completezza di facciata, ma alla comprensione profonda, con riferimento ai suoi autori prediletti, che in questo modo divennero subito anche i miei : Dante e Manzoni. Capisco oggi, a distanza di tanti anni, che quando ci parlava di determinati personaggi, e della loro complessità – memorabile il suo Don Abbondio! – , in realtà ci parlava della vita, e soprattutto ci stava preparando sul serio alla nostra maturità.

Alberto Migone aveva idee ferme, che non nascondeva affatto. La sua fede andava testimoniata sempre, anche nell'insegnamento. Ma nello stesso tempo ascoltava tutti, in un tempo non poco agitato come quello di quegli anni. Io ero, come molti altri, dalla parte di quelli che presto si sarebbero chiamati i «contestatori». Lui non aveva niente, in apparenza, del «contestatore», ma nessuno meglio di Lui seppe capire quello che stava accadendo. Non sono perciò cresciuto solo con Dante e con Manzoni, ma anche con le sue memorabili «orette» di discussione, che sapeva ricavare con assoluta maestria all'interno dei programmi da svolgere. Lì abbiamo discusso dei grandi temi del nostro tempo. Lui introduceva e ci lasciava discutere, ma sapeva anche farci capire la sua opinione, spesso usando la formidabile arma della ironia. Invitava sempre all'impegno, alla riflessione, a guardare il problema da più punti di vista, a scoprire il rovescio della medaglia. Odiava le semplificazioni. Ma accanto a questo lato serio e rigoroso ricordo anche il sorriso, il piacere d'insegnare e di discutere con noi. Insomma, ci trasmise questa elementare verità : che  le soluzioni non sono quasi mai a portata di mano, e che perseguirle richiede comunque  fatica, ma che intanto, mentre si ricerca, si può anche coltivare il piacere ed il gusto di vivere in armonia.

Grazie a Lui, ho in mente un ideale di vita che ho portato sempre con me : dialogare senza ipocrisia, senza fingere di essere altro, senza nascondere la propria identità politica culturale e religiosa, e nello stesso tempo credere davvero nel dialogo, credere che ascoltare l'altro sia sul serio indispensabile, perché solo nella relazione con l'altro realizziamo noi medesimi. In una parola, conservo di Lui l'immagine dell'equilibrio : tra impegno e gioia di vivere, tra identità propria, forte e rigorosa, e ricerca continua attraverso il confronto con l'altro.

Alberto Migone rappresenta infine per me un dover essere profondo dell'insegnamento, che nel suo tessuto più profondo non è tanto trasmissione di dottrine,  quanto apprendimento di un metodo, di uno stile, fatto di rigore, ma anche di curiosità. Insomma, qualcosa che portiamo con noi non solo sui libri, ma anche e soprattutto nella vita. Nel corso di questi lunghi anni ho spesso riletto i suoi autori prediletti, soprattutto Manzoni. Leggevo e scoprivo sempre qualcosa di nuovo, continuando a colloquiare con Lui. Mi accorgevo così che il professor Migone avrebbe continuato ad insegnarmi per sempre. Sarà così anche nel futuro, ora che non è più tra noi.

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