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Dal n. 43 del 28 novembre 2004

Cattolici e impegno politico, serve un'Opera dei Congressi?

Siamo passati da una democrazia «degenerata» ad una democrazia «diminuita». E questo ha creato disaffezione nella gente e abbassato il livello di partecipazione alla vita politica. L'analisi di questi ultimi anni di vita democratica dell'Italia è di monsignor Gastone Simoni, vescovo di Prato e delegato della Cet per la pastorale sociale e del lavoro. Cosa fare per stimolare i cristiani ad una nuova stagione di impegno politico? Dare vita ad una nuova Opera dei Congressi. La provocazione arriva dal vescovo di San Miniato Fausto Tardelli alla «Tre giorni Toniolo» lo scorso fine settimana.
DI SIMONE PITOSSI

Cattolici e impegno politico, serve un'Opera dei Congressi?

di Simone Pitossi
Siamo passati da una democrazia «degenerata» ad una democrazia «diminuita». E questo ha creato disaffezione nella gente e abbassato il livello di partecipazione alla vita politica. L'analisi di questi ultimi anni di vita democratica dell'Italia è di monsignor Gastone Simoni, vescovo di Prato e delegato della Cet per la pastorale sociale e del lavoro. Cosa fare per stimolare i cristiani ad una nuova stagione di impegno politico? Dare vita ad una nuova Opera dei Congressi. La provocazione arriva dal vescovo di San Miniato Fausto Tardelli alla «Tre giorni Toniolo» lo scorso fine settimana. È stato il secondo momento di incontro – dopo quello del 2003 – organizzato a Pisa e a San Miniato dall'omonima Fondazione che ha come scopo la diffusione della dottrina sociale della chiesa e l'attualizzazione del pensiero di Giuseppe Toniolo, fondatore delle Settimane sociali e protagonista dell'Opera dei congressi.

Il senso della proposta emersa a San Miniato – spiega don Enrico Giovacchini, direttore della Toniolo – è quello di «ricreare un collegamento dell'associazionismo e della società civile cristiana per rinnovarne pensiero ed azione». Monsignor Tardelli scende ancora più nel concreto precisando che una nuova Opera dei Congressi può essere «laboratorio». «Nel momento che le posizioni politiche sono diversificate – spiega – il sapersi ritrovare anche se in modo faticoso potrebbe essere una “palestra” dove si impara a comunicare insieme e si esercita una capacità di ascolto reciproco». Tutto ciò oggi manca. Anche perché in Italia «non c'è pluralismo», sottolinea monsignor Simoni, e i cattolici sono schiacciati dal «dualismo». Non solo. La democrazia è anche indebolita da una grave crisi dei «fini». La minaccia arriva da due fondamentalismi: quello religioso islamico e quello del relativismo laicista.

Che fare allora? «Le singole soggettività della Chiesa non devono perdere la visione dell'insieme ma devono ripresentarsi alla società con un messaggio chiaro di valori», conclude mons. Simoni. «Il problema dei cattolici oggi – osserva nel suo intervento Savino Pezzotta, segretario nazionale della Cisl – non è la politica ma la scristianizzazione». «Il Vangelo – continua – non inquieta più le coscienze». Per questo, in un momento in cui i partiti politici per vincere le elezioni attenuano i loro riferimenti, i cattolici devono essere «politicamente scorretti».

L'unità dei cattolici, secondo il sindacalista, «deve essere all'interno della Chiesa». Perché, conclude Pezzotta, «oggi non c'è bisogno di un partito dei cattolici, ma di cattolici che fanno politica». Sulla stessa lunghezza d'onda le conclusioni di Ernesto Preziosi, vicepresidente dell'Azione cattolica: «Dobbiamo distinguere l'appartenenza ecclesiale dalla militanza negli schieramenti politici per far crescere una classe dirigente con una nuova cultura politica».

L'Opera dei Congressi
Sorta nel 1874 per iniziativa della Società della Gioventù cattolica italiana, l'Opera dei Congressi fu la prima grande organizzazione dei cattolici militanti italiani. Essa costituì l'organo di collegamento dei numerosissimi comitati parrocchiali e diocesani di azione religiosa. Durante il pontificato di Leone XIII conobbe un notevole sviluppo. Dopo il 1896, a fianco dei quadri dirigenti legati alla linea dell´intransigentismo, si sviluppò la nuova tendenza democratico-cristiana, capeggiata da Romolo Murri, incline a una maggiore apertura. I contrasti interni e l'evolversi dei rapporti del mondo cattolico con il liberalismo ne provocarono la crisi e nel 1904 venne sciolta dalla Santa Sede.

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