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Commissione Ue: «inosservanza particolarmente grave» da parte dell'Italia. Verso la procedura d'infrazione

Tutto come previsto sulla manovra finanziaria che l'Italia aveva presentato in ottobre a Bruxelles. La Commissione conferma l'esistenza di un'inosservanza particolarmente grave della raccomandazione rivolta all'Italia dal Consiglio il 13 luglio 2018 e ritiene «giustificata» l'apertura «di una procedura per deficit eccessivo basata sul debito». La replica del ministro Tria.

La riunione della Commissione Ue (Foto Sir)

(Bruxelles)  Oggi la Commissione europea ha presentato - nell'ambito della procedura del Semestre europeo - le priorità economiche e sociali dell'Unione per il 2019, fornendo gli attesi pareri sui documenti programmatici di bilancio e confermando l'esistenza di una «inosservanza particolarmente grave» del patto di stabilità e crescita nel caso dell'Italia. Adottando, infatti, i pareri in cui valuta la conformità al patto di stabilità e crescita dei documenti programmatici di bilancio degli Stati membri della zona euro si legge: «Per quanto concerne l'Italia, dopo aver valutato il documento programmatico di bilancio rivisto presentato il 13 novembre, la Commissione conferma l'esistenza di un'inosservanza particolarmente grave della raccomandazione rivolta all'Italia dal Consiglio il 13 luglio 2018. Il 23 ottobre 2018 la Commissione aveva già adottato un parere in cui riscontrava un'inosservanza particolarmente grave nel documento programmatico di bilancio iniziale presentato dall'Italia il 16 ottobre 2018».

In sostanza l'esecutivo europeo rimanda al mittente la manovra italiana. Nel rapporto sul debito si afferma: «La nostra analisi suggerisce che il criterio del debito deve essere considerato non rispettato. Concludiamo che l'apertura di una procedura per deficit eccessivo basata sul debito è giustificata». Si apre così per il governo italiano la via di una procedura per deficit eccessivo. Tra i problemi sollevati dalla Commissione il livello del deficit, i mancati interventi per la riduzione del debito, l'interruzione delle riforme necessarie per rimettere in sesto i conti pubblici. La manovra, è stato detto in conferenza stampa, peggiorerà la situazione: «Continuiamo a credere che questo bilancio crei rischi per i cittadini, le imprese e i contribuenti italiani: stiamo prendendo delle decisioni nel loro interesse».

La Commissione ha effettuato una nuova valutazione «della presunta non conformità dell'Italia con il criterio del debito», si legge in una nota emessa oggi. «Il debito pubblico dell'Italia, che nel 2017 era pari al 131,2% del Pil, l'equivalente di 37mila euro per ogni abitante, supera il valore di riferimento del 60% stabilito dal trattato. Questa nuova valutazione si è resa necessaria poiché i piani di bilancio dell'Italia per il 2019 modificano in maniera sostanziale i fattori significativi analizzati dalla Commissione lo scorso maggio».

L'analisi presentata nella nuova relazione a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, del trattato, «comprende la valutazione di tutti i fattori pertinenti, in particolare: 1) il fatto che le condizioni macroeconomiche, nonostante il recente intensificarsi dei rischi di revisione al ribasso, non possono essere invocate per spiegare gli ampi divari dell'Italia rispetto al parametro di riduzione del debito, data una crescita del Pil nominale superiore al 2% dal 2016; 2) il fatto che i piani del governo implicano un notevole passo indietro sulle passate riforme strutturali volte a stimolare la crescita, in particolare sulle riforme delle pensioni adottate in passato»; e, «soprattutto, 3) il rischio di deviazione significativa dal percorso di aggiustamento raccomandato verso l'obiettivo di bilancio a medio termine nel 2018 e l'inosservanza particolarmente grave per il 2019 della raccomandazione rivolta all'Italia dal Consiglio il 13 luglio 2018, stando ai piani del governo e alle previsioni d'autunno 2018 della Commissione».

Nel complesso l'analisi indica che il criterio del debito stabilito dal trattato «dovrebbe essere considerato non soddisfatto e che è quindi giustificata una procedura per i disavanzi eccessivi basata sul debito».

Tria: «Non conviene a nessuno drammatizzare il dissenso». «Con rammarico prendiamo atto che la Commissione non ha ritenuto di condividere le ragioni del bilancio programmatico italiano. Restiamo convinti che esso assicuri il totale controllo dei nostri conti pubblici nei limiti della moderata politica espansiva resa necessaria dal rallentamento dell'economia europea ed italiana che noi vogliamo contrastare. Siamo altresì convinti che garantisca in ogni caso anche l'obiettivo della riduzione del rapporto debito-Pil più volte ribadito dal Governo». Così il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, in una nota diffusa dopo le decisioni assunte dalla Commissione europea sul Documento programmatico di bilancio (Dpb) 2019 e il debito dell'Italia.

«Ritengo tuttavia - aggiunge Tria - che la drammatizzazione del dissenso tra Italia e Commissione europea danneggi l'economia italiana e di conseguenza l'economia europea. Questa considerazione è alla base del nostro impegno a continuare il dialogo con la Commissione alla ricerca di una soluzione condivisibile nell'interesse reciproco».

Fonte: Sir
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