Convegno per i 20 anni di Toscana Oggi
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Dal n. 42 del 23 novembre 2003

Migone: Forzare il blocco per incidere sul territorio

C'è un'immagine, quasi una metafora della condizione della stampa in generale e di quella cattolica in particolare. È quella del blocco, del blocco navale che circonda e lentamente ma inesorabilmente soffoca. Le cause di questa situazione sono varie: il diminuire dei lettori, i costi che aumentano, le risorse della pubblicità che sempre più si indirizzano verso la tv e i grandi media, lasciandoci solo le briciole.
DI ALBERTO MIGONE

di Alberto Migone
C'è un'immagine, quasi una metafora della condizione della stampa in generale e di quella cattolica in particolare. È quella del blocco, del blocco navale che circonda e lentamente ma inesorabilmente soffoca. Le cause di questa situazione sono varie: il diminuire dei lettori, i costi che aumentano, le risorse della pubblicità che sempre più si indirizzano verso la tv e i grandi media, lasciandoci solo le briciole.

Di fronte a questa situazione c'è spesso da parte nostra una rassegnazione lamentosa, un «imprecare alle stelle» che nel nostro caso sarebbero i parroci, i fedeli, i cattolici che non ci sostengono: insomma sempre gli altri!
È il momento invece di chiederci come possiamo forzare il blocco e la risposta è investire, perché non si vince gestendo, anche al meglio, l'esistente.

Ma cosa vuol dire investire?

Certamente trovare risorse, ma non solo e non tanto. Si tratta soprattutto di «recuperare una forte intenzionalità culturale, religiosa, politica» che consenta di proporci a lettori vecchi e nuovi. Investire quindi vuol dire sempre maggiore professionalità giornalistica, saper stare nella società, radicarsi sempre più nel territorio, essere alternativi, cioè capaci di far emergere quei fatti che restano sommersi perché si pensa non interessino o peggio non convenga soffermarsi, analizzati senza schemi preconcetti e illuminati sempre dalla luce del Vangelo.
Queste sono le linee emerse con forza dal Convegno della Federazione italiana dei settimanali cattolici. Il nostro compito è ora di vedere come si possano concretizzare per Toscanaoggi: si tratta in fondo di saper offrire settimana dopo settimana un buon motivo, un interesse vero per leggerci e continuare a leggerci. Questo si ottiene puntando su ciò che ci caratterizza e ci distingue.

Prima di tutto la regionalità. Sotto questo aspetto è possibile offrire davvero un'informazione che difficilmente si trova in altri giornali. Si tratta di raccontare fatti, direttamente verificati e liberamente commentati, di seguire con puntualità l'azione di governo dell'Ente Regione, verificandone senza alcun complesso le conseguenze sulla vita concreta delle persone, che sono già notevoli e che tenderanno ad ampliarsi. Con un'attenzione anche alla cultura, all'arte, alla vivacità artigianale e industriale che caratterizza la Toscana.

L'altro aspetto è la diocesanità cioè la vita religiosa e civile delle nostre diocesi. Le 16 edizioni locali sono davvero una nostra ricchezza che va valorizzata, potenziata, soprattutto colta come opportunità. Qui forse si tratta di investire di più, facendo delle redazioni locali centri vivi che sempre più sanno captare le esigenze di un territorio e fanno del giornale qualcosa che la gente sente suo perché vi si ritrova.

Se è vero, come diceva Giuseppe De Rita nell'intervento al Convegno, che in Italia è in atto una trasformazione «borghigiana» di chi ritorna in provincia ed ha voglia di comunità, sarebbe sciocco non valorizzare una caratteristica che ci è propria. Realizzare tutto questo non è facile, ma la strada è obbligata. Non si vince scimmiottando gli altri.

Migone: Forzare il blocco per incidere sul territorio
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