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Informazione religiosa e stampa locale

Quale spazio la carta stampata regionale dedica all'informazione religiosa? E quali sono i criteri di fondo che spingono un giornale a seguire un fatto o un evento che riguarda la Chiesa? Lo abbiamo chiesto a direttori, caporedattori e inviati dei maggiori quotidiani toscani a diffusione regionale. Tre quotidiani – Il Corriere Fiorentino, La Repubblica, Il Giornale della Toscana – concentrano la loro attenzione per la maggior parte su Firenze e la zona circostante. Gli altri due – La Nazione e Il Tirreno – hanno invece una visione più d'insieme del territorio toscano. In particolare il secondo con un'attenzione marcata sulla costa e sul sud della Toscana.
DI SIMONE PITOSSI

Parole chiave: toscanaoggi (295), mass media (324)

di Simone Pitossi

Quale spazio la carta stampata regionale dedica all'informazione religiosa? E quali sono i criteri di fondo che spingono un giornale a seguire un fatto o un evento che riguarda la Chiesa? Lo abbiamo chiesto a direttori, caporedattori e inviati dei maggiori quotidiani toscani a diffusione regionale. Tre quotidiani – Il Corriere Fiorentino, La Repubblica, Il Giornale della Toscana – concentrano la loro attenzione per la maggior parte su Firenze e la zona circostante. Gli altri due – La Nazione e Il Tirreno – hanno invece una visione più d'insieme del territorio toscano. In particolare il secondo con un'attenzione marcata sulla costa e sul sud della Toscana.

Iniziamo questo giro dall'ultimo arrivato, il Corriere Fiorentino, inserto locale del Corriere della Sera. «Noi – spiega il direttore Paolo Ermini – siamo nati nel 2008, un anno cruciale ed importante per le Chiese in Toscana e in particolare per quella fiorentina che ha visto avvicendarsi mons. Betori al card. Antonelli nel ruolo di arcivescovo di Firenze». L'approccio all'informazione religiosa? «È diverso rispetto agli altri – sottolinea – . Abbiamo grande attenzione per i temi che riguardano il mondo ecclesiale e la sua comunità: un'attenzione anche critica, come si impone ad un quotidiano laico, ma sempre con grande rispetto per il ruolo che la Chiesa cattolica riveste in Italia e anche in Toscana». Poi Ermini scende nei particolari e soprattutto nella cronaca. «La Chiesa fiorentina – spiega– dopo il caso don Cantini rischiava una marginalizzazione nell'informazione, con una sovraesposizione dei fatti negativi che, seppur importanti, secondo me non rappresentano il valore di fondo di questa comunità che è anche molto altro. Per questo il nostro giornale ha cercato di raccontare tutto: i fatti di cronaca negativi ma anche i tanti aspetti positivi». In particolare, spiega Ermini, «noi diamo uno spazio rilevante all'informazione religiosa sotto diversi punti di vista». A partire dal «nostro spazio fisso “Il giorno dell'anima” che esce la domenica e che è arrivato a quasi 30 puntate». Si tratta di una viaggio che un collaboratore e scrittore – Marco Vichi – sta facendo visitando parrocchie e luoghi di culto, non solo cattolici. «L'idea – conclude Ermini – è quella di descrivere il momento comunitario, quello dell'incontro di una comunità visto e raccontato da un'ottica particolare. Abbiamo avuto molti apprezzamenti».

L'approccio di Repubblica sembra più «distante». «Il nostro modo di seguire i fatti della Chiesa – spiega Pietro Jozzelli, caporedattore della redazione toscana – è molto semplice: per noi non c'è differenza tra informazione religiosa, politica, cronaca, economia o sport. È una delle tante caselle di cui ogni giorno ci occupiamo. È ovvio però che non trattiamo con lo stesso registro l'intervista ad un attaccante della Fiorentina e il caso di Eluana Englaro o argomenti di bioetica che investono il sentimento più profondo delle persone». «Il problema – continua – è che quando si parla di Chiesa è difficile fare un lavoro giornalistico come si deve perché manca un'informazione di prima mano, perché spesso è impossibile verificare i fatti. Insomma c'è una specie di “antipatia” della Chiesa verso i meccanismi dell'informazione. E questo è un peccato. Io penso che di ogni argomento più si conosce meglio è. La Chiesa, per questo, dovrebbe avere più attenzione per la trasparenza». Poi si scende ai fatti di cronaca, in particolare al caso don Cantini. «Negli ultimi tempi – sottolinea Iozzelli – la Chiesa è finita spesso sui giornali non per questioni positive. Chi informa fa il suo lavoro: noi pensiamo di averlo fatto bene. I giornali sono la punta più avanzata della pubblica opinione: questo richiederebbe maggiore trasparenza e, di conseguenza, grande serietà da parte dei giornalisti».

