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CRISTIANI IN EUROPA: AUMENTANO CASI DI DISCRIMINAZIONE E DI INTOLLERANZA

È un fenomeno di “importanza crescente nel mondo occidentale: la negazione della parità dei diritti per i cristiani e la loro emarginazione”. Si registrano infatti sempre più casi d’intolleranza e di discriminazione nei confronti dei cristiani in Europa. Allo stesso tempo, il crescente interesse dei media ha dato voce all’anonima sofferenza di casi di persone che sempre più acquisiscono una rilevanza internazionale. È quanto emerge dal rapporto 2011 sui casi di intolleranza e di discriminazione dei cristiani in Europa che viene pubblicato oggi sul sito dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione religiosa in Europa (Oidce). Il rapporto 2011 sarà disponibile sul sito dell’Oidce (www.intoleranceagainstchristians.eu) dalle ore 12 ed “è l’unica indagine esauriente – si legge in un comunicato diffuso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa – esistente riguardo alla situazione dei cristiani in Europa”. In una scheda elaborata questa mattina dal Ccee per presentare i dati del rapporto si afferma che “il 2011 è stato caratterizzato da numerosi dibattiti pubblici sulla religione” a partire dall’assassino norvegese Andres Breivik, “erroneamente definito un fondamentalista cristiano”. “Un’etichetta – commenta il Ccee – attribuita sconsideratamente e precipitosamente”.Uno sviluppo positivo è stato invece rappresentato dal famoso “caso Lautsi” presso la Corte europea dei Diritti umani. La Grande Camera della Corte ha rovesciato la sentenza di primo grado della stessa Corte, chiarendo che la presenza dei crocifissi nelle aule delle scuole statali in Italia – che conferivano una visibilità predominante alla religione di maggioranza del paese in ambito scolastico – non era di per sé sufficiente per indicare un processo di indottrinamento, quindi non violava il diritto alla libertà di religione di quei genitori laicisti, il signore e la signora Lautsi. Un altro momento saliente del 2011 è stata una risoluzione dell’Assemblea parlamentare dell’Osce che incoraggiava il dibattito pubblico sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa. La risoluzione chiedeva un riesame della legislazione che implica potenzialmente delle conseguenze negative per i cristiani.Il rapporto sui casi di discriminazione ed intolleranza verso i cristiani in Europa vuole “essere un invito per tutti i cristiani che abbiano sperimentato una forma di discriminazione e/o di intolleranza per la loro appartenenza confessionale ad uscire dall’anonimato e a farsi coraggio: credere in Dio non deve essere percepito come una colpa o un segno di debolezza”. Così mons. András Veres, vescovo Szombathely (Ungheria) e incaricato dal Ccee a seguire le attività dell’Oidce, presenta il rapporto 2011 sui casi di intolleranza e di discriminazione dei cristiani in Europa che viene pubblicato oggi. “I vescovi in Europa – osserva mons. Veres in un comunicato diffuso dal Ccee – sono particolarmente attenti a queste manifestazioni di discriminazione e d’intolleranza religiosa che confermano in realtà quanto alcuni valori e diritti fondamentali propri della nostra Europa, come la libertà religiosa e il riconoscimento giuridico delle nostre Chiese, siano lungi dall’essere una realtà acquisita in alcuni paesi del continente”.Secondo mons. András Veres, “i casi riportati testimoniano quanto la religione sia un elemento sempre più presente nella vita della gente. Le manifestazioni di intolleranza costituiscono una realtà allarmante perché evidenziano una realtà finora poco conosciuta e in crescita allorché molti altri fattori ci ricordano il ruolo fondamentale della religione quale fautore di coesione sociale”. “Vivere e testimoniare il proprio credo religioso nel rispetto della libertà e sensibilità altrui non potrà che essere di beneficio per tutti, credenti o non, cristiani o non. I vescovi d’Europa si sentono solidali con quanti non vedono i propri diritti rispettati e ricordano che la libertà religiosa è un bene prezioso che va custodito così da continuare ad essere un pilastro della pace del nostro continente”. L’Osservatorio è membro della Piattaforma per i diritti fondamentali dell’Agenzia Ue per i diritti fondamentati e lavora in stretta collaborazione con l’Osce. L’Osservatorio è una realtà autonoma dal Ccee. Mons. András Veres, vescovo di Szombathely (Ungheria), è il vescovo nominato dalla presidenza Ccee per seguirne i lavori. (Sir)