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CCEE, VESCOVI EUROPEI: MANTENERE GLI IMPEGNI PRESI A FAVORE DEI POVERI

Mantenere anche in tempo di crisi gli impegni presi a favore dei finanziamenti per lo sviluppo. Lo chiedono da Zagabria (Croazia) i vescovi europei in un comunicato diffuso questa mattina al termine dell’Incontro promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) dei vescovi responsabili per le questioni sociali che ha visto la partecipazione di 37 delegati rappresentanti 22 Conferenze episcopali. Parte dei lavori si è incentrata sull’attuale crisi economico-finanziaria. E a questo proposito, i vescovi scrivono: “In questo tempo favorevole per ripensare l’economia è necessario che si tenga conto delle esigenze dei poveri. La crisi rende concreto un pericolo: che cessino i finanziamenti allo sviluppo, che già erano precari. Molti paesi non hanno ottemperato all’obbligo assunto di dedicare lo 0,7 del proprio PIL a questa finalità”. I vescovi europei ritengono che “mantenere gli impegni presi con onestà e intelligenza è iniettare nel motore dello sviluppo quella fiducia di cui i paesi più poveri, in maggioranza africani, hanno assolutamente bisogno”.L’aumento della disoccupazione “è una delle conseguenze più visibile e grave della crisi”. Si è parlato anche della perdita di posti di lavoro all’incontro europeo dei vescovi responsabili per le questioni sociali che si è tenuto per iniziativa del Consiglio delle Conferenze episcopali europee a Zagabria mettendo a tema la cristi economica e finanziaria. I partecipanti – si legge in un comunicato finale diffuso oggi – “hanno preso in esame temi specifici, legati all’attualità, come l’aumento della disoccupazione in Europa, le agitazioni sociali, la “crisi” dei sistemi pensionistici e quello delle migrazioni”. A proposito della disoccupazione, i vescovi affermano: “Si tratta di un problema, che in alcuni paesi, acquisisce sempre più toni drammatici, tocca un numero molto elevato di persone e necessita di una attenzione particolare della Chiesa a causa delle gravi conseguenze che ne derivano per gli individui, le famiglie e l’insieme delle società”. Per l’episcopato europeo, “la crisi attuale ha messo in evidenza la manifestazione della frattura antropologica che si produce quando il beneficio economico sposta l’uomo come riferimento fondamentale del lavoro e dell’impresa”. A Zagabria si è parlato anche della presenza nei paesi dell’Est dei bambini “socialmente abbandonati” a seguito dell’importante emigrazione dei genitori in altri paesi europei.Sir