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FRATELLI PAPPALARDI: LETTERA DEL VESCOVO AI RAGAZZI DI GRAVINA

“Carissimi ragazzi, desidero tantissimo farvi sentire la vicinanza e l'affetto del vescovo in questo momento molto amaro e doloroso della vostra fanciullezza o adolescenza. Poiché non posso raggiungervi di persona, uno per uno, ho pensato di scrivervi: così possiamo riprendere il nostro colloquio ogni volta che vorrete leggere questa lettera o quando desidererete scrivermi. La caduta di Michele in fondo al pozzo in via Consolazione, il 25 febbraio scorso, ha posto la parola fine ai mille interrogativi di questi venti mesi sulla sorte di Francesco e Salvatore Pappalardi”. Inizia così la lettera che mons. Mario Paciello, vescovo di Altamura – Gravina – Acquaviva, indirizza oggi ai ragazzi della diocesi (testo integrale su www.diocesidaltamura.it ), dopo il ritrovamento dei corpi dei fratelli Pappalardi. Purtroppo, scrive il vescovo, “la nostra tenace speranza di rivederli vivi è stata smentita dal raccapricciante ritrovamento dei loro corpi senza vita. Ora, però, abbiamo un'altra speranza che è certezza: finora non sapevamo dove erano Francesco e Salvatore; ora sappiamo che sono nella gioia del Paradiso. Voi sapete che abbiamo pregato tanto. La nostra preghiera non è stata vana: ha accompagnato i fratellini mentre soffrivano; ha ottenuto la grazia del ritrovamento; e per farceli ritrovare, il Signore si è servito di voi, della disavventura felicemente conclusa di Michele, del coraggio dell'amico che non lo ha abbandonato”.

“In questi giorni – prosegue mons. Paciello - tanti si sono chiesti: Dov'era Dio? Ve lo dico io dov'era Dio: è stato accanto a Francesco e Salvatore a soffrire con loro come quando era in croce. E sapete perché? Perché negli ultimi giorni Francesco e Salvatore hanno vissuto la passione di Gesù: hanno sofferto dolori atroci, sete, fame, freddo, paura, buio, solitudine. Certamente hanno chiesto aiuto, ma le loro voci non sono giunte alle nostre orecchie”. Ancora, prosegue il vescovo, “non sappiamo quando potremo celebrare la Messa solenne per offrire al Signore Francesco e Salvatore, prima di seppellire i loro corpi; ma vorrei sentire che voi pregate con me tutti i giorni, non solo per loro, ma anche per tutti i bambini e i ragazzi del mondo, specialmente per quelli più sfortunati o esposti ai pericoli”. Rivolgendosi poi ai ragazzi, mons. Paciello aggiunge: “Voi, vi sentite così forti, vivaci, coraggiosi, sicuri che non avete paura di nulla; a volte sfidate il pericolo. Ma non vi rendete conto di quanto è preziosa e fragile la vostra vita. Questo vi espone ogni giorno al rischio di comprometterla o di perderla con delle imprudenze, che talvolta si rivelano tragiche”.

“L'esperienza di Francesco, Salvatore e di Michele – dice mons. Paciello ai ragazzi - deve farvi diventare più saggi”. Da qui alcuni consigli: “Non andate in luoghi sconosciuti; non allontanatevi da casa senza avvertire i genitori; non accettate inviti a seguire persone che non conoscete; non salite in moto o macchine guidate da giovanissimi o da spericolati, da minorenni o da non patentati. Mettete al corrente i genitori di tutto quello che vi capita e delle persone che vi avvicinano. Frequentate gli oratori, inseritevi in associazioni parrocchiali, scoutistiche, sportive, artistiche. Non allontanatevi dalla parrocchia per la Messa, il catechismo, la vita di gruppo, i campiscuola, le attività ricreative. Chiedete ai giovani e agli adulti che fanno volontariato di fare esperienze con loro; interessatevi dei bambini e dei ragazzi dei paesi poveri”. E ancora: “ Non abbiate paura dei Carabinieri, della Polizia, dei Vigili Urbani. Queste persone non sono «Mangiafuoco» che terrorizza Pinocchio. Sono papà e mamme di famiglia a servizio della sicurezza e dell'ordine della città, pronti a correre qualunque rischio quando si verificano incidenti, delitti, disastri”.

“Quando si conosce un fatto – prosegue mons. Paciello - specialmente se una vita è in pericolo, se qualcuno ha bisogno di aiuto, se un innocente è accusato, non si deve tacere: bisogna raccontare, testimoniare, adoperarsi perché siano evitati mali peggiori. Se uno fugge o fa silenzio si comporta da egoista: è uno che non vuole noie, che pensa soltanto a se stesso, che ha paura di essere coinvolto. Li per lì può credere di aver fatto la scelta migliore, ma dopo resta col rimorso per tutta la vita”. Per questo, prosegue il vescovo, “mi sembra doveroso proporre alla vostra attenzione l'amico che ha contribuito a salvare Michele, perché ha dimostrato di avere il vero senso dell'amicizia e un grande senso responsabilità. Egli ha affrontato da solo un momento drammatico, facendo dei tentativi per aiutare l'amico, per confortarlo e andando poi ad avvertire la famiglia”. Il vescovo così conclude: “Auguriamoci che Michele si ristabilisca al più presto; che questo salvataggio sia l'inizio di un nuovo libro della vita di Gravina, scritto dalla primavera gravinese che siete voi. Così il sacrificio di Francesco e Salvatore farà fiorire una nuova generazione di giovani che porteranno in alto il nome della loro Città”.

Sir

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