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Celiachia, c'è un nuovo farmaco

Un farmaco rivoluzionerà lo stile di vita alimentare di milioni di celiaci nel mondo? Sembra essere questo interrogativo su questa forma di intolleranza alimentare permanente al glutine, qual è la celiachia, che colpisce una persona su 100/150, di cui circa il 65% donne. In Toscana riguarda 8.500 persone. Ne parliamo con il presidente della Fondazione nazionale, il toscano Adriano Pucci
DI LAURA BORGHERESI

Parole chiave: sanità (77), celiachia (3)
Celiachia, c'è un nuovo farmaco

di Laura Borgheresi

Un farmaco rivoluzionerà lo stile di vita alimentare di milioni di celiaci nel mondo? Sembra essere questo interrogativo che, attualmente, sta conquistando ampi spazi su molti organi di informazione, anche a livello nazionale, inducendo ad una seria riflessione inerente questa forma di intolleranza alimentare permanente al glutine, qual è la celiachia, che colpisce una persona su 100/150, di cui circa il 65% donne.

Come è noto, l'introduzione di alimenti contenenti glutine determina, nelle persone predisposte geneticamente, una risposta immunitaria abnorme a livello intestinale, con conseguente infiammazione e scomparsa dei villi intestinali; il cattivo assorbimento di vari principi nutritivi ne è la logica conseguenza. Attualmente una dieta priva di glutine rappresenta l'unica terapia possibile contro la celiachia, poiché permette la completa normalizzazione della mucosa intestinale, con «ricrescita» dei villi e con la scomparsa dei sintomi molto spesso presenti. Importanti e, talvolta, irreversibili le malattie determinate da una diagnosi tardiva: osteoporosi, infertilità, epilessia, arresto della crescita, cirrosi biliare, ma soprattutto il temutissimo linfoma intestinale.

Di questi giorni poi l'annuncio della sperimentazione di un farmaco in grado di permettere ai celiaci l'assunzione del «famigerato» glutine, il complesso proteico, a loro nocivo, presente in alcuni cereali quali, frumento, orzo, segale, farro e in altri ancora.

Per addentrarsi nella delicata questione, abbiamo incontrato uno dei massimi esperti nella lotta a questa intolleranza alimentare, Adriano Pucci, presidente della «Fondazione Celiachia», l'ente fondata nel 2005 col preciso obbiettivo di promuovere la ricerca nelle sue molteplici potenzialità. È una storia lunga quella che lega il dirigente a questo «mondo», iniziata per la presenza dell'ormai nota «patologia» alimentare all'interno della propria famiglia, a Milano, dove risiedeva nonostante le origini pugliesi, per motivi lavorativi.

Tra i fondatori dell'«Associazione Lombarda dei Celiaci» nel 1975, confluita quattro anni dopo nell'«Associazione Nazionale«, della quale è stato presidente dal 1988 al '91 e dal 2001 al 2009, Pucci, attualmente residente a Figline Valdarno (Firenze), ha il notevole merito di aver contribuito a rendere visibile e studiata questa intolleranza, di origine antichissima, il cui nome è iniziato a diffondersi intorno al '50, prima di essere conosciuto come patologia negli anni'80, riguardando, attualmente in Italia, circa 100 mila persone; 500 mila i casi ancora non diagnosticati, ma dove è presente la componente genetica. «I media – sottolinea – stanno accendendo i riflettori su un nuovo farmaco ancora in sperimentazione, presentandolo come risolutivo, mentre ancora non ci sono le caratteristiche sufficienti per definirlo tale, anche se la ricerca, indirizzata verso varie direzioni, sta conseguendo ottimi risultati, il cui fine ultimo è rappresentato dalla realizzazione di un vaccino contro la celiachia.

La pillola anti-zonulina, di cui i gli organi di informazione si stanno occupando, realizzata dall'italiano Alessio Fasano e dal suo staff a Baltimora, permetterebbe, in caso di risposta affermativa all'ultima fase di sperimentazione ancora in corso negli Stati Uniti, di consumare ai celiaci alimenti con glutine per un periodo di tempo limitato. Come sappiamo il loro intestino è privo di un enzima che aiuta ad assorbire e digerire il glutine; la pillola di Fasano, in studio da cinque anni, creerebbe impermeabilità, impedendo al glutine di filtrare nell'intestino. Tutto questo, però, ripeto, per un periodo di tempo limitato, consentendo, tuttavia, al celiaco di consumare alimenti con la presenza della famigerata sostanza proteica».

