Italia

CASO ENGLARO: ASSOCIAZIONI STATI VEGETATIVI, SENTENZA NON CORRETTA

“Una sentenza non corretta, sotto il profilo etico, giuridico e medico”. Così le tre principali associazioni italiane che si occupano di coma e stati vegetativi (Federazione Nazionale Associazioni Traumi Cranici, La Rete, Vi.Ve.) definiscono la sentenza della Corte d’Appello di Milano su Eluana Englaro, contro la quale chiedono un “ricorso immediato”. In una conferenza stampa convocata oggi a Roma, le associazioni citate hanno rinnovato le richieste contenute in un documento indirizzato alla Procura Generale della Repubblica, in cui si fa notare che la sentenza in questione “mette in discussione la vita di migliaia di persone” che in Italia sono nella stessa condizione di Eluana, e che “sono accudite da familiari con viva passione e condivisione, con prospettive di benessere per il loro futuro, rendendo ancora più precari e più deboli i diritti attuali e in particolare futuri delle miglia di persone con diagnosi distato vegetativo e delle rispettive famiglie”. “Non è una conferenza stampa sul caso Englaro”, ha precisato il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, che pur “rispettando i sentimenti e il dolore del padre” ha fatto notare che tale sentenza “rischia di costituire un precedente grave”, soprattutto perché intende “costruire nell’opinione pubblica un senso comune sbagliato, cioè che le persone in stato vegetativo non siano persone”. Il concetto stesso di “stato vegetativo permanente”, fanno notare le associazioni, non è corretto dal punto di vista scientifico, visto che “uno stato vegetativo non può essere definito con assoluta certezza irreversibile e permanente”. Più corretta invece la definizione di “stato vegetativo prolungato” i progressi scientifici degli ultimi cinque anni, inoltre, sono stati così significativi che “non solo è stata introdotta la diagnosi di ‘stato di coscienza minima’, ma addirittura alcuni studiosi hanno ipotizzato una categoria intermedia di ‘stato di coscienza minima senza comportamenti’ che mimerebbe clinicamente uno stato vegetativo completo”. Senza contare i casi di diagnosi errata, che registrano percentuali che variano dal 20 al 40%. Ripartire dalla Commissione di Virgilio, del 2006, sia per “monitorare la situazione” sulle famiglie che in Italia hanno a che fare con pazienti con cerebrolesioni gravi (l’80% delle quali vengono assistite in casa), sia per costituire un “Tavolo” permanente “di tutti i soggetti coinvolti nel percorso che va dal trauma al reinserimento sociale”: questi i primi impegni concreti assunti dal sottosegretario Roccella durante la conferenza stampa.Sir