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CARITAS: MERISI (PRESIDENTE), «IMMIGRATI, EVITARE CHIUSURE E STRUMENTALIZZAZIONI»

Parole chiave: caritas (569)

Una politica dell'immigrazione "attenta ad evitare chiusure, capace di superare le lentezze burocratiche, dare certezza ai diritti sociali e civili, offrire pari opportunità e investire in programmi di integrazione prima che in programmi di trattenimento ed espulsione (Cpt, rimpatri, espulsioni), pur a volte drammaticamente necessari)": è una delle indicazioni contenute nella prolusione di mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e da un mese neo presidente di Caritas italiana, in apertura del 32mo convegno nazionale delle Caritas diocesane, in corso ad Assisi fino al 26 giugno. Circa 600 delegati delle 220 realtà diocesane e di Caritas italiana si interrogano in questi giorni sul tema "Animare al senso della rità attraverso le opere: conoscere, curare, tessere in rete". Mons. Merisi ha messo in evidenza "una possibile confusione" tra "le questioni relative al disagio sociale e il problema della sicurezza nei nostri territori" e ha invitato a riflettere: "Una persona senza dimora, una persona in pericolo, un immigrato irregolare non sono sempre o di per sè un pericolo per la società civile". Per cui "le misure tese a sanzionare comportamenti illeciti effettivi" vanno pensate "dentro un contesto che tenga conto delle esigenze" dell'"accoglienza e della legalità". Pur tenendo "in grande considerazione il senso di incertezza personale e sociale delle persone", ha precisato il vescovo di Lodi, "occorre andare alla radice di questi fenomeni evitando e contrastando semplificazioni e strumentalizzazioni, anche distinguendo il tema della legalità da quello della sicurezza". Fatti come Ponticelli, ha citato Merisi, "rappresentano un grave monito rispetto a quanto può avvenire se complesse situazioni sociali non trovano per troppo tempo almeno un impegno quotidiano di integrazione sociale". Il presidente Caritas ha poi messo in evidenza una "povertà più larga" ma "non meno grave", che in Europa è "antropologica, spirituale o sociale" e genera "malessere fisico e psichico, conduce alla solitudine a all'abbandono, produce paure, chiusure, violenza, rigetto del diverso".
Sir

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