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FUNERALI MARCHINI: PELVI (OMI), «ROBERTO, MESSAGGERO DI PACE»

Parole chiave: afghanistan (136), militari (131), ordinario militare (11)

“Messaggero di pace, discepolo di quella civiltà dell'amore, che rende possibile ciò che è giusto”. Questo è, per l'arcivescovo ordinario militare per l'Italia, mons. Vincenzo Pelvi, il caporal maggiore Roberto Marchini, 40° caduto italiano in Afghanistan. Nel corso dei funerali solenni, alla presenza delle più alte cariche dello Stato, mons. Pelvi ha ricordato che “Roberto, sui passi del Crocifisso, aveva compreso che non si raggiungono grandi realizzazioni umane e spirituali senza fatica, dedizione, sacrificio. Con il suo sorriso e la simpatia di amico e fratello, desiderava seminare nel mondo un po' più di amore. Prendeva, perciò, sempre posizione a favore di chi era oppresso, costretto a vivere nell'ingiustizia. Aveva scelto la professione militare per dedicarsi ai più deboli, a coloro che non hanno nessun valore agli occhi del mondo. Roberto amava quella terra e vi vedeva l'aurora della speranza di un nuovo giorno, convinto che siamo tutti immersi nella sofferenza del mondo, legati indissolubilmente a ogni uomo sulla terra. A Kabul – confidava agli amici – si rimane senza fiato, quando, attraversando il territorio con la divisa militare, suscito ovunque simpatia”.
“L'Italia – ha aggiunto mons. Pelvi - continua a fare la sua parte per promuovere stabilità, disarmo, sviluppo e sostenere la causa dei diritti umani. Il protagonismo che si chiede al nostro Paese è quello di chi si offre come interlocutore attivo per la ricostruzione di economie deboli, per il riconoscimento e il sostegno di regimi pluralisti, per assetti internazionali più giusti e aperti ai nuovi popoli”. Per questo, secondo il presule, “occorre denunciare coraggiosamente ciò che ostacola l'unità della famiglia umana, mostrare come le istituzioni internazionali siano l'unica possibilità per uscire dalla logica chiusa delle nazioni. Non possiamo praticare una politica basata sull'interesse a breve termine; solo la consapevolezza di appartenere all'umanità può consolidare l'interesse a lungo termine dell'umanità che richiede l'elaborazione di un'economia mondiale dei bisogni. E' per l'amore dei propri cari, delle tradizioni e dei valori spirituali di un popolo, che bisogna accettare di sacrificarsi, di lottare, di dare anche la propria vita”. Le ultime parole mons. Pelvi le ha riservate alla madre di Roberto, la signora Pina: “il Crocifisso invoca l'aiuto di una madre perché il domani porti semi di bene, anche tra le macerie della guerra. Care mamme, vi è stato tolto un figlio. A ciascuna di voi Gesù ripete di proteggere e prendervi cura di coloro che dedicano la vita alla pace dei popoli”.
Sir

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