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CARD. ANGELO BAGNASCO: C'È UN POPOLO CHE «NON SI ARRENDE E VUOL REAGIRE»

Parole chiave: angelo bagnasco (206), cei (408)

Le gravi questioni del momento, dall'economia alla politica, dalla corruzione alla disoccupazione giovanile, dall'attacco all'istituto della famiglia a quello verso la vita sono state al centro dell'analisi che il presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Angelo Bagnasco, ha proposto questa sera nella prolusione ai lavori del consiglio episcopale permanente riunito a Roma. Il suo discorso (testo integrale), undici pagine di testo con ampi riferimenti a diversi interventi recenti del Papa, ha preso le mosse dall'esigenza «di meglio comprendere le radici profonde - culturali, morali ed economiche - della crisi», anche se «non è la prima volta, nell'Italia moderna, che si debbano affrontare prove dure e inesorabili». «Forse, in altri passaggi - ha aggiunto - s'imponevano convinzione diffusa, coraggio corale, quasi un entusiasmo contagioso». Invece oggi sembra non essere più così. Anzi, il cardinale presidente ha notato che il Paese è come avvolto in «una cappa di sfiducia», «fattore più pernicioso e pervasivo», a cui fa da contrasto soltanto un «popolo che tiene, resiste; naturalmente si interroga e patisce; ma non si arrende e vuol reagire». Il card. Bagnasco ha quindi richiamato gli eventi del terremoto nelle regioni del nord.

«Preti entusiasti, con una chiara identità» e un laicato fatto di «credenti di prim'ordine, con una forte presa soprannaturale» sono le condizioni - secondo il card. Bagnasco - perché la presenza dei credenti possa contribuire ad affrontare la crisi odierna. Di fronte a una «reticolo di corruttele e di scandali» emerso in questi ultimi tempi, c'è «una rafforzata indignazione che la classe politica continua a sottovalutare», ha aggiunto. Urgono quindi «riforme tanto importanti quanto attese». Del resto, la crisi «che non è congiunturale ma di sistema» esige di essere affrontata con «competenza e autorevolezza». Diversamente il futuro sarebbe ancora più nero per i giovani che - ha detto - «sono il nostro maggiore assillo». Parole accorate il cardinale ha usato anche a proposito degli attacchi alla famiglia, con la rivendicazione delle unioni di fatto cui «assicurare gli stessi diritti della famiglia fondata sul matrimonio, senza l'aggravio dei suoi doveri». Ha quindi espresso la richiesta alla politica di «presidiare in maniera privilegiata la famiglia» con una richiamo anche ai valori «non negoziabili», tra cui quello alla tutela della vita contro - ad esempio - la richiesta «palese o larvata» di introduzione dell'eutanasia. In questo quadro ha ricordato che la comunità civile attende «il varo definitivo, da parte del Senato, delle Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento)». (Sir)

 

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