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«Vale la pena di restare o di tornare se ritroviamo lo ‘spiritò di questa terra che è unica come i tanti piccoli centri dell'Appennino, abbandonati in nome di criteri solo economici e funzionali. Vale la pena di affrontare la ricostruzione privata e pubblica, se la burocrazia non paralizza lo ‘spirito', cioè la buona volontà, dei singoli e delle istituzioni». Lo ha detto oggi durante l'omelia mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, in occasione della messa nell'anniversario del sisma del 2016, trasmessa in diretta da Amatrice su Rai Uno.

«Al di là della grandissima attenzione e dedizione e dispendio di energie del personale è una condizione oggettivamente inaccettabile». Lo afferma Daniel De Robert, capo delegazione della visita alla nave Diciotti del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà, che ha inviato due informative alle procure di Agrigento e Catania. «Non si possono usare ricatti - ribadisce - Le persone sono dei fini e non dei mezzi».

Caritas Italiana si è attivata nella costruzione di luoghi polifunzionali, pensati per rendere possibili le attività religiose, culturali e aggregative delle comunità. Grazie a questo sforzo state realizzate o progettate in tutte le diocesi terremotate diverse tipologie di centri di comunità: container assemblati, prefabbricati metallici, strutture con fondamenta, in muratura, acciaio o legno.

«Solo nell'ultimo anno sono stati infatti demoliti 602 edifici e rimosse oltre 150.500 tonnellate di macerie». Lo annuncia in una nota l'Esercito a due anni dalla prima scossa sismica che, il 24 agosto 2016, ha provocato vittime e ingenti danni ad abitazioni e infrastrutture in diversi paesi del Centro Italia, tra i quali Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.

La dolorosa vicenda della nave militare Diciotti che da giorni è ferma nel porto di Catania senza poter far sbarcare 177 migranti raccolti in mare, tra cui 29 minorenni non accompagnati mobilita il mondo cattolico. Da Centro Astalli, Caritas, Sant'Egidio, Focolari, Acli e Comunità Papa Giovanni XXIII la richiesta di permettere lo sbarco immediato dei migranti. Sulla stessa linea la Diocesi di Catania.