Gianluca Tenti, direttore del Giornale della Toscana (inserto locale del Giornale), dice che la sua testata «ha sempre seguito con grande attenzione i dibattiti e i fatti che riguardano la Chiesa». «In particolare – spiega – cerchiamo sempre di riportare con fedeltà il pensiero delle massime autorità ma con un occhio attento anche alle voci critiche che si levano all'interno della comunità ecclesiale. E nei casi di fatti di cronaca riportiamo le notizie che riguardano la Chiesa senza fare dello scandalismo gratuito». E poi cita un esempio: il caso moschea a Firenze: «Noi abbiamo rispetto per ogni opinione o religione. Non c'è una scelta di campo: diamo spazio anche a tutte le altre confessioni e religioni. Ma il nostro riferimento è però quello del mondo cattolico che sentiamo nelle nostre radici. Quindi, guai alle crociate contro la moschea: anche Firenze deve avere il suo luogo di culto musulmano ma in un posto adeguato che rispetti la città e la sua storia che si intreccia con la religione. E in secondo luogo con un finanziamento della comunità islamica e non pubblico». «Insomma – conclude Tenti – la nostra è un'informazione aperta ma con un'opinione di fondo forte e riconoscibile».

La Nazione, come detto, ha un'ottica più regionale – con molte redazioni locali – anche se il cuore del giornale pulsa a Firenze. Luigi Caroppo, caporedattore dell'edizione pratese, dice che le redazioni locali hanno «grande attenzione ai fatti religiosi». A Prato, in particolare, per due ordini di ragioni. «La prima – spiega – è che il vescovo Gastone Simoni rappresenta in questa città la personalità più rilevante degli ultimi anni. La seconda ragione è questa: in un contesto multietnico come quello pratese, con un'alta concentrazione di cinesi, la religione cattolica rappresenta il baluardo della tradizione e, nello stesso tempo, dell'accoglienza di una società che si rinnova e cambia velocemente». E poi, il caporedattore, evidenzia «la vitalità dell'associazionismo e delle parrocchie». e anche il fatto che «l'informazione religiosa diventa spesso informazione sociale. Un esempio? Il caso dell'Emporio Caritas per i più poveri, primo a nascere in Italia proprio a Prato». «L'informazione religiosa – conclude Caroppo – non è fonte quotidiana di notizie ma quasi: questo grazie alla nostra iniziativa che trova un terreno particolarmente ricco di notizie e personaggi da raccontare e alle sollecitazioni dell'ufficio stampa della diocesi. E poi anche per rispetto al target dei nostri lettori, molto legati a questi temi».

Infine ecco Il Tirreno, il giornale che ha sede a Livorno e una serie di edizioni locali molto capillare. Mario Lancisi, inviato del quotidiano, sottolinea la «grande attenzione riservata alla dimensione religiosa e alla vita interna della Chiesa nella cronaca perché a questo mondo fanno riferimento molti dei nostri lettori». Il giornale, tra l'altro, «deve ringraziare l'allora vescovo Ablondi per come si spese a favore della rinascita del Tirreno». «Quindi c'è grande rispetto ed apertura – spiega – ma nell'ottica di un giornale che è comunque laico». E poi, aggiunge Lancisi, la «nostra attenzione non si ferma alla dimensione religiosa ma cerchiamo di capire anche ciò che cambia all'interno del mondo ecclesiale, di approfondire l'aspetto culturale e sociale». Per questo l'inviato cita alcuni servizi: «Seguendo questa linea ci siamo occupati del ruolo sempre maggiore delle donne all'interno della Chiesa, della fede calcistica dei Vescovi, dell'impegno sociale per i nuovi poveri». «E poi – conclude Lancisi – non può mancare il punto di vista della Chiesa sui grandi temi: la vita, l'aborto, l'immigrazione, la povertà».

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