Italia

Caritas: ecco i nuovi poveri

Due rapporti sulle povertà che evidenziano due facce della stessa medaglia. Da una parte aumentano gli italiani che si rivolgono ai centri di ascolto pratesi. Dall’altra aumentano gli immigrati di nazionalità rumena nei centri fiesolani. E allora vediamo i dati in particolare.

Nella diocesi di Prato lo scorso anno c’è stato il boom di italiani: +26% rispetto all’anno precedente. E la tendenza si sta drammaticamente accentuando nei primi mesi del 2007. Lo dicono i dati dell’osservatorio «Solidarietà Caritas», appena presentato, e relativi ai centro d’ascolto della Caritas diocesana e delle parrocchie che si sono messe in rete. Sono quasi 865 gli italiani sulla soglia di povertà, in difficoltà economica o di lavoro, a sentirsi costretti a chiedere aiuto all’ente caritativo. Molto spesso la vergogna, o le effettive difficoltà burocratiche – ad esempio la compilazione del modello Isee, il «redditometro» che fotografa la condizione economica dell’anno precedente, molto diversa dall’attuale – li tengono lontani dai servizi sociali. Confrontata con quella degli italiani, la crescita delle persone straniere che vanno alla Caritas è più modesta: +6,5%. Anche se bisogna considerare che gli immigrati, nel complesso, costituiscono la maggioranza di quanti si rivolgono ai centri c’ascolto: 2618 persone, per le quali, però, il ricambio è più rapido e che vengono in maggioranza per problemi di lavoro. Un altro dato del rapporto Caritas 2006 è particolarmente drammatico. Quello del numero dei senza tetto: 226 persone (più della metà italiani) costrette a dormire dove capita, per strada, in auto o in treno. Gli italiani che si presentano alla Caritas sono, per la maggior parte, il 31,4% , persone con più di 55 anni. Il 12,2% del totale è pensionato.

Per la diocesi di Fiesole, quello sul 2006, è il primo dossier sulle povertà ed è stato presentato in occasione del Congresso eucaristico diocesano. Il rapporto si intitola «Fame e sete di fraternità – Primo rapporto diocesano sull’attività dei centri di ascolto» e si basa sul monitoraggio del territorio a cura dei cinque centri di ascolto di Fiesole, Figline, Greve, Montevarchi e San Giovanni. Oltre al commento dei dati dei centri di ascolto – affidato ad esperti del settore sociale e a sacerdoti che si occuopano dell’assistenza – l’altra parte del lavoro è costituita da una ricostruzione storica di ogni centro di ascolto e da una raccolta di testimonianze dei volontari. Il primo dato che emerge dal rapporto è il numero di immigrati: 2190. Un dato davvero considerevole. Gli stranieri sono 1847 del totale e ne rappresentano ben l’84,34%, una percentuale di 3,3% superiore alla media delle diocesi toscane. Significativo inoltre il dato delle persone che si sono rivolte alla Caritas per la prima volta nel 2006: 1300, di cui 376 hanno dichiarato di essere arrivate in Italia proprio nel corso dell’anno. Per quanto riguarda la nazionalità attenzione particolare merita il dato dei rumeni che costituiscono il gruppo più numeroso (più del 43% delle presenze straniere totali) che supera di 14,5 punti percentuali le presenze a livello regionale, dove è comunque il più numeroso. Consistenti anche le presenze dei gruppi peruviani, marocchini, albanesi e polacchi, in linea con le percentuali regionali. Don Paolo Dei, direttore della Caritas, nell’introduzione del volume spiega che «l’intento di questa pubblicazione è descrivere che cosa sono e che cosa fanno i Centri di Ascolto e le loro motivazioni, non tanto per metterli in mostra, quanto per portare a conoscenza una realtà di povertà che riguarda tutti e in particolare i discepoli di Gesù, nessuno escluso».

S.P.