Italia

AFRICA-ITALIA: CARITAS/MIGRANTES, 1 MILIONE DI IMMIGRATI AFRICANI, 7 SU 10 DAL MAGHREB

Sono un milione gli africani che vivono oggi in Italia, 7 su 10 vengono dall’Africa settentrionale e vivono soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto. La metà ha un lavoro dipendente e circa 61.000 sono titolari di imprese. In futuro la loro presenza aumenterà notevolmente: diventeranno oltre 2,7 milioni nel 2050. Sono alcuni dei dati forniti oggi a Roma durante la presentazione del volume Caritas/Migrantes “Africa-Italia. Scenari migratori”, frutto di un viaggio-studio a Capoverde nel febbraio scorso. Sono oltre 60 gli autori, con testi che esaminano i vari aspetti del tema. L’invito di Caritas/Migrantes, nell’introduzione del volume, è far sì “che la mobilità degli africani si trasformi in occasione di promozione umana anziché di sfruttamento”. E se in passato, osserva il Centro studi Idos che ha curato il volume, “era invalsa la tendenza a utilizzare in senso spregiativo termini come ‘negro’ e ‘marocchino’, ancora oggi spesso lo scambio con gli africani è compromesso da stereotipi, pregiudizi e atteggiamenti discriminatori”. Viene denunciata anche “la diffusione di situazioni di sfruttamento lavorativo, nelle tante Rosarno del nostro Paese (Villa Literno, San Nicola Varco, la piana di Sibari-Metaponto, le campagne di Foggia e altre località pugliesi, Ragusa, S. Croce Camerina, ecc).Gli africani sono inseriti abbastanza stabilmente in Italia: il 52% è qui per motivi familiari, i minori africani sono almeno 200.000 e 151.000 gli alunni nelle scuole (anno 2008/2009). Nel 2008 sono nati in Italia 25.000 bambini africani, un terzo dei nati stranieri. Inoltre, aumenta il numero di coppie miste: 6.100 matrimoni nel 2008. Tra gli ostacoli all’integrazione, si evidenzia soprattutto lo sfruttamento lavorativo (nelle campagne, nell’edilizia, nei servizi e nelle famiglie), che priva gli africani di un lavoro regolare e quindi del diritto al soggiorno. Un aspetto problematico è il coinvolgimento dei nordafricani nel traffico di stupefacenti e dei nigeriani nella tratta a scopo di sfruttamento sessuale: almeno 8.000 le ragazze coinvolte. Stephen Stanley Okey Emejuru, del Forum per l’intercultura della Caritas di Roma, ha reclamato “più ampi spazi di partecipazione” per gli africani e i loro figli: “Bisogna ripensare la cittadinanza e renderla più accessibile”. Anche Victor Emeka Okeadu, consigliere aggiunto per l’Africa del Comune di Roma, ha auspicato che “l’Africa venga inquadrata in una prospettiva di maggiore umanità e non di problematicità, confidando anche nell’apporto degli stessi africani”. La necessità di relazioni paritarie tra italiani ed africani è stata richiamata poi da don Denis Kibangu Malonda, sacerdote a Tivoli, che ha invitato la Chiesa a “guidare anche il popolo italiano a cogliere la ricchezza di questo incontro”. Don Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, ha messo in evidenza la necessità di rendere le nostre città “internazionali, interculturali, imprenditoriali e interreligiose”: “Purtroppo molti, anche tra i cristiani, sono contrari ad un atteggiamento di apertura. Spesso si tratta di cristiani di facciata, perciò viene da chiedersi perché si oppongano alle religioni professate dai nuovi venuti, quando essi stessi non sono religiosi”. Don Vittorio Nozza, direttore di Caritas italiana, ha ricordato che tramite le migrazioni l’Africa sub-sahariana “è privata di circa il 30% della sua manodopera qualificata, anche se all’estero non tutti trovano un posto rispondente alla loro preparazione”. Comunque in Africa arrivano circa 40 miliardi di dollari l’anno di rimesse totali, di cui circa 1 miliardo di euro dagli africani. Caritas e Migrantes auspicano che l’esodo degli africani rappresenti “un fattore di riuscita per i singoli protagonisti e di speranza per i rispettivi Paesi, purché non si riduca a una semplice fuga di cervelli”.Sir