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BIOETICA: PESSINA (CATTOLICA), UNA BARBARIE L'«ABORTO POST-NASCITA»

Parole chiave: aborto (107), vita (162), bioetica (68)

«Ormai anche le cosiddette prestigiose riviste internazionali riciclano tesi vecchie e poco consistenti». È il commento di Adriano Pessina, direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dell'Università Cattolica, al “clamore” e all'“indignazione” suscitate dalle tesi enunciate da Alberto Giubilini e Francesca Minerva in un articolo, pubblicato sul “Journal of Medical Ethics”, in cui si sostiene la legittimità morale e giuridica dell'infanticidio chiamandolo “aborto post-nascita”. Nell'articolo, spiega Pessina, si legittima l'infanticidio “perché i neonati, anche in assenza di una condizione patologica, non avrebbero alcun esplicito interesse a vivere e in questo loro limbo coscienziale non godrebbero nemmeno dello statuto di persona. Uccidere un neonato, insomma, non determinerebbe nessun danno”. In realtà, ricorda Pessina, “fin dal suo primordiale sviluppo ognuno di noi manifesta un esplicito interesse alla vita. L'essere persona umana si inscrive in questa condizione esistenziale per cui ognuno si qualifica come ‘figlio' e non soltanto come puro insieme di organi interpretato dalle leggi della medicina e della biologia. Negare questa lettura del venire al mondo e stravolgere così il senso della stessa generazione umana significa violare definitivamente la prospettiva etica, che non è mai puro bilanciamento di interessi, di costi e benefici”.
“Oltre che miope”, la posizione dei “difensori dell'infanticidio” – si legge ancora nella nota – “è anche cinica perché legittima l'individualismo del più forte (l'adulto sano) che non ha alcun ‘interesse' allo sviluppo degli interessi di coloro che ha generato”. Per Pessina, si tratta di “una barbarie in doppio petto accademico che di fatto riapre lo spazio dello stigma sociale nei confronti della malattia e, ancora più semplicemente, dell'infanzia”, alla quale “non si sa più offrire quell'ospitalità che abbiamo imparato a non negare a nessuno ‘straniero'”. Secondo il Centro di Ateneo di Bioetica dell'Università Cattolica, ad inquietare è, poi, il fatto che “proprio il concetto di persona, divenuto nella cultura occidentale la via breve per riconoscere dignità e diritti a tutti gli uomini, finisca per essere utilizzato per legittimare sul piano teorico la più evidente violazione dei diritti dell'uomo”. “Se non siamo in grado di tutelare chi non è capace di auto-tutelarsi mettiamo fine all'idea stessa di democrazia così come l'abbiamo ricostruita dopo le violenze totalitarie”, sottolinea l'esperto. “In una società liberale e pluralista – conclude Pessina – ci sono azioni che devono rimanere intollerabili, che non possono cioè essere oggetto solo di biasimo morale ma che richiedono la sanzione giuridica, perché minano le condizioni stesse della convivenza civile”. (Sir)

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