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C'è un'emergenza educativa, la scuola deve riaprire: l'appello del direttore degli Innocenti Giovanni Palumbo

A settembre la scuola deve reaprire: accanto all’emergenza sanitaria che responsabilmente non dobbiamo mai sottovalutare, esiste anche un’emergenza educativa e pedagogica di cui dobbiamo farci carico. Lo scrive il direttore generale dell'Istituto degli Innocenti Giovanni Palumbo in un intervento su Toscana Oggi

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A  settembre, la scuola deve riaprire. Non c’è altra possibilità. Deve ovviamente riaprire in condizioni di massima sicurezza. Ma ricordiamoci che, accanto all’emergenza sanitaria che responsabilmente non dobbiamo mai sottovalutare, esiste anche un’emergenza educativa e pedagogica di cui dobbiamo farci carico. L’attenzione non deve, quindi, essere rivolta solo agli aspetti sanitari della riapertura, seppure essi siano fondamentali e assolutamente necessari, specialmente in questa attuale fase di ri-acutizzazione dei contagi: occorre considerare anche gli aspetti pedagogici.
Nella progettazione del ritorno in classe c’è bisogno, fin dall’inizio, di un incontro ragionato e ragionevole tra due approcci, entrambi necessari: quello sanitario e quello pedagogico. Il rientro a scuola a settembre, nel rispetto di tutti i protocolli di sicurezza anti-Covid-19 adottati dalle autorità competenti, è pedagogicamente prioritario e non rinviabile per almeno 5 ragioni:
- consentire ai ragazzi di tornare alla vita, alla normalità. La chiusura delle scuole e la «reclusione forzata» in casa per oltre tre mesi sono eventi straordinariamente complessi che vanno compresi e non sottovalutati, anche per i loro possibili effetti psicologici su bambini e ragazzi. Sono, infatti, eventi straordinari di grande portata sociale che hanno fatto «adagiare» i più piccoli nella loro condizione di figli, con rischi di regressione e di incertezza che vanno risolti quanto prima possibile. C’è quindi un’emergenza educativa da affrontare;
- garantire pari opportunità educative. Il confinamento durante il lockdown è stato attenuato (ma non risolto del tutto) grazie all’impegno di educatori e insegnanti che, utilizzando la didattica a distanza e le nuove tecnologie, hanno provato a mantenere e ristabilire relazioni educative e umane con i ragazzi. La didattica a distanza è stata un’esperienza necessaria, importante, virtuosa ma non potrà mai essere sostitutiva della scuola fisica e umana. Un’esperienza che ha tuttavia accentuato il gap tra i ragazzi con maggiori possibilità e quelli che, per varie condizioni (economiche, familiari, di disabilità o disagio sociale, etc), non hanno avuto parimenti accesso all’offerta educativa pagando lo scarto in diversi modi e intensità, fino addirittura all’abbandono, pur con tutto l’impegno profuso dai docenti. Si tratta, in pratica, di ristabilire i capisaldi fondativi di una scuola «democratica», garante di pari opportunità educative per tutti e che non lascia indietro nessuno;
- ripristinare la cittadinanza sociale. I bambini e ragazzi non sono solo alunni o studenti. Sono cittadini, a loro modo, attivi nella comunità sociale. Con la riapertura delle scuole, devono ripartire - sempre in sicurezza dal punto di vista della tutela della salute - anche le altre attività (sociali, sportive, culturali, aggregative, etc) che fanno ordinariamente parte della normalità di vita dei più piccoli e che li rendono «cittadini» a tutti gli effetti, costruttori di futuro;
- tornare ad apprendere insieme. Dopo il lockdown, è necessario un ritorno all’apprendimento comunitario, in presenza attiva, anche con l’utilizzo delle nuove tecnologie, questa volta non sostitutive ma complementari. C’è una vera e propria emergenza nata dall’esigenza del confronto e dell’interazione de visu in classe, un’emergenza di vita comunitaria e di apprendimento tra pari cui vanno date con urgenza risposte concrete che tengano conto anche dell’esperienza di vita sperimentata da ragazzi e bambini durante la reclusione in casa;
- sostenere le famiglie. Dietro ogni ragazzo, c’è una famiglia. I genitori hanno vissuto con difficoltà il lockdown sia per il lavoro, sia per il confinamento sia per i figli. Ora che, gradualmente, i genitori sono tornati a lavorare, resta il problema di chi seguirà i figli a casa. Dunque, anche alle famiglie, serve il ritorno a scuola, non tanto e non solo come guardiania/custodia dei figli, ma piuttosto come ripristino della normalità di vita a livello educativo, pedagogico, relazionale e sociale per i bambini e i ragazzi.
Il rientro a scuola dovrà anche prevedere un approccio di buon senso e di ragionevolezza che consenta di attenuare le preoccupazioni dei genitori in vista della riapertura: la ripresa delle attività didattiche ed educative potrà essere improntata al perseguimento di una mediazione «scientifica» tra ragioni sanitarie/epidemiologiche e ragioni pedagogiche, tenendo sempre presenti l’evoluzione nel tempo della pandemia nei vari territori del paese nonché le esigenze sociali e pedagogiche più urgenti.
*direttore generale Istituto degli Innocenti

C'è un'emergenza educativa, la scuola deve riaprire: l'appello del direttore degli Innocenti Giovanni Palumbo
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