Oggi chi è affetto da questa intolleranza usa prodotti alimentari privi di glutine, con erogazione gratuita da parte del Servizio nazionale sanitario che, dal 2005 grazie alla Legge Quadro 123 che riconosce la celiachia come malattia sociale, impegna anche le Regioni nella specifica formazione dei medici e obbliga, nella ristorazione collettiva, la presenza di pietanze senza la «famosa» proteina.

«La ricerca, tuttavia – precisa Pucci –, prosegue con successo verso varie direzioni, ad esempio è in atto uno studio sulle micotossine, sostanze tossiche presenti nel mais, in passato soltanto in un certo limite, oggi in quantità superiore per i nuovi metodi di coltivazione. La ricerca ne studia l'eventuale tossicità nel celiaco che, per motivi di dieta alimentare, ne usa in quantità superiore rispetto alla media». «Altri studi – prosegue il presidente – riguardano il tempo dello svezzamento dei figli nati da genitori affetti da celiachia, alcuni consigliano di anticiparne i tempi, cioè intorno ai quattro mesi, invece dei tradizionali sei, somministrando piccole dosi di glutine al neonato, in modo di abituarne l'organismo a questa sostanza. Altre ricerche indicano. Invece, di spostare lo svezzamento a dodici mesi, confrontando in quale dei due casi l'intolleranza tenda alla diminuzione. Infine nuovi studi vertono sulla patologia refrattaria, sulla diagnostica e sulle varie complicazioni sanitarie». Come dire: la nuova frontiera della celiachia ha appena iniziato il suo percorso.

In Toscana 8500 celiaci, 35 mila i casi potenziali
Nonostante l'origine antichissima, la denominazione «celiachia» ha iniziato, intorno al '50, a «interessare» i medici, per poi indicare una vera e propria malattia negli anni '80, quindi, precedentemente poche erano le conoscenze e le modalità per il suo trattamento.

Di fondamentale importanza la fondazione, a Milano, dell'AIC (Associazione Italiana Celiachia) nel 1979, un aiuto concreto, grande punto di riferimento per i diagnosticati e i «potenziali» colpiti da questa intolleranza. Rappresenta la Federazione delle associazioni regionali; circa 60 mila gli iscritti. Con sede a Genova, è gestita da un consiglio direttivo nazionale composto da cinque membri e presieduto attualmente da Elisabetta Tosi, dopo i lunghi anni di presidenza di Adriano Pucci, l'«uomo della svolta» nella lotta alla patologia, attualmente presidente della «Fondazione Celiachia».

Circa 500 i volontari, che, nel territorio nazionale, si occupano di organizzare corsi per la ristorazione senza glutine e «ispezionano» i locali catalogati come «idonei» per l'alimentazione dei celiaci. L'Associazione diffonde un quadrimestrale dal titolo «Celiachia Notizie», con tiratura di 66 mila copie, notevoli poi le campagne di sensibilizzazione e sostegno promosse dall'associazione, con personaggi del calibro di Claudia Koll, Pupo, Gaia De Laurentis, Daniele Bossari e Pierluigi Collina. In Toscana questa intolleranza alimentare, in linea con altre realtà geografiche, riguarda 8500 persone; 35 mila i casi potenziali non ancora diagnosticati. Dal 1996 è presente nella nostra regione l'«Associazione Italiana Celiachia- Sezione Toscana», con 6 mila soci, della quale è presidente, attualmente, Serena Scala. «Zoon» è il notiziario regionale che, ogni due mesi, crea un filo diretto tra l'Associazione e i suoi iscritti. Per info: www.celiachia.it ; www.fondazioneceliachia.it .

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rosa 18/12/2009 00:00
ciao sono 1 ragazza celiaca da 20anni,ho sentito parlare della pillola,vorrei sapere quando arrivera' a bari.....fatemi sapere...non proprio a bari ma almeno in provincia...ciao attendo 1 vostra risp.

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