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CHIESA ED EUROPA: APERTO A STRASBURGO INCONTRO VESCOVI AL CONSIGLIO D'EUROPA

Parole chiave: ccee (166), ue (389), cde (19)

(Sir Europa - Strasburgo) - «La nuova evangelizzazione e le sfide della secolarizzazione» passano anche attraverso le istituzioni europee. Per questo le Chiese europee sentono la responsabilità di essere “presenti in questi fori” promuovendo “un dialogo tra fede e ragione”, “una testimonianza della carità che diventa anche segno della presenza di Dio”. A spiegare le ragioni che hanno spinto quest'anno i presidenti di nove Conferenze episcopali del Sud-Est Europa a recarsi a Strasburgo dove ha sede il Consiglio d'Europa, è padre Duarte da Cunha, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). All'incontro – promosso dal 5 all'8 marzo dal Ccee in collaborazione con la Missione permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa – sono presenti i presidenti dei vescovi di Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Grecia, Moldavia, Romania, la Conferenza episcopale internazionale Santi Cirillo e Metodio e la Turchia. A Strasburgo già da oggi i vescovi stanno incontrando alcuni responsabili del Consiglio d'Europa con i quali stanno discutendo di democrazia, diritti dell'uomo, della dimensione religiosa del dialogo interculturale, nonché delle ultime sentenze presso la Corte europea, specialmente quelle legate alla religione e alla Chiesa. “Il Consiglio d'Europa – sottolinea padre da Cunha – fa parte di quelle realtà nate nel dopoguerra che volevano essere promotrici della pace e della giustizia”.
Rispetto dunque alla difesa dei diritti umani e di alcuni valori fondamentali, “la nascita del Consiglio d'Europa – prosegue il segretario generale del Ccee – è stata senza dubbio un passo importante”. La domanda a cui stanno cercando di dare una risposta i vescovi europei presenti a Strasburgo è “Come fare per promuovere la verità dell'uomo e della donna, la vera ecologia umana che i Papi, da anni, invitano a porre al centro dell'attività politica?”. Padre Da Cunha sottolinea come i diritti dell'uomo, lo Stato di diritto e la democrazia siano “valori che sono considerati comuni e trascendenti ad ogni cultura. Ma quali sono – domanda – i fondamenti di questi valori? Per noi – aggiunge – è impossibile parlare di valori senza un riferimento alla dignità dell'uomo e quindi al Creatore e alla natura da lui creata. Esiste, quindi, anche una prospettiva culturale che ci obbliga ad essere qui presenti, attenti e propositivi”. Da qui la necessità per la Chiesa di entrare anche nei contesti istituzionali europei.
“La questione – spiega padre da Cunha – è molto politica, ma è ancora prima, pre-politica, è culturale, perché riguarda il significato della vita personale e sociale, e quindi ai fondamenti della convivenza umana. E qui, come Chiesa, siamo, sicuramente coinvolti”. Ed aggiunge: “È vero che la politica diretta non è trattata qui, ma qui si definiscono linee e quindi si fa cultura e modo di pensare che dopo diventa legge e proposta educativa per tutti i giovani. Se per noi è evidente che le nostre idee non sono relative, ma sono certe e nascono dalla luce dello Spirito di Dio, allora, siamo obbligati ad essere protagonisti. Cerchiamo di capire come funziona, anche per capire come essere più presenti. Spero che questi giorni possano essere utili per questo lavoro”. Momento particolarmente importante per i presidenti delle Conferenze episcopali sarà domani la Messa per l'Europa che si celebrerà alle 18.30 nella cattedrale della città. La cerimonia sarà celebrata dall'arcivescovo Jean-Pierre Grallet, e sono invitate numerose persone impegnate nelle istituzioni europee: eurodeputati, ambasciatori e funzionali del Consiglio d'Europa, giudici della Corte europea dei diritti dell'uomo e anche membri di comunità e organismi ecclesiali che partecipano al cammino europeo. (Sir)

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