Italia

Giulio Andreotti, «Figlio di una grande storia»

 

Anzitutto, quale valutazione dà «a caldo» della figura di Giulio Andreotti, nel giorno della sua scomparsa?

«Mi pare si possa dire che ha segnato profondamente la storia italiana della cosiddetta ‘prima Repubblica’, nel senso che si tratta di una persona, di un politico di primo piano che ha iniziato con De Gasperi e che ha concluso alla vigilia della crisi della stessa prima Repubblica. E’ stato infatti uno degli ultimi presidenti del Consiglio prima del cambiamento della vita politica italiana».

Qual è il suo tratto specifico, se ce n’è uno in particolare?

«Direi più di uno. Ha lasciato impronte importanti sia all’interno del suo partito, la Democrazia Cristiana, sia nella vita politica nazionale. Basti pensare al suo ruolo alla guida di vari ministeri, dalla difesa agli esteri ad altri. Ha sempre avuto posizioni di primo piano, anche a livello europeo e internazionale. Per lui, come per tutti i leader, la storia è sempre da scrivere e da riscrivere. Tuttavia non c’è dubbio che siamo davanti a una figura di grande rilievo».

Cosa può dire dell’Andreotti «cattolico in politica»?

«E’ partito giovanissimo dall’Azione Cattolica e dalla Fuci, di cui è stato anche presidente nazionale negli anni della seconda guerra mondiale. Era vicino a una figura come Giovan Battista Montini, poi Papa Paolo VI. Nei confronti del mondo cattolico ha sempre mantenuto una posizione importante, di prestigio, e ha sempre avuto anche all’interno della Chiesa rapporti di amicizia e collaborazione che lo hanno collocato tra le figure di primo piano del mondo cattolico. Il suo impegno in politica nel corso dei decenni si è del resto manifestato sotto forma di una testimonianza laicale molto precisa e stagliata».

Qualcuno già oggi, come avvenne in passato, dà di Andreotti un giudizio quale politico «pragmatico» se non «spregiudicato». Lei cosa ne pensa?

«Il pragmatismo deve far parte di un politico, che è chiamato a confrontarsi con situazioni diverse e momenti storici particolari. Andreotti certamente è stato capace di cogliere nei diversi momenti della sua esperienza politica le spinte per scelte da fare sulla base di un’analisi del quadro generale che aveva di fronte e che lui sapeva leggere con la sua intelligente penetrazione e arguzia da tutti riconosciute. Ad esempio negli anni della ‘solidarietà nazionale’, benché la sua figura non sembrasse avvalorare questa scelta, egli assunse questa posizione teorizzata da Aldo Moro, giudicandola importante per la storia del Paese».

Cosa ci può dire dell’«Archivio Giulio Andreotti», che lo scomparso qualche anno fa aveva deciso di donare all’Istituto Luigi Sturzo?

«Andreotti ha voluto donare gran parte della considerevole mole di appunti e carte della sua lunga vita politica. Già molti studiosi hanno iniziato a consultare questo fondo e comincia ad emergere la storia del nostro Paese con la particolare prospettiva con cui Andreotti la guardava: quella di un vero cultore di fatti, persone e documenti. Egli amava conservare molte cose, non soltanto i suoi appunti diretti ma anche ritagli di giornali, estratti di testi e documenti vari, una vera e propria miniera già in qualche modo organizzata che farà molto felici gli studiosi. Del resto. giusto dal proprio archivio Andreotti aveva tratto i suoi numerosi e validi libri di memorie e incontri con personaggi della storia dell’ultimo mezzo secolo. Questa attività di scrittore è forse stata un po’ trascurata, ma Andreotti è stato sicuramente un valido protagonista e insieme storico del suo tempo. Basti pensare alla biografia di De Gasperi, che rimane uno dei testi più importanti scritti sul grande statista trentino. Nei suoi libri emerge sempre la sua arguzia e intelligenza, di uomo politico colto e deciso, ma anche attento a sdrammatizzare, per quanto possibile, gli eventi della storia».

Professore, se dovesse parlare a un gruppo di studenti universitari della figura di Andreotti oggi come lo presenterebbe?

«Certamente è stato un personaggio complesso, tutta la sua esperienza storica va rivisitata con calma. In questo senso la storia farà il suo corso. Ma sulla base di quello che sappiamo e di cui abbiamo documentazione mi sembra si tratti di una figura centrale della politica italiana, che rappresenta l’immagine di un periodo storico-politico ricco di risultati. Generalmente nei mass media l’esperienza della Dc viene presentata e giudicata con un senso quasi di ‘fastidio’, se non come qualcosa da respingere. Invece io penso che si tratti di un grande momento della storia politica nazionale».