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GIUSTIZIA E CARCERE: MONS. G.CANIATO, IL PARLAMENTO FACCIA UN DONO AL PAPA

“Un significativo dono del Parlamento al Papa”: è quello che, “spontaneamente, dovrebbero fare deputati e senatori il 14 novembre accogliendo finalmente l’appello, a tutt’oggi inascoltato, al ‘piccolo segno di clemenza per tutti i detenuti'” lanciato il 9 luglio 2000 da Giovanni Paolo II durante la visita al penitenziario romano di Rebibbia, in occasione del Giubileo dei carcerati. Lo ha dichiarato al Sir l’ispettore generale dei cappellani carcerari, mons. Giorgio Caniato, alla vigilia della visita del Pontefice alle Camere prevista, appunto, per il prossimo 14 novembre. Numerose le aspettative da più parti nutrire al riguardo per tale incontro, ma, puntualizza mons. Caniato, “non è il Papa a dover chiedere ancora. Dovrebbero essere i parlamentari, e senza ulteriori sollecitazioni, a fornire la risposta ad un invito che Giovanni Paolo II ha ripetuto anche in altre occasioni”. E non si tratta “né di amnistia, né tantomeno di indulto, perché – precisa l’ispettore generale – il Papa non ha mai invocato tali provvedimenti, che vanno peraltro concessi in forma meritoria. Giovanni Paolo II ha parlato piuttosto di riduzione della pena o di scarcerazione anticipata, ‘un piccolo segno di clemenza per tutti i detenuti’ per il quale è sufficiente che voti a favore la maggioranza dei parlamentari”.

“Solo chi respira quotidianamente l’aria del carcere – prosegue mons. Caniato – può comprendere quale sia il valore del tempo per i detenuti e che cosa può rappresentare uno sconto, ad esempio, di alcuni mesi, su una pena di molti anni, e, più in generale, un concreto gesto di attenzione nei loro confronti. Una ventina di Paesi nel mondo ha accolto l’appello di Giovanni Paolo II; tra questi, purtroppo, non figura l’Italia. La visita del Papa alle Camere potrebbe rappresentare l’occasione per un passo in questa direzione”.

Di “maggiore rispetto per la dignità umana dei carcerati” vi è oggi molto bisogno, prosegue mons. Caniato, e molte sono le “aspettative dei detenuti che si rispecchiano nelle numerose lettere da questi inviate continuamente al Pontefice”. Sovraffollamento, gestione inadeguata di taluni penitenziari, durezze ingiustificate, solitudine: sono queste alcune delle sofferenze denunciate. In Italia vi sono oggi 57mila carcerati; 15mila in più rispetto alla capienza dei 230 istituti di pena. Sir