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Figli di fratelli. La visita del rabbino alla moschea di Roma

È iniziata poco prima delle 11 del 13 marzo, la storica visita del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, alla moschea di Forte Antenne, a Roma, la più grande d'Europa. La delegazione è stata accolta all'ingresso della moschea da Mario Scialoja, direttore per l'Italia della Lega musulmana mondiale. Ci sono state calorose strette di mano e a immortalare l'evento un nugolo di troupe televisive e giornalisti.

È iniziata poco prima delle 11 del 13 marzo, la storica visita del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, alla moschea di Forte Antenne, a Roma, la più grande d'Europa. La delegazione è stata accolta all'ingresso della moschea da Mario Scialoja , direttore per l'Italia della Lega musulmana mondiale. Ci sono state calorose strette di mano e a immortalare l'evento un nugolo di troupe televisive e giornalisti. Scialoja ha accompagnato la delegazione ebraica all'interno della moschea e dopo che tutti si sono tolti le scarpe, ha fatto da cicerone descrivendo agli ospiti l'ambiente. Ad accompagnare il rabbino di Segni erano il presidente della Comunità ebraica di Roma Leone Paserman, il vicepresidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, il presidente dell'Anti Defamation League Italia in rappresentanza dell'Unione delle Comunità ebraiche d'Italia (Ucei) Alessandro Ruben. "Questa moschea – ha ricordato Riccardo Pacifici - non è stata mai osteggiata. L'allora rabbino capo di Roma, Elio Toaff, non si è mai opposto alla costruzione. Con questa visita, il mondo ebraico e il mondo islamico romano ribadiscono la volontà a continuare nelle loro relazioni per dare un messaggio di pace e dialogo dai quali non si può prescindere per dare un futuro migliore alle generazioni di domani". La giornata ha avuto un epilogo significativo con la visita del presidente egiziano Hosni Mubarak a Benedetto XVI. Al centro del colloquio, come riferito dal portavoce vaticano Navarro-Valls, "la constatazione delle buone relazioni tra la Santa Sede e la Repubblica Araba d'Egitto e della situazione dei rapporti interreligiosi in quel Paese". Non è mancato "uno scambio di idee sulla situazione in Iraq ed uno sguardo alle tematiche riguardanti la Repubblica Islamica d'Iran".

ANTISEMITISMO E ISLAMOFOBIA. "Auspico che questo incontro – ha detto il segretario generale del centro islamico culturale d'Italia, Abdelah Redouane, nel suo benvenuto alla delegazione ebrea - sia fondante del dialogo interreligioso e conferma dell'impegno verso Dio e verso la sacralità della vita". Redouane ha sottolineato "la solidarietà della comunità ebraica in occasione delle vignette sul profeta Maometto".

"Una vicenda - ha detto - che ha rafforzato la nostra fede ma che ci ha dato sofferenza" Il segretario ha poi ricordato versetti e sure del Corano per ribadire "le relazioni proficue tra le genti del Libro (musulmani, ebrei e cristiani), con le quali discutere nel modo migliore.
Da qui giunge al mondo una testimonianza contro ogni forma di antisemitismo e di islamofobia. E voi giornalisti che assistete - ha concluso - siate portatori di questo messaggio di cordialità e di dialogo. Le nostre due culture si incontrano per riannodare fili di dialogo nel quale non abbiamo smesso di credere".

LA COMUNE DISCENDENZA. Un saluto nel nome della comune discendenza di Abramo. Lo ha rivolto il rabbino capo di Roma, Riccardo di Segni, al segretario generale del Centro islamico culturale d'Italia, Abdelah Redouane, e all'ambasciatore Mario Scialoja, direttore per l'Italia della Lega musulmana mondiale. "Un incontro - ha detto il rabbino - preceduto da una storia molto antica almeno 35 secoli. Il nostro non è un rapporto qualsiasi ma tra figli di fratelli" e "l'antico fratello che ora si affaccia a Roma non può essere ignorato ed è ora per guardarsi in faccia, parlarsi e aprirsi le porte". A riguardo, Di Segni ha messo a disposizione l'esperienza della comunità ebraica, "la più antica nel mondo cristiano per presenza ininterrotta": "Conosciamo i problemi di integrazione che vi preoccupano. La trasmissione dell'identità, l'educazione scolastica in rapporto con il sistema pubblico, l'insegnamento della religione e della lingua araba, la formazione delle guide spirituali, la tutela delle norme religiose, le regole alimentari".

Temi che "per noi non sono una novità ma una costante della nostra esperienza comunitaria, spesso dolorosa". Il rabbino di Roma ha anche lanciato un monito contro "l'islamofobia e l'antisemitismo" le cui lotte devono procedere "parallele". "Per noi ebrei è stato scontato – ha affermato – reagire e protestare contro le vignette satiriche nei confronti di ciò che è sacro all'Islam e manifestarvi la nostra solidarietà. Con lo stesso spirito – ha aggiunto – dobbiamo vigilare per impedire che la violenza e l'odio non si alimentino con la religione. Il terrorismo in nome di Dio è una bestemmia". "Come esponenti religiosi nostro dovere è accompagnare israeliani e palestinesi nel cammino fino ad oggi difficile della pace, per il bene delle due parti e del mondo intero tramite il dialogo ed il negoziato".

"Il dialogo tra noi è iniziato da tempo a Roma – ha concluso Di Segni –. Dobbiamo fare in modo che non venga soffocato dall'intolleranza e dimostrare che la fedeltà a una religione diversa non è causa di odio ma apporta pace e ricchezza spirituale al mondo". Parole confermate anche da Alessandro Ruben, presidente di Anti Defamation League-Italia.

IL DONO. Al termine della visita la delegazione guidata dal rabbino Di Segni ha fatto dono a quella islamica, rappresentata da Redouane, di uno "yad" in legno, dalle forme orientaleggianti, un oggetto a forma di piccola mano che serve per seguire la lettura della Torah. L'uso dello "yad" è necessario per evitare che una mano impura o sporca tocchi le pagine del libro sacro. "Allora è uno strumento utile a seguire la luce" è stato il commento, applaudito dai presenti, del segretario generale del Centro islamico culturale d'Italia.
a cura di Daniele Rocchi